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Debiti-Pa. Oltre 600 emendamenti. Tempi certi, regole semplici per pagamenti

Presentati in Commissione Speciale alla Camera al DL che sblocca i pagamenti della PA. Richiesta la semplificazione delle procedure e termini perentori per i pagamenti. Il voto dell’Aula potrebbe slittare a dopo l’esame del Def, che a sua volta potrebbe essere posticipato dal 29 aprile al 6 maggio.

Nonostante le imprese chiedano di far presto il decreto 35/2013, che deve sbloccare i pagamenti alle imprese che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione, potrebbe slittare ulteriormente. Questa indicazione è emersa a margine dei lavori della commissione Speciale della Camera.

Il voto dell’Aula della Camera sul decreto legge debiti della Pa potrebbe slittare infatti dopo l’esame del Def, che a sua volta potrebbe essere posticipato dal 29 aprile al 6 maggio. Tutto è legato ai tempi di insediamento del nuovo Governo. Oggi, intanto, come previsto, la Commissione procederà all’esame di ammissibilità degli emendamenti al decreto che scade il 7 giugno.

I lavori della Commissione speciale però vanno avanti e ieri, come detto, sono stati presentati oltre 600 emendamenti volti a semplificare lo sblocco e dunque i pagamenti e ad ampliare la somma che lo Stato deve restituire alle aziende.

Tra le proposte di modifica la principale, sulla quale si registra ampia confluenza tra le forze politiche, riguarda l’immissione di termini perentori per le Pubbliche amministrazioni che sono chiamate a saldare i crediti. Se infatti il decreto stabilisce i termini entro i quali le PA possono ottenere la liquidità di cui hanno bisogno non precisando poi i termini entro cui questo trasferimento deve avvenire ai creditori, ovvero aziende, professionisti e cooperative.

L’ipotesi allo studio dovrebbe essere di 30 giorni. Gli emendamenti chiedono anche l’introduzione di vincoli di destinazione più limpidi al fine di garantire che i trasferimenti di risorse tra i livelli di governo vengano consecutivamente tramutati in liquidità, una liquidità che alla fine deve essere confluita nel conto corrente delle imprese.

Il lavoro di modifica cerca anche di rendere più chiara la definizione di crediti al 31 dicembre 2012 che possono venire saldati, adeguando così una richiesta inclusa nella direttiva europea. Potrebbe allegarsi poi la specificazione che esplicita come l’oggetto in questione riguardi i pagamenti effettuati a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale, così come potrà essere meglio precisata la stessa identificazione delle aziende alle quali sarà riservata priorità nel saldo dei crediti.

Si parla inoltre di un anticipo di un paio di mesi della scadenza, 15 settembre 2013, entro la quale le Pubbliche amministrazioni sono tenute ad effettuare una ricognizione complessiva dei debiti pregressi.

La maggiore novità potrebbe riguardare l’allentamento del Patto di stabilità interno anche per tutto il 2014, chiesto a gran voce dagli enti locali, se così fosse si libererebbero altri 7-7,5 miliardi rispetto ai 5 miliardi del 2013.

Intanto, sempre ieri, Daniele Franco direttore centrale per la ricerca economica di Bankitalia, in audizione al Senato su un altro provvedimento il Def, ha fatto sapere che almeno altri 20 miliardi di euro andranno restituiti alle aziende oltre ai 40 miliardi già previsti dal decreto Salva debiti, “un’altra quota verosimilmente dell’ordine di 20 miliardi dovrà essere restituita”.

Tra l’altro, secondo Franco, “Sembrano esserci” margini di intervento per la restituzione di ulteriori quote di debiti della Pa “dal 2015 in poi” anche “sarebbe meglio definire” gli ulteriori pagamenti “anche scaglionando i tempi, perché darebbe un quadro di certezze”.

25 aprile 2013 – Quotidiano sanità

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