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Debiti Pa, parte l’iter per pagare altri 6 miliardi. Il fondo di garanzia Pmi si estende ai minibond

Si aggiunge un altro tassello operativo al lento e complesso cammino per il pagamento degli arretrati della Pa verso le imprese. Sulla «Gazzetta Ufficiale» di sabato è stato pubblicato il decreto attuativo del ministero dell’Economia (Dm 15 luglio 2014) che sblocca altri 6 miliardi di euro destinati a «saldare» il debito accumulato da enti locali, Regioni, Province e aziende sanitarie per forniture e servizi.

Si tratta del pacchetto più corposo dei circa 8,8 miliardi di anticipazioni di liquidità previste dal decreto sul bonus Irpef (Dl 66/2014). Adesso scatta un vero e proprio conto alla rovescia per portare all’effettivo riparto delle risorse sbloccate.

La ripartizione dei fondi sarà la seguente: 3 miliardi agli enti locali; 2,2 miliardi a Regioni e Province autonome, finalizzati all’estinzione di debiti diversi da quelli finanziari e sanitari; 8oo milioni per pagamenti degli enti del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia la dotazione potrebbe essere anche modificata con un successivo provvedimento sulla base delle richieste d’accesso da parte degli enti interessati. Si deve trattare di «certi, liquidi ed esigibili» aturati al 31 dicembre 2013, ovvero debiti per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro la stessa data oppure anche debiti fuori bilancio che presentavano i requisiti per il riconoscimento alla fine dello scorso anno.

Per arrivare all’effettiva erogazione saranno necessari una serie di successivi step per i quali, però, il decreto fissa una tempistica molto ravvicinata. I fondi destinati alle Regioni sia per i debiti sanitari che per quelli diversi saranno attribuiti, infatti, proporzionalmente sulla base delle richieste sottoscritte dal presidente della Regione e dal responsabile finanziario che dovranno arrivare al Mef entro giovedì 31 luglio. Poi il ministero dovrà decidere l’anticipazione da concedere a Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano entro il prossimo 11 agosto. In realtà, la Conferenza Stato-Regioni può decidere un criterio diverso di distribuzione dei fondi ma deve farlo entro il 6 agosto, altrimenti scatta l’assegnazione proporzionale.

Bisogna comunque ricordare che restano validi i paletti fissati dal Dl 35/2013. In pratica, le erogazioni di liquidità alle Regioni sono vincolate a tutta una serie di adempimenti: predisposizione di un piano di rimborso delle anticipazioni, sottoscrizione di un contratto tra il ministero e la Regione interessata nel quale sono definite le modalità di erogazione e di restituzione delle somme, comprensive di interessi in un periodo non superiore a 30 anni.

L’ultimo aggiornamento

La somma pagata fino ad oggi ammonta a 26,1 miliardi di euro, mentre le cifre stanziate dai molti provvedimenti in materia arrivano complessivamente a 47,5 miliardi di euro. Il 91% di questo importo è già stato ripartito tra le amministrazioni debitrici (43,2 miliardi), il 63% è stato materialmente erogato alle amministrazioni che ne hanno fatto richiesta (30,1 miliardi), e più della metà (i già ricordati 26 miliardi di euro, pari al 55% delle risorse stanziate e all’87% delle risorse erogate), è stata versata ai creditori.

E per accelerare ulteriormente i pagamenti è stato appena siglato un protocollo d’intesa tra Mef e Regioni, Province, Comuni, imprese, ordini professionali, Cdp e banche.

Fondo di garanzia esteso ai minibond

In «Gazzetta Ufficiale» è approdato anche il decreto dello Sviluppo economico che consente di estendere il Fondo di garanzia per le Pmi alla sottoscrizione di minibond da parte di investitori istituzionali, così come previsto dal Dl 145/2013 («Destinazione Italia»). Complessivamente sul piatto ci sono 50 milioni di euro. L’importo massimo garantibile per singola azienda sarà di 1,5 milioni e i minibond potranno avere una durata compresa tra 36 e 120 mesi.

Come emerso nella risposta a un question time in commissione Finanze alla Camera dello scorso 9 luglio, da novembre 2012 a giugno 2014 hanno emesso mini-bond (strumenti di debito come cambiali finanziarie, con scadenza da 1 a 36 mesi, e titoli obligazionari a medio e lungo termine, emessi dalle Pmi) 38 imprese non finanziarie, di cui due straniere, per un importo complessivo di 6,7 miliardi. Le società emittenti appartengono ai settori servizi e della manifattura e fino al termine del 2013 i collocamenti, scelti soprattutto da imprese di grandi dimensione, sono stati pari a circa 290 milioni di euro per azienda. Nel primo semestre del 2014 l’importo medio dei collocamenti è sceso a circa 45 milioni di euro.

Il Sole 24 Ore – 28 luglio 2014 

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