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Decreto Covid. Dai visoni agli sconti fiscali: è pioggia di emendamenti. A soli dieci giorni dal richiamo del Capo dello Stato presentate a Montecitorio 1.300 modifiche eterogenee

Il Sole 24 Ore. Dalla tutela di visoni e procioni ai poteri delle sezioni riunite della Corte dei conti. Ma anche sconti fiscali per chi va al cinema o al teatro o indennizzi straordinari per la magistratura onoraria in servizio. È sempre corsa agli emendamenti. Ad arrestare la voglia di deputati e senatori di ritoccare e riscrivere i decreti legge del Governo non è stato sufficiente neanche l’ultimo richiamo scritto recapitato alle Camere direttamente dal Capo dello Stato il 23 luglio scorso al momento della promulgazione della legge di conversione del “Sostegni bis”. Promulgazione arrivata, come ha scritto Mattarella nel richiamare le due Camere, solo per i «l’imminente scadenza del termine per la conversione e del conseguente alto rischio, in caso di rinvio, di pregiudicare o, quantomeno, ritardare l’erogazione di sostegni essenziali per milioni di famiglie e di imprese».
Per il resto il Capo dello Stato ha sollecitato nuovamente Parlamento e Governo affinché «nel corso dell’esame parlamentare, vengano rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza, come già richiesto con analoga lettera dell’11 settembre 2020». Tutto chiaro? Solo all’apparenza.

Appena dieci giorni dopo le sollecitazioni di Mattarella, a Montecitorio sono stati depositati in commissione Affari Sociali qualcosa come 1.300 emendamenti al decreto Covid.Per intenderci il provvedimento che ha introdotto l’obbligo del green pass in alcuni contesti e per alcune attività e che dal 7 agosto è stato già modificato con un nuovo decreto legge sul green pass per scuola e trasporti.

Sul Dl è piombata così una raffica di correttivi parlamentari che spaziano dalla tutela di visoni e procioni alla nuova detrazione fiscale per il «consumo culturale personale». Per dirla in maniera più semplice la possibilità di ottenere uno sconto dal Fisco riducendo le imposte dovute con il costo dei biglietti di cinema e teatri. Non solo. C’è chi chiede per necessità e urgenza più poteri alle sezioni riunite della Corte dei conti, chi invece ritiene necessaria e irrinunciabile la proroga a fine anno delle misure urgenti in materia di processi amministrativi, contabili e tributari. Eppure il titolo del decreto legge che dovrebbe, almeno sulla carta, definire i limiti di contenuto dal provvedimento, il cui rispetto è stato nuovamente richiesto dal Capo dello Stato, non sembrano lasciare dubbi di sorta visto che si tratta di «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche».

L’elenco delle proposte di modifica del decreto Covid a dir poco lontane dalla gestione dell’emergenza è ancora lungo, si va dalla possibilità di stimolare contratti di rigenerazione urbana all’immigrazione con il divieto di attracco di navi di soccorso straniere. Spunta anche un contributo integrativo economico mensile pari a 1.500 euro da corrispondere ai magistrati onorari in servizio. Senza considerare poi che come da tradizione, da oltre un anno a questa parte, la corsa all’emendamento sui decreti Covid si arricchisce di richieste di ristoro di tutte le forme e per tutte le categorie. In questo caso c’è chi chiede un aiuto su misura per le scuole di danza e chi invita al Governo a mettere sul piatto un altro miliardo per risarcire ristoranti per i servizi al chiuso, musei, teatri sale da gioco, sagre, fiere, convegni, congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento penalizzati tutti dal calo del fatturato ma anche dal green pass, almeno secondo i parlamentari di tutte le forze politiche.

Con la pausa estiva il lavoro della Commissione affari sociali è stato rinviato all’ultima settimana d’agosto, anche se forse già nelle prossime ore potrebbe arrivare in via ufficiale una prima importante sfoltita degli emendamenti con la segnalazione di 270 correttivi irrinunciabili per i partiti. Chissà allora se con i cosiddetti segnalati i deputati non si ricordino del richiamo di Mattarella per tagliare fin da subito le proposte di correzione del tutto estranee al decreto legge.

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