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Decreto per la crisi del latte. Martina: «Serve un passo deciso verso l’interprofessione del settore». Oggi gli allevatori in piazza. Martedì il tavolo

Un decreto per ridare smalto al settore lattiero-caseario. È la carta che il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, è pronto a calare al tavolo che si terrà il prossimo 11 febbraio per cambiare passo a un settore che tra due mesi, quando saranno definitivamente cancellate le quote, rischia un crollo rovinoso. Il provvedimento dovrà definire le regole dell’interprofessione, snodo fondamentale per una nuova strategia per il latte

La filiera, secondo il ministro, in questi anni non si è organizzata e poiché oggi questa è la priorità assoluta se i soggetti non presenteranno proposte concrete, il ministero è pronto a intervenire con una normativa ad hoc. D’altra parte il fatto che quando si convoca la filiera lattiero-caseria non si sa bene quali soggetti chiamare a raccolta la dice lunga sullo sfilacciamento delle rappresentanze. Dunque basta ai tavoli che non si concludono mai. «Sull’interprofessione, ora o maipiù”», diceilministrocheguarda al modello francese con il riconoscimento «deisoggettiveridella rappresentanza» che detengono realmente il prodotto.

L’interprofessione dovrà dunque essere lo strumento di coordinamento e potrà anche svolgere azioni di promozione intervenendoinsituazionidicrisiprofondacome l’attuale, potrà fare ricerca e innovazione e monitorare i prezzi. Finora il «gioco di squadra» è stato affidato alla scelta volontarie, ma non ha funzionato. A questo punto lo strumento potrebbe essere calato dall’alto: «si domanda alle istituzionidiintervenire,ilMipaaffaràlasua parte e così non si saranno più alibi, per nessuno». Prime risposte decise, dunque, alle richieste delle regioni e dei produttori.

Oggi, in particolare, la Coldiretti, guidata da Roberto Moncalvo, porterà le mucche nelle principali piazze italiane per segnalare il disagio delle stalle avviate verso un declino inesorabile. Mentre il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi ha ricordato che dopo un’impennata dei prezzi, «l’improvvisa e inaspettata discesa del valore dei prodotti e delle materie prime; inoltre il calo costante dei consumi interni e la crisi provocata dall’embargo russo hannoresoilcontestoeconomicoancora più difficile». Per il rilancio di un settore che vale oltre 4,8 miliardi (14,9 il giro d’affari dell’industria) si azioneranno anche altre leve.

Martina torna a difendere il Fondo(108milioniin3anni)istituitocon laLeggediStabilità «l’unicaveranovità degli ultimi anni per il settore» e sottolineacomeicontributidi15mila euro possano essere utilizzati per abbatteregliinteressisuimutuicontratti dagli allevatori, anche per l’acquistodellequote. Incantierec’èanche la costruzione di un’operazione congliistitutibancarichestaportando avanti Ismea finalizzata a rafforzarel’interventosulfrontedelcredito. Si punta molto anche sul miglioramento dell’attuale etichettatura del latte fresco che già prevede l’indicazione del luogo di mungitura, ma affidata alle singole aziende. Il Mipaaf è pronto a emanare una circolareperunaetichettaomogeneae che dia valore al latte made in Italy.

Quanto poi all’estensione dell’indicazione dell’origine al latte a lunga conservazione «la scelta deve arrivare da Bruxelles» dove prosegue il pressing italiano. Così come è nella Ue che si deve completare il pacchetto latte, in particolare per quanto riguarda le assicurazioni: «Manca un pezzo importante relativoallavalutazionedelcalodel 30% del reddito». La Commissione Ue– dice ancora Martina – deve anche battere un colpo sull’uscita soft dal regime delle quote. Abbiamo appoggiato la proposta polacca per una rateizzazione senza interessi delle sanzioni per l’eventuale superamento della quota di questa campagna e continuiamo a spingere in questa direzione».

A livello nazionale spazio alla promozione ed educazione alimentare nelle scuole, ma soprattutto all’export dei formaggi. Nel piano straordinario da 150 milioni per il «made in» l’agroalimentare ha un ruolo primario e i formaggi Dop sono un pilastro.

Il Sole 24 Ore – 6 febbraio 2015

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