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Decreto Balduzzi, ore decisive. Ma il destino è ancora incerto. E sulle richieste delle Regioni sale la protesta

1a1a1_0aaaaaamedico_dettaglio2_ospedaleMedici di famiglia e pediatri pronti allo «sciopero a oltranza» contro le proposte delle Regioni. Medici ospedalieri che accusano i governatori. Industrie farmaceutiche che temono lo «tsunami» per il settore. Resta alta la protesta contro il “decretone sanitario” di Renato Balduzzi. Un provvedimento il cui destino immediato è ancora incerto. Un po’ l’impegno del Governo domani al tavolo sulla produttività, un po’ le intese da definire tra i ministeri soprattutto dopo l’altolà dell’Economia su giochi d’azzardo e scommesse: fatto sta che Palazzo Chigi deciderà solo oggi se affrontare domani in Consiglio dei ministri il “decretone” di Balduzzi o se rinviare ancora una volta la partita a venerdì o addirittura alla prossima settimana. Ecco il documento delle Regioni. Il testo del decreto

Sarà una sorta di mini pre-Consiglio informale, questa mattina, a sciogliere le ultime riserve dopo le prime intese che pure sono state raggiunte ieri e che lasciano aperto più di qualche spiraglio per un varo del Dl già domani. Anche se le tensioni non accennano a diminuire, visto il fuoco di sbarramento che continua ad alzarsi contro il decreto di Balduzzi. Ma adesso anche contro le Regioni, che hanno messo a punto un corposo pacchetto di modifiche nei confronti del quale ieri hanno fatto muro i medici dipendenti e convenzionati.

Medici di famiglia, pediatri e specialisti, in particolare, sono già sul piede di guerra e minacciano scioperi «a oltranza» se venissero stravolte le proposte del ministro. Mentre le industrie farmaceutiche, dopo la riunione straordinaria di ieri del comitato di presidenza di Farmindustria, rilanciano le preoccupazioni contro i nuovi tagli in arrivo appena un mese dopo la spending review che «stravolgono la possibilità di fare impresa»: nel mirino soprattutto la sforbiciata al Prontuario, le prescrizioni off label di farmaci anche solo per ragioni economiche, gli spacchettamenti di medicinali negli ospedali. Serve un tavolo di confronto vero, chiedono, non un decreto.

Insomma, la sfida sul decreto resta apertissima. Anche se ormai è considerata una certezza l’abbandono della “tassa sulle bollicine” (a meno che non se ne occupi il Parlamento) e anche la stretta su giochi e scommesse verrà quanto meno allentata. Così come salteranno (su proposta delle Regioni) le proposte sulla non autosufficienza, che confluiranno in un Ddl governativo autonomo complessivo. Destino incerto anche per il fascicolo sanitario elettronico, del quale si occupa anche un prossimo decreto sull’agenda digitale insieme alla ricetta e alla cartella clinica elettronica.

Intanto oggi la partita si sposta al tavolo delle Regioni, che sono convocate in via «straordinaria» proprio sul decreto di Balduzzi, salvo poi aggiornarsi in caso di rinvio del Consiglio dei ministri. Le loro proposte, del resto, intervengono a fondo sul testo di Balduzzi. A partire dai medici convenzionati, col passaggio alla dipendenza non solo dei medici di guardia medica, ma anche di quelli di base e dei pediatri. Di più: il medico avrebbe un tetto di spesa individuale e la decisione sull’associazionismo spetterebbe alla programmazione regionale, senza più essere un obbligo. Novità anche sulla libera professione, garantendo comunque autonomia alle regole locali, ma anche sulla scelta dei primari che non premierebbe più necessariamente chi ha ottenuto i migliori punteggi: tutto resterebbe in mano alla politica, salvaguardando tra l’altro i Policlinici universitari, denuncia l’Anaao. Per non dire, ancora sul personale, della stretta sulla mobilità.

Ed ecco ancora da parte dei governatori altre novità sui farmaci, in aggiunta a quelle proposte da Balduzzi: dalla scadenza del brevetto di un farmaco rimborsato dal Ssn, in assenza della commercializzazione del corrispondente farmaco equivalente, «l’azienda farmaceutica è tenuta alla riduzione del prezzo del 40%». Mentre sulle farmacie le Regioni chiedono al ministro della Salute di fare retromarcia: il criterio della distanza tra gli esercizi, che Balduzzi vorrebbe cancellare, andrebbe anzi incrementato da 200 a 300 metri.

