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Decreto del Fare, voto finale al Senato. Il governo va sotto con la tassa sui telefonini e i concorsi per magistrati. Le novità

Conversione del decreto del fare al rush finale. Dopo il sì in commissione e la maratona notturna al Senato, oggi il testo va alla Camera per l’ok finale. Tra le novità l’estensione della nuova Sabatini all’Ict e le deroghe Expo alle società di servizi. Per il ministro Saccomanni recessione è finita. E conferma: pagati alle imprese 5 miliardi di debiti Pa.

È un decreto del fare in chiaroscuro quello arrivato all’ultimo miglio parlamentare. Il provvedimento, che è in uscita dal Senato e che dovrebbe ottenere entro la settimana l’ok definitivo della Camera, alterna infatti luci (dalla legge Sabatini estesa agli investimenti in Ict al ripristino dell’obbligatorietà per l’anticipazione negli appalti) e ombre (dallo svuotamento delle semplificazioni per l’edilizia alla sospensione del pagamento delle concessioni demaniali fino al 15 settembre). Mantenendo tuttavia la sua connotazione di primo passo per la ripresa con cui il Governo l’aveva concepito sin dal suo varo due mesi fa.

Governo battuto in Aula al Senato sull’emendamento che sopprime le nuove regole per l’accesso ai concorsi dei magistrati. Nodo principale l’accesso ai concorsi anche per chi abbia superato lo stage e il primo anno della scuola specializzazione per le professioni legale. Passano due emendamenti di Lega e Pdl con parere contrario del governo.

Ieri l’esecutivo aveva dato parere sfavorevole su un ordine del giorno – poi approvato – che chiedeva lo stop alla tassa sui telefonini.

Il Pdl in mattinata, invece, aveva tentato un blitz su un emendamento per alzare il limite all’uso del contante da 1.000 a 3.000 euro. La proposta di modifica, primi firmatari D’Ali e Bonfrisco, su cui governo e relatore avevano dato parere contrario, è stata votata dai senatori Pdl ma respinta dall’aula di Palazzo Madama.

Dal passaggio a Palazzo Madama il testo esce tutto sommato rafforzato. E ciò rispetto sia alla versione originaria del Dl sia a quella licenziata da Montecitorio il 24 luglio scorso. Grazie anche ad alcuni, opportuni, dietrofront. A cominciare dalla cancellazione dell’obbligo per le imprese di presentare il cosiddetto Durt e dall’introduzione di una disciplina uniforme sul tetto per gli stipendi dei manager pubblici. Sotto forma di una riduzione del 25% non solo per i vertici delle Spa non quotate che emettono titoli ma anche per quelle quotate. Solo però in occasione del primo rinnovo e a patto che una decurtazione di importo analogo non sia già stata decisa autonomamente nei 12 mesi precedenti.

Tra le altre novità degne di nota va segnalata poi l’estensione all’Ict delle agevolazioni previste dalla legge Sabatini. Anche gli investimenti in hardware, in software e in tecnologie digitali (oltre a macchinari, impianti beni strumentali d’impresa e attrezzature ad uso produttivo) saranno inseriti infatti tra i beni per i quali le Pmi potranno usufruire del credito agevolato nell’ambito di un plafond di 2,5 miliardi anticipati dalla Cassa depositi e prestiti alle banche. E sempre a proposito di Pmi va ricordato il rafforzamento del Fondo di garanzia. Che già alla Camera aveva “imbarcato” i professionisti e che al Senato vede ora ripristinata la riserva del 30% delle risorse per operazioni di contro-garanzia dei Confidi.

Di un articolato così vasto (e variegato, visto che spazia dalle semplificazioni alla spending review, dalla sanità alla giustizia, passando per gli enti locali, l’istruzione e le infrastrutture) vanno poi citate anche le conferme. Una su tutte: la revisione dei poteri dell’agente nazionale della riscossione. Che viene attuata innanzitutto attraverso l’ampliamento fino a 120 rate della rateazione delle imposte e l’impignorabilità dell’abitazione principale purché il debitore vi risieda anagraficamente e rappresenti il suo solo bene posseduto. Tutele a cui i senatori hanno aggiunto l’intoccabilità di un paniere di beni essenziali che un decreto del Mef dovrà individuare insieme all’Istat e all’Agenzia delle entrate.

