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Decreto Lavoro, possibili ritocchi si profila la terza lettura. Oggi il testo all’aula della Camera

Si profila un colpo di scena per il decreto lavoro-Iva in esame alla Camera: mentre nelle commissioni Lavoro e Finanze la maggioranza si accordava sulla blindatura ritirando gli emendamenti al testo che oggi va in Aula, la Commissione Bilancio sollevava rilievi sulla copertura delle modifiche introdotte dal Senato: sono in ballo circa 13 milioni.

Risultato, il Dl potrebbe essere corretto alla Camera, con un emendamento che accolga i rilievi, e tornare in terza lettura al Senato. Mettendo così a rischio, come ha rilevato ieri il relatore Marco Causi (Pd), anche lo stop fino ad ottobre dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22per cento.

Il condizionale è d’obbligo dal momento che ieri in serata i tecnici del Mef stavano ancora studiando la situazione. Nel merito, i rilievi riguardano le coperture della norma derogatoria sulle assunzioni a tempo determinato e la stipula di contratti co.co.co. per gli enti di ricerca, del Fondo per mille giovani per la cultura da 1 milione di euro, e la stabilizzazione di associati in partecipazione con apporto di lavoro. Il nuovo passaggio al Senato farebbescattare una vera e propria corsa contro il tempo per la conversione in legge del decreto che scade il 27 agosto, considerando che il calendario di Palazzo Madama fino al 9 agosto è piuttosto affollato (Dl fare, svuota-carceri). Eppure la strada sembrava in discesa dopo l’accordo tra Pd, Pdl e Scelta civica che ha blindato in commissione Lavoro alla Camera il Dl per aggirare i 190 emendamenti presentati da Sel, M5S e Lega. «Come maggioranza – spiega Marialuisa Gnecchi (Pd) – abbiamo deciso di presentare ordini del giorno, affinché siano di indirizzo per il Governo, in vista dei successivi provvedimenti. Riteniamo che il testo vada nella giusta direzione, ma che non rappresenti una soluzione esaustiva di tutti i problemi».

Il testo all’esame della Camera contiene poche modifiche introdotte dal Senato all’impianto originario del decreto. Si conferma l’introduzione sperimentale di un incentivo per i datori di lavoro che entro il 30 giugno 2015 assumano giovani tra 18 e 29 anni con contratto a tempo indeterminato: per 18 mesi avranno la decontribuzione fino a un massimo di 650 euro mensili. L’incentivo è di 12 mesi in caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato. L’incentivo – finanziato con 500 milioni per il Mezzogiorno e 294 milioni per le restanti regioni – viene concesso a condizione che i giovani assunti siano privi di impiego da almeno sei mesi, e privi di diploma di scuola media superiore o professionale. È stata invece soppressa dal Senato la condizione che i soggetti vivessero soli con una o più persone a carico. Inoltre al datore che assume a tempo indeterminato un disoccupato andrà in dote un contributo mensile pari al 50% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore.

Sull’apprendistato, entro il 30 settembre le Regioni devono emanare le linee guida, con l’obiettivo di avere una normativa uniforme sull’intero territorio nazionale: la novità introdotta dal Senato è che le linee guida non avranno più un carattere temporale e riguarderanno tutte le imprese, non più solo le Pmi.

Tra le modifiche introdotte dal Dlalla legge92 del 2012, due riguardano i contratti a termine: la pausa per i rinnovi torna a 10 e 20 giorni per contratti di durata fino od oltre i 6 mesi (rispetto a 60 e 90 giorni), inoltre nei 12 mesi di durata del primo contratto “acausale” è ricompresa l’eventuale proroga.

Il Sole 24 Ore – 6 agosto 2013 

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