Da il Sole 24 Ore del 4 settembre

Verso un testo più asciutto

3 settembre – Domani le Regioni e poi il Consiglio dei ministri mercoledì (salvo slittamenti dell’ultima ora). Marcia serrata del ministro della Salute: si è lavorato per tutto il week end. Cancellati diversi articoli. Via tassa su bibite e non autosufficienza. Settimana decisiva per il decreto sanità del ministro Balduzzi. Una road map serratissima che prevede un pre confronto con le Regioni e poi il rush finale in Consiglio dei Ministri. Il tutto entro mercoledì prossimo, salvo slittamenti dell’ultima ora. Nella riunione già svolta la scorsa settimana la commissione Salute delle Regioni ha intanto previsto intanto tagli, sostituzioni e riformulazioni al testo del decreto e anche 5 articoli aggiunti ai 27 pensati dal ministero.

Al ministero si è lavorato per tutto il week end per mettere a punto un nuovo testo del provvedimento che soddisfi quanto più possibile le Regioni, ma anche gli altri dicasteri.

Da quanto si apprende fino ad ora, dovrebbero essere sparite le tasse sulle bibite gassate ma anche molte altre norme a partire da quella sul Piano per la non autosufficienza per il quale si studierebbe un iter a sé stante da concordare con il ministero del Welfare e le Regioni. Le indiscrezioni parlano infatti di un testo molto più asciutto rispetto all’ultima bozza.

Resterebbero comunque le norme su intramoenia e cure primarie. Su queste ultime, durante il fine settimana, c’è stata un po’ di maretta sulla questione dell’H24, ovvero dell’apertura sette giorni su sette per tutto l’arco della giornata degli studi dei medici di famiglia.

Sul punto, in una lettera agli iscritti, il segretario della Fimmg Milillo aveva chiarito che il decreto non prevede tale eventualità, aggiungendo poi in una dichiarazione all’Ansa che “I pazienti riceveranno dal proprio medico di base un recapito per le emergenze notturne, al quale risponderà un medico della squadra di 15-20 medici dell’aggregazione prevista dalla riforma”.

Sul tema vanno poi registrate anche le obiezioni delle Regioni che hanno subito messo le mani avanti sul fatto che nessun onere economico aggiuntivo a loro carico potrà essere contemplato senza copertura.

Decretone Balduzzi: le richieste delle Regioni

E’ prevista domani, 4 settembre la riunione delle Regioni per la messa a punto organica delle richieste di modifica al decretone del ministro della Salute Renato Balduzzi. Questo se la riunione del Consiglio dei ministri per il varo del provvedimento – slittata dalla data originaria del 31 agosto – sarà fissata per mercoledì 5 settembre, altrimenti se il Cdm sarà previsto venerdì 7 anche le Regioni si aggiorneranno al 6 settembre. Intanto i tecnici del ministero sono al lavoro per trovare una soluzione ai nodi sollevati da diversi ministeri. Il rinvio della tornata a Palazzo Chigi del 31 agosto, non sorprende, considerate le perplessità già manifestate in preconsiglio da alcuni ministeri. A cominciare dalle coperture economiche (tra i provvedimenti introdotti dal decreto c’è la disponibilità in servizio dei medici di base 24 ore su 24). Ma è discussione animata anche sul carattere di necessità e urgenza di alcune delle misure previste dal provvedimento. Confronto aperto anche sugli effetti di alcune contromisure previste contro stili di vita giudicati scorretti, come la stretta sui giochi (videopoker lontani da scuole) o la tassa sulle bibite zuccherate.

A essere fortemente contrario sarebbe invece soprattutto il ministero dell’Economia che ha messo nero su bianco le proprie motivazioni in un documento di 28 cartelle. Nel mirino, in particolare, la stretta sugli apparecchi per il gioco d’azzardo. Il divieto di installazione di new slot e videopoker fuori del raggio di 500 metri da scuole, luoghi frequentati da giovani, parrocchie e ospedali determinerebbe, di fatto, l’azzeramento dell’offerta legale nei centri urbani. Si tratterebbe poi di smantellare la rete attuale, con danni per gli operatori e per i concessionari (che potrebbero rivalersi contro lo Stato). Senza contare gli effetti sulle casse dell’erario che vedrebbero pregiudicate una buona parte delle entrate fiscali da gioco, che nel 2011 sono state di circa 9 miliardi.

Nella riunione già svolta la scorsa settimana la commissione Salute delle Regioni ha intanto previsto intanto tagli, sostituzioni e riformulazioni al testo del decreto e anche 5 articoli aggiunti ai 27 pensati dal ministero.

