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Decreto “fare”, inizia la retromarcia: via multe alle Pa in ritardo

La Ragioneria di Stato boccia indennizzi per le amministrazioni in ritardo. Come era stato annunciato, a distanza di meno di una settimana dall’approvazione del decreto del fare da parte del Consiglio dei ministri, ecco la prima, importante retromarcia del governo sugli indennizzi destinati alle imprese nel caso di adempimenti ritardati da parte dei pubblici funzionari.

Sbandierata come una delle grandi novità all’alba del decreto che si propone di diminuire le complicazioni in tema di burocrazia e di accesso ai servizi da parte di cittadini e imprese, quello dell’indennizzo da ritardo è un punto di forza già fortemente ridimensionato tra le pieghe del maxi decreto.

Inizialmente annunciato come una rivoluzione nei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto richiamare le PA ai propri obblighi nei confronti delle controparti del tessuto produttivo, spesso irritato per le inutili lungaggini nella realizzazione degli adempimenti o, semplicemente, nell’efficacia delle autorizzazioni rilasciate, quello delle sanzioni alle PA è già il topolino partorito dalla montagna del decreto del fare.

Così, mentre il decreto del fare si trova alla Ragioneria dello Stato per ottenere il via libera contabile, e approdare ufficialmente in Gazzetta Ufficiale, è proprio il rendiconto finanziario del “Fare” a non tornare ai “commercialisti” della macchina statale. Tanto è vero, infatti, che il numero di pratiche già in condizione di ritardo sarebbe talmente elevato da far scattare l’allarme rosso tra i conti pubblici, ancor prima dell’entrata in vigore.

Dopo la riunione del Consiglio dei ministri di mercoledì scorso, dove è stato approvato il ddl semplificazioni, gli articoli che prevedevano le “multe” per le pubbliche amministrazioni inadempienti, son stati corretti su alcuni aspetti determinanti.Uno di questi riguarda il periodo di sperimentazione del provvedimento di sanzione, che dovrebbe durare 18 mesi, al termine dei quali, secondo le ultime indicazioni, il governo potrà tornare definitivamente sui suoi passi. Termine temporale dilazionato, poiché, in un primo momento, il periodo di screening concesso dal governo agli enti pubblici era stato limitato a un anno. Sorte analoga per il massimo di sanzione pecuniaria, abbassato da 4 a 2mila euro, e il corrispettivo per ogni giorno oltre il limite consentito, in versione più light a 30 euro rispetto ai 50 stabiliti inizialmente.

La modifica più sostanziale, però, riguarda la “scappatoia” riservata alle amministrazioni poco efficienti verso le imprese, i quali avranno comunque un margine di sei mesi per individuare “termini procedimentali più adeguati alle loro esigenze governative”.

In realtà, governo e Ragioneria di Stato sembrano più preoccupati per il rischio di citazioni che potrebbero esplodere all’indomani dell’entrata in vigore di questo meccanismo disciplinatorio – e penalizzante sul fronte economico – per le PA. LeggiOggi – 21 giugno 2013

Intervista al ministro D’Alia: «L’indennizzo parte dalle aziende

L’indennizzo monetario per il ritardo nella conclusione di un procedimento amministrativo partirà per i procedimenti relativi alle attività di impresa e avrà una durata e un carattere sperimentale. Solo dopo 18 mesi di monitoraggio, termine che scatta con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto “del fare”, i rimborsi verranno estesi a tutti i cittadini. A svelare gli ultimi dettagli di questo meccanismo di risarcimento, la cui misura è automatica, è il ministro della Pa e della Semplificazione, Gianpiero D’Alia, che oggi porterà in Consiglio dei ministri il disegno di legge che introduce una nuova ondata di semplificazioni per cittadini e imprese.

Ministro perché non siete partiti subito con gli indennizzi per tutti?