Ma, come detto, nel Dl non mancano le zone d’ombra. Come la sospensione fino al 15 settembre, apparentemente immotivata, del pagamento delle concessioni demaniali. Oppure lo svuotamento delle semplificazioni nell’edilizia. A causa della retromarcia innestata sulle sagome degli edifici. Sul punto Palazzo Madama ha deciso di tornare all’antico. E, dunque, per ricostruire un edificio cambiandone la sagoma sarà necessario il permesso di costruire al posto dell’intervento “light” con la Scia. Un tema su cui la partita potrebbe però non essere chiusa considerando che in rampa di lancio c’è già un decreto del fare-bis. Che dovrebbe contenere ulteriori misure di sostegno per le Pmi ed è atteso in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. O al massimo dopo la pausa estiva, caso Berlusconi permettendo.

Dl fare, il governo va sotto con la tassa sui telefonini. Passa lo sconto del 30 % sulle multe per chi paga entro 5 giorni

Neanche il tempo di tirare il fiato che, per il governo, lo slalom tra i paletti del dl Fare era iniziato subito con un’altra giornata in salita. Il provvedimento è arrivato ieri mattina all’esame dell’Aula dove la riunione dei capigruppo con il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, aveva tracciato la rotta: avanti senza fiducia a patto di una sforbiciata a emendamenti e ordini del giorno. L’intesa dovrebbe consentire di licenziare oggi il provvedimento al Senato prima di tornare, per la terza e definitiva lettura, a Montecitorio.

E il primo scivolone era già in agguato, su un ordine del giorno con cui la Lega chiedeva al governo l’impegno all’abolizione della tassa sui telefonini. Risultato: 143 sì, 118 no e 10 astenuti. «Una grande vittoria della Lega e una sconfitta per l’esecutivo Letta», esulta Jonny Crosio del Carroccio. Incidente di percorso arrivato dopo che, in extremis, era stato ripristinato il tetto dei 300mila euro agli stipendi dei manager delle società pubbliche non quotate, così com’era nel decreto Salva Italia di Mario Monti. Sarà invece applicato un taglio del 25% ai manager pubblici delle società quotate. Salta lo sconto del 30% sulle multe a carico degli automobilisti che non hanno violato il Codice della strada per due anni, resta quello – sempre del 30% – per chi pagherà entro 5 giorni. Salvati i doppi incarichi dei sindaci-deputati eletti prima della disciplina del settembre 2011, che viene estesa anche ai comuni fino a 20mila abitanti. Iva scontata al 10% sui biglietti per l’Expo, sospeso fino al 15 settembre il pagamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime anche nel caso «i relativi importi siano stati iscritti al ruolo esattoriale e siano state emesse cartelle di pagamento».

Introdotta anche la disciplina del cosiddetto «pastazzo», un sottoprodotto ottenuto dalla lavorazione degli agrumi che non dovrà più essere considerato un rifiuto, ma potrà essere destinato ad uso agricolo e zootecnico. I ministeri competenti avranno 60 giorni di tempo per emanare un decreto che ne consenta la produzione e la commercializzazione. Dopo l’eliminazione del Durt (Documento unico di regolarità tributaria), luce verde all’emendamento del M5S che consentirà di finanziare il fondo per il microcredito alle imprese con i soldi risparmiati dai tagli dei costi della politica, come il milione e mezzo di euro restituiti lo scorso luglio con il Restitution Day.

