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Def: incertezza sui risultati della spending review e spesa sanitaria delle famiglie in calo. Audizioni Istat, Bankitalia e Corte dei conti alla Camera

La spesa delle famiglie per la sanità è calata tra il 2007 e il 2012 dell’11,7% ed è diminuita – in particolare al Sud – la quota di spesa destinata alla sanità, soprattutto quella per la prevenzione e per dentista, secondo i dati Istat presentati nell’audizione in commissione Bilancio alla Camera sul Def. E secondo Bankitalia la spending review prevista potrebbe non bastare nel 2015, mentre secondo la Corte dei conti ci sono dubbi sulle proiezioni delle entrate tributarie previste dal Def, in particolare in rapporto alle previsioni sul Pil.

Istat: spese sanitarie in calo

Secondo i dati presentati dall’Istituto, tra il 2007 e il 2009 l’11% delle persone non aveva soli per le spese di cure mediche, situazione che ha registrato un lievissimo milgioramento ne 2010 e 2011 quando in queste condizioni c’erano rispettivamente il 10,9 e il 10,7% delle persone, per poi registrare un drastico peggioramento con percentuali dell’11,3% nel 2012 e fino al 13,3% nel 2013.

E mentre nel 2007 la spesa media per la sanità delle famiglie si assestava su valori di circa 123 euro a Nord, 91,4 euro al Centro e 70,88 euro al Sud, nel 2012 per le stesse aree geografiche si scende rispettivamente a 104,9, 90,4 e 62,7.

Chi spende di più – ma sempre in lfessione tra il 2007 e il 2012 – sono gli over 65 sia singoli che in coppie senza figli (e i “ritirati dal lavoro”, chi spende di meno invece sono le persone sole con meno di 35 anni di età e gli “imprenditori e libero professionisti”.

Disoccupazione: nei guai gli over 50

E sempre secondo l’istat nel 2013 «il numero di ultracinquantenni disoccupati è cresciuto del 17,2% arrivando a 438 mila unità, e così anche le forze lavoro potenziali, che nel 2013 raggiungono le 684 mila unità (+4,7% in confronto a un anno prima). Si tratta di 1 milione 122 mila persone potenzialmente impiegabili nel mercato del lavoro», come ha spiegato il presidente Antonio Golini all’audizione, sottolineando che «la gravità della loro condizione non può essere sottovalutata per le difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro. In definitiva, troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per ritrovare il lavoro in assenza di politiche efficaci».

E secondo l’istat, l’effetto congiunto dei provvedimenti previsti nel Documento di economia e finanza «può sostenere la crescita del Pil di 0,2 punti percentuali su base annua. Al netto degli interventi di copertura delle maggiori spese e minori entrate previste nel Def, l’effetto positivo della crescita potrebbe essere ridotto a circa 0,1 punti percentuali. Tali simulazioni vanno considerate indicative degli effetti macroeconomici alla luce della attuale parziale incertezza sui dettagli delle misure previste»

Bankitalia: la spending review potrebbe non bastare

Pessimista l’interpretazione di Bankitalia, secondo cui «nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio dell`Irpef, evitare l`aumento di entrate appena menzionato e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non inclusi nella legislazione vigente». Secondo il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini ascoltato in audizione «la cosa importante é che questi risparmi siano realizzati: sono un obiettivo su cui il Governo punta molto, su cui il commissario Cottarelli ha un impegno fortissimo. I numeri come sono scritti possono essere scritti in un modo o nell’altro ma quello che conterà sarà quello che effettivamente il commissario, il Governo e il Parlamento alla fine realizzeranno».

Corte dei conti: incertezze sul gettito

E anche secondo la Corte dei conti ci sono dubbi sulle proiezioni delle entrate tributarie previste dal Def, in particolare in rapporto alle previsioni sul Pil. Secondo il presidente della Corte Raffaele Squitieri«nel medio termine le differenze fra le previsioni indipendenti e quelle governative raggiungono il valore cumulato di un punto e mezzo per il Pil e di quasi 5 punti per gli investimenti, il passo della ripresa continuerebbe, pertanto, a essere largamente insufficiente per riportare la nostra economia sui livelli pre-crisi».

E «le incertezze che circondano gli aumenti di gettito prodotti nel 2013 dai provvedimenti d’urgenza adottati nel corso dell’anno si estendono anche al biennio successivo con un profilo del prelievo meno favorevole di quello assunto dal Def» osserva Squitieri, per il quale operano in tal senso tre ordini di fattori: «La forte dipendenza delle previsioni di entrata formulate nel Def da un quadro macroeconomico decisamente favorevole e il ricorso a forme di prelievo intese ad anticipare gettito futuro». «C’é, infine, un terzo fattore che stende un velo di incertezza sulla dinamica delle entrate previste dal Def 2014 e anche in questo caso si tratta di un rapporto di dipendenza – sottolinea la Corte dei Conti – quello che lega la crescita delle entrate attesa a partire dal 2015 all’attuazione della misura di revisione delle agevolazioni fiscali contenuta nella legge di stabilità 2014. Si tratta di una partita che vale 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 dal 2017, e che rappresenta fra il 26% e il 62% delle maggiori entrate tributarie previste dal Def fra il 2015 e il 2018».

Il Sole 24 Ore sanità – 16 aprile 2014 

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