Perché si tratta di una misura estremamente delicata e va introdotta con attenzione e un puntuale monitoraggio. Si è discusso molto in Consiglio e abbiamo deciso di partire dalle imprese perché sono questi i soggetti che in questa fase di crisi hanno bisogno del massimo delle certezze sui tempi della Pa. Prima di estendere gli indennizzi ai cittadini, che per esempio potrebbero rivalersi sui ritardi con cui l’Inps eroga una prestazione, vogliamo vedere bene l’impatto della norma.

Una misura destinata a rilanciare la responsabilità dei dirigenti negli uffici pubblici.

Credo molto nel meccanismo di stimolo esterno che induce a comportamenti virtuosi delle amministrazioni. L’imprenditore che non vede rispettata una scadenza può chiedere conto al responsabile della procedura e chiedere un decreto ingiuntivo per l’indennizzo al giudice. I rimborsi saranno di 30 euro al giorno per ogni giorno dopo la scadenza fino a un massimo di 2mila euro.

Non teme una valanga di ricorsi?

Abbiamo introdotto una norma filtro contro i ricorsi inammissibili: in caso di liti temerarie il ricorrente rischia di dover pagare lui una multa da 2 a 4 volte il contributo unificato. Ma non sono preoccupato di un assalto alla Pa. Penso invece che questo strumento, che entra in vigore subito, saprà far emergere con velocità aspetti e situazioni patologiche, laddove esistono, e a pagare, in termini di valutazioni disciplinari, saranno i dirigenti inefficienti e responsabili dei troppi indennizzi che hanno dovuto pagare.

Un monitoraggio ci sarà anche per il sistema delle date uniche degli obblighi amministrativi?

Anche quella misura sarà analizzata a fondo. Attuiamo anche in Italia una misura prevista dallo Small business act europeo. Si darà certezza alle imprese e ai cittadini sullo scadenzario degli atti amministrativi che diventa obbligatorio per tutti fatte salve alcune situazioni eccezionali che dovranno essere sempre motivate.

Ministro, il decreto contiene misure che dimostrano il successo dell’attività di misurazione degli oneri amministrativi. Dopo queste nuove semplificazioni il Moa andrà avanti?

L’area di intervento del decreto riguarda oneri amministrativi stimati in 7,7 miliardi l’anno per il sistema delle imprese, oneri che possono essere ridotti per circa 450 milioni. Penso ad aree di intervento come l’edilizia, con tagli di oneri per 500 milioni o alle misure in materia di comunicazioni formali per la sicurezza sul lavoro. Questi interventi andranno avanti e l’attività di misurazione degli oneri amministrativi da aggredire e ridurre verrà istituzionalizzata con un tavolo cui parteciperanno stabilmente Regioni e amministrazioni locali. Dico di più: con l’Agenda delle semplificazioni contenuta nel disegno di legge che si discuterà in Consiglio dei ministri si ridarà vita alla legge annuale di semplificazione.

Il disegno di legge contiene quattro deleghe con una prospettiva di una nuova delegificazione.

Ne parlerei con cautela, deve ancora essere approvato.

Dalle bozze in circolazione si intuiscono misure importanti per cittadini e imprese. Perché non le avete messe nel decreto?

Molte misure non hanno un carattere di necessità e urgenza e le deleghe non possono essere messe in un decreto.

Quali sono le novità più importanti per le imprese?

Credo molto nel tutor d’impresa da attivare presso la rete degli sportelli delle Camere di commercio: deve fare da battistrada per la gestione di tante procedure amministrative. Ma ci sono semplificazioni importanti anche in materia ambientale, si velocizzano le procedure per le bonifiche, per esempio, una misura che in tre anni può attivare nuovi investimenti per 4 miliardi di euro.

E per i cittadini?

Credo che la norma che cancella gli oneri di comunicazione per le successioni fino a 75mila euro rappresenti un atto di giustizia sociale, prim’ancora che una semplificazione come le altre. Ma ripeto, il provvedimento è all’esame domani (oggi per chi legge; ndr) e la cautela è d’obbligo. Il Sole 24 Ore – 21 giugno 2013 

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