Abbattimento del debito con il contributo comunale. Sarà versato il 10% degli incassi della cessione di immobili

«Basta con i decreti omnibus»: è il senso dell’ordine del giorno presentato in commissione Affari costituzionali del Senato e accolto in aula dal governo durante la discussione sul decreto Fare, proseguita fino a tarda notte per terminare stamane. Ma proprio ieri è stato messo in pentola l’ennesimo «minestrone», per dirla con la Lega nord: gli emendamenti al Fare hanno spaziato dal «pastazzo di agrumi» alle tasse sulla benzina. Per scongiurare la richiesta di fiducia del governo, gran parte degli oltre 700 emendamenti sono stati ritirati da Pd e Pdl: in aula ne sono arrivati 68, in pratica solo gli emendamenti già passati nelle commissioni Affari costituzionali e bilancio. Il governo è stato però battuto su un ordine del giorno della Lega che chiedeva l’abolizione della tassa sui telefonini.

Tra le modifiche rilevanti, quella sul tetto agli stipendi dei manager pubblici, che lunedì aveva scatenato la bagarre . La versione approvata dall’aula lascia il tetto previsto dal Salva-Italia di 300 mila euro per i vertici delle società pubbliche non quotate. Mentre per le quotate, quelle che emettono titoli diversi dalle azioni, e anche le controllate di entrambe, viene introdotto un taglio del 25% allo stipendio. Le novità si applicheranno al primo rinnovo dei cda o comunque ai compensi ancora da definire. Ma non saranno valide se nei 12 mesi precedenti all’entrata in vigore della legge, sono già state adottate riduzioni dei compensi. Come per Enel: presidente e prima fascia di dirigenti si sono ridotti lo stipendio del 30%, mentre l’ad ha tagliato del 100% la parte variabile del suo emolumento e il 30% di quello da direttore generale.

Nel decreto, 200 milioni per la banda larga: secondo il viceministro Antonio Catricalà le nuove tecnologie nella Pa porteranno 5 miliardi di risparmi. Varato anche il pacchetto Expo: biglietti con l’Iva al 10% e contratti a termine ad hoc . Stabilita poi un’ulteriore partecipazione degli enti locali alla riduzione del debito pubblico: il 10% degli introiti delle loro dismissioni immobiliari andrà al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Il Senato ha detto sì pure allo sconto del 30% delle multe per chi paga entro 5 giorni dalla contestazione, mentre è stata bocciato lo stesso sconto per gli automobilisti virtuosi da almeno due anni. La sede dell’Authority dei trasporti sarà a Torino.

I gestori degli impianti di carburanti portano a casa un successo e una sconfitta: è stato allargato il bonus fiscale a tutti i tipi di contratto di gestione, e non solo al comodato d’uso. Ma è stato anche deciso l’allargamento della platea di chi pagherà da gennaio la «Robin tax» (il 6,5% di Ires in più): tutte le imprese con più di 300 mila euro di utile e un giro di affari di 3 milioni di euro. Soddisfatti invece gli agricoltori, che potranno vendere direttamente i propri prodotti. Infine sono «salvi» dall’incompatibilità i deputati-sindaci di Comuni eletti prima del settembre 2011: dovrebbe trattarsi di pochi casi visto che molti avrebbero già rinunciato alla carica. Cambia pure la soglia per l’incompatibilità: da 15 mila a 20 mila abitanti. Dopo i 20 mila scatta l’ineleggibilità.

Taglio del 25% esteso a tutti

La stretta sugli stipendi dei manager pubblici cambia ancora. Con un doppio intervento al Senato è stato, da un lato, eliminato l’articolo 12-bis introdotto alla Camera che esonerava dal tetto di 302mila euro i vertici delle società non quotate svolgenti servizi di interessi generali e, dall’altro, introdotto un taglio generalizzato del 25 per cento. Che varrà per i presidenti e gli ad sia delle società non quotate emittenti titoli diversi dalle azioni (e di quelli delle loro controllate) sia delle Spa quotate. Ma solo in occasione del primo rinnovo e a patto che nel frattempo la società non abbia deliberato, nei 12 mesi precedenti, un taglio analogo. Come fatto ad esempio da Enel che nel 2013 ha tagliato la remunerazione variabile del presidente e del top management del 30% mentre l’ad ha tagliato il 100% della remunerazione variabile. In entrambi i casi si è avuto un taglio alla retribuzione totale di ben oltre il 25 per cento.

