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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Decreto taglia-leggi in dirittura d’arrivo. Il provvedimento previsto dalla legge Madia ha ricevuto il via libera parlamentare ed è atteso il 15 gennaio sul tavolo del Cdm
    Notizie ed Approfondimenti

    Decreto taglia-leggi in dirittura d’arrivo. Il provvedimento previsto dalla legge Madia ha ricevuto il via libera parlamentare ed è atteso il 15 gennaio sul tavolo del Cdm

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Gennaio 2016Nessun commento3 Minuti di lettura
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    In dirittura d’arrivo il decreto taglia-leggi, previsto dalla delega Pa per sfoltire la mole dei provvedimenti attuativi necessari per dare piena operatività alle riforme messe in campo dagli ultimi tre Governi. Dopo il via libera a metà dicembre della commissione parlamentare bicamerale per la semplificazione, il testo è pronto per l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri, che il 23 novembre scorso aveva già esaminato il decreto in via preliminare.

    Con ogni probabilità, il provvedimento arriverà sul tavolo di Palazzo Chigi il 15 gennaio, insieme al primo pacchetto di decreti delegati previsti dalla legge Madia. Con il sì definitivo del Governo diventerà così operativa la cancellazione di 46 norme attuative – 30 riferite alle riforme dell’Esecutivo Monti, 13 a quello di Letta e 3 a Renzi – e la modifica di 16 disposizioni per agevolare l’iter di adozione dei regolamenti.

    Numero che, però, potrebbe crescere, perché il Parlamento – pur esprimendo parere favorevole – ha invitato l’Esecutivo a proseguire nell’opera di pulizia e razionalizzazione del quadro normativo, suggerendo ulteriori tagli che potrebbero già comparire nella versione definitiva del decreto legislativo che andrà al Cdm.

    La commissione parlamentare ha, a titolo esemplificativo, indicato come ormai inutili altre due norme: una contenuta nel semplifica-Italia del Governo Monti (si tratta dell’articolo 2, commi 2-4, del decreto legge 5/2012), che duplica una disposizione già abrogata dal taglia-leggi; l’altra riguarda il codice dell’ordinamento militare nella parte in cui prevede un regolamento per disciplinare le attività libero-professionali del personale medico e paramedico nell’ambito delle strutture militari, regolamento che avrebbe dovuto veder la luce entro il 3o settembre 2014 e che, secondo il Parlamento, non potrà, invece, mai essere adottato perché comporterebbe nuovi oneri per la finanza pubblica.

    Non si tratta, però, delle uniche indicazioni contenute nel parere parlamentare. La commissione bicamerale, infatti, ha anche invitato il Governo sia ad aggiornare le scadenze per l’attuazione delle norme modificate sia a meglio valutare gli interventi compiuti, così da evitare vuoti normativi.

    Se Palazzo Chigi non dovesse recepire per il momento i consigli del Parlamento – peraltro non vincolanti – non è, però, detto che quelle indicazioni restino lettera morta. È stata la stessa commissione, infatti, a suggerire all’Esecutivo di predisporre un decreto legislativo a integrazione di quello in via di approvazione.

    D’altra parte è la stessa norma della delega – articolo 21 della riforma Madia (legge 124/2015) – a prevedere questa possibilità. La disposizione assegna, in prima battuta, il compito al Governo di mettere a punto uno o più decreti taglialeggi che prendano in considerazione i provvedimenti attuativi previsti dalle riforme entrate in vigore a partire dall’inizio 2012 fino ad agosto dello scorso anno. Allo stesso tempo, però, assegna un altro anno di tempo per completare l’opera con ulteriori decreti correttivi o integrativi.

    Con questo primo intervento diventa più facile gestire lo stock di norme attuative. Se si tiene conto di quelle previste da Monti e Letta, a dicembre, secondo i dati forniti dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, restavano da adottare 241 decreti degli 889 ereditati da Renzi. Numero che con il taglia-leggi scenderà a 198, portando lo smaltimento al 77,7 per cento. Effetto che, per quanto il taglio non sia ancora ufficialmente operativo, si è già fatto sentire, perché gli uffici sono consapevoli che almeno 46 norme usciranno di scena.

    Il Sole 24 Ore – 8 gennaio 2016 

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