Il primo taglio eclatante riguarda il “Programma nazionale per la non Autosufficienza”: «Cassare l’intero articolo», scrivono le Regioni. «Motivazione: mancanza di risorse; sovrapposizione delle competenze e violazione del Titolo V della Costituzione».

Eliminato anche l’intero comma 9 dell’articolo 11 (“Disposizioni in materia di vendita di prodotti del tabacco, di bevande e misure di prevenzione per contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo patologico”), quello che riguarda l’obbligo di certificazione specialistica medico-sportiva.

Le proposte – si legge nel documento – sono rese nello spirito di «leale collaborazione tra soggetti istituzionali che in base alla norma costituzionale hanno responsabilità concorrente nelle materie prese in esame».

In termini generali «si sottolinea la assoluta necessità che siano previste le adeguate coperture economiche per tutte le misure che, direttamente o indirettamente, prevedono ulteriori costi per il Ssn» e che «nessuna risorsa aggiuntiva potrà ricadere sulle Regioni».

Secondo la commissione «sul sistema sanitario gravano tuttora le incertezze e le preoccupazioni che hanno indotto la Conferenza delle Regioni a considerare impercorribile la comune elaborazione del nuovo Patto per la Salute senza che siano modificate le previsioni dei pesantissimi tagli del Fsn per il 2013 e 2014» e sottolinea che «con il decreto legge spending review il quadro si è ulteriormente aggravato, non solo per gli anni in questione ma anche per il 2015».

Nelle osservazioni delle Regioni l’articolo 1 del decreto («Norme per la razionalizzazione dell’attività assistenziale e sanitaria») viene interamente sostituito e praticamente raddoppiato nella lunghezza. All’articolo 2, quello sull’intramoania, è aggiunto che «al comma 1 lett. b) dopo le parole: ‘…altri soggetti pubblici’ aggiungere ‘e privati’».

Altra aggiunta la previsione di «ulteriori modalità e criteri per l’esercizio della libera professione intra ed extramuraria» da parte del personale del servizio sanitario «assicurando comunque il superamento della fase transitoria nell’utilizzazione degli studi professionali da parte dei dirigenti sanitari». In questo caso «le norme di cui al presente articolo cessano di avere efficacia al momento dell’entrata in vigore delle disposizioni regionali».

Altre modifiche all’articolo 14, quello sulla «Tutela brevettuale dei farmaci»: «dalla data di scadenza del brevetto i farmaci rimborsati dal Ssn, in assenza della commercializzazione del corrispondente farmaco equivalente l’azienda farmaceutica è tenuta alla riduzione del prezzo del 40%». E le Regioni chiedono d’inserire nel decreto un articolo 14 bis sulla «Modifica della norma sulla prescrizione di medicinali equivalenti».

Osservazioni anche all’articolo 22 su «Disposizioni sul trasferimento delle farmacie» e 23 («Razionalizzazione di taluni enti sanitari»). In quest’ultimo è aggiunto un «rappresentante delle Regioni» non previsto dal decreto nella commissione di valutazione nominata dal ministero per il riconoscimento di eventuali enti sanitari sul territorio.

Nello specifico delle fondazioni Irccs, gli Istituti non trasformati e quelli privati, se questi dovessero perdere i requisiti richiesti, le Regioni chiedono di «cassare la seguente frase: “Il ministro della Salute e la Regione competente possono immediatamente sostituire i propri designati all’interno dei consigli di amministrazione, nonchè sospendere cautelativamente l’accesso al finanziamento degli enti interessati”».

Infine, i cinque articoli in più (28, 29, -30, -30 bis e 31).

Il primo riguarda «Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni» e contiene una nuova strategia di assetto contabile che prevede una «una sperimentazione, della durata di due esercizi finanziari».

L’articolo 29 è sulla «Mobilità del personale delle aziende sanitarie» e ridefinisce i criteri per la mobilità, e il 30 chiede l’attuazione della direttiva Ue relativa «all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, Ceep e Ces».

L’articolo 30 bis riguarda il «Personale con contratti di lavoro a tempo determinato e i livelli di spesa», mentre il 31 riguarda le «Disposizioni in merito al trattamento fiscale relativo ai consumi di gas metano delle aziende e degli enti del Ssn» per i quali si richiede l’applicazione dell’«aliquota fiscale ridotta prevista per tutte le attivita’ industriali produttive di beni e servizi».

IL DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE SALUTE DELLE REGIONI

da quotidianosanita.it e il Sole 24 Ore Sanità – 3 settembre 2012 – ultimo aggiornamento il 4 settembre

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