Negli uffici pubblici il fax va in soffitta

Stop all’uso dei fax nella Pa. Un emendamento di Lega e Pd introdotto a Palazzo Madama dispone che le comunicazioni dovranno avvenire per via telematica ed «è in ogni caso esclusa la trasmissione di documenti a mezzo fax». Confermati poi i correttivi alla spending review previsti alla Camera. A cominciare dall’istituzione di un Comitato interministeriale permanente che potrà nominare un (nuovo) Commissario straordinario. Questa figura resterà in carica tre anni e avrà anche poteri ispettivi, potendo a tal fine utilizzare anche la Guardia di finanza. Il suo compenso non potrà superare i 150mila euro nel 2013, i 300mila nel 2014 e 2015 e i 200mila dal 2016 in poi. Sempre in tema di spending va segnalata la previsione in base alla quale la stretta sulle spese per le auto blu e i buoni taxi non si applica alle società pubbliche quotate.

Mediazione, obbligo a tempo

Torna, seppure per un periodo sperimentale di quattro anni, la condizione di procedibilità e dunque l’obbligo della mediazione nelle controversie civili e commerciali. Il Senato conferma le modifiche al Dlgs 28/2010, così come ulteriormente ritoccate dalla Camera, per rendere la disciplina conforme ai dettati della Corte costituzionale che aveva censurato proprio l’obbligatorietà. Per quattro anni, ad esempio nelle cause di condominio, locazioni, risarcimento dei danni da responsabilità medica e sanitaria (ma non da circolazione stradale), gli avvocati dovranno avvisare i clienti del passaggio per la mediazione. Resta la possibilità che la procedura venga richiesta anche per le cause in appello; mentre nel caso in cui sia il giudice, valutata la controversia, a richiedere la mediazione, lo stesso giudice non potrà indicare l’organismo cui rivolgersi.

Multe, sconto 30% a chi paga subito

Lo sconto del 30% sulle multe scatterà solo per chi paga entro cinque giorni: il Senato ha soppresso la possibilità di pagare in modo agevolato anche dopo i cinque giorni, riservata dalla Camera a chi non ha subìto decurtazioni di punti negli ultimi 2 anni e inapplicabile nella pratica. Confermato che gli sconti non spettano su infrazioni che comportano confisca del veicolo e sospensione della patente. Sono comunque disposizioni che creeranno molti problemi pratici. Approvato inoltre in commissione l’emendamento che assegna a Torino la sede (già pronto un immobile nella ex sede Anas di via Talucchi) dell’Authority per i Trasporti. Tra le altre novità introdotte in commissione, l’abolizione dell’attestato di idoneità fisica per i titolari di centri revisione veicoli. Confermata la rimodulazione dei fondi del Piano nazionale sicurezza stradale, finora rivelatosi fallimentare.

Non espropriabili i beni «essenziali»

Arriva il paniere dei «beni essenziali» su cui Equitalia non potrà procedere all’espropriazione. A definire il paniere sarà un provvedimento del ministero dell’Economia e delle Finanze con l’accordo dell’agenzia delle Entrate e dell’Istat. La norma si aggiunge al nutrito pacchetto di misure introdotte dal Governo per rivedere i poteri dell’agente nazionale della riscossione. Occorre ricordare che con il passaggio alla Camera del provvedimento era già stata ampliata la rateazione delle imposte fino a 120 rate. Inoltre si decade dal pagamento dilazionato concesso da Equitalia per l’aggravarsi della situazione economica del debitore. È stata introdotta la impignorabilità dei beni indispensabili all’attività del debitore. Stop al pignoramento dell’abitazione principale a patto che il debitore vi risieda anagraficamente e che si tratti del solo bene posseduto.

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