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Dentro il decreto. Sanità, fondi non vanno solo ai debiti

di Roberto Turno. Le anticipazioni di cassa dello Stato utilizzabili per ammortamenti non sterilizzati, mancate erogazioni ai servizi sanitari locali e coperture disavanzi

Rischio di nuove stangate Irpef peri contribuenti e di una beffa in più per i creditori chevedranno ancora ridursi il monte-fmanziamenti destinati al ristoro dei rimborsi delle fatture in sospeso. Potrebbe presentarsi con una doppia amara sorpresa per la parte che riguarda la sanità la bozza del decreto legge sui debiti ai fornitoti della Pa che approda oggi in Consiglio dei ministri. I1 decreto conferma peraltro le somme destinate a tamponare parte dei debiti sanitari, oltre 40 miliardi, non rimborsate ai privati: complessivamente il Governo mette sul piatto per la sanità 44miliardi su 4o in totale, destinando 5 miliardi già da quest’anno e gli altri 14 miliardi nel 2o14. Ma non per questo il provvedimento potrà essere interamente apprezzato dalle imprese fornitrici di asl e ospedali. Anche perché sul tavolo i dubbi da chiarire restano parecchi, a cominciare dal rebus delle certificazioni dei crediti e da quello della pignorabilità o meno dei beni. Intanto, stando alla bozza del testo che però il Governo sta rivedendo, per i contribuenti rischierebbe di prepararsi da parte delle Regioni – soprattutto quelle più esposte e finanziariamente più deboli – un nuovo colpo di maglio fiscale che ancora una volta farebbe salire pericolosamente il prelievo Irpef. La previsione iniziale era chele Regioni che accederanno alle anticipazioni di cassa, e non solo per i debiti del comparto sanitario, avrebbero potuto anticipare al 2013 la maggiorazione del’addizionale Irpef che altrimenti sarebbe scattata dal 2015: un aumento del 2,1%, che andrebbe a sommarsi all’aliquota base dell’1,23, facendola così più che raddoppiare al livello iperbolico di oltre il 3%. Un’ipotesi talmente azzardata che all’Economia in serata si è cominciato a fare marcia indietro.

Quanto alle anticipazioni totali di liquidità da immettere nel circuito regionale peri debiti sanitari, invece, il decreto mette un inaspettato paletto a tutto danno dei creditori. Le anticipazioni di cassa dello Stato, infatti, potranno essere chieste dalle Regioni anche in relazione ad altri pagamenti che hanno in sospeso: gli ammortamenti non sterilizzati, che varrebbero circa i miliardo, prima che scattasse l’applicazione del DIgs n8/2on sull’armonizzazione dei bilanci applicativo del federalismo fiscale; quindi, le mancate erogazioni ai servizi sanitari locali che includono anche i trasferimenti dai conti di tesoreria e dal bilancio statale, nonché le coperture dei disavanzi. Insomma, un altro gruzzolo che potrebbe uscire dalla massa totale dei finanziamenti destinabili alle imprese creditrici di asl e ospedali. Il timing applicativo prevede due step per quest’anno e per il 2014: entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto «in via d’urgenza» un decreto direttoriale dell’Economia provvederà al riparto tra le Regioni dei 5 miliardi per il 2013; a fine novembre, invece, un analogo provvedimento dividerà la torta restante di 14 miliardi del 2014. I finanziamenti saranno concessi in più tranche, ma solo se le Regioni avranno rispettato precisi obblighi: leggi ad hoc «idonee e congrue» di copertura annuale delle rate relative alle anticipazioni di cassa; la presentazione di un piano dei debiti «certi, liquidi ed esigibili» al 31 dicembre 2012; la sottoscrizione con l’Economia di un «contratto» per la restituzione delle somme ottenute, comprensive di interessi, che dovranno essere liquidate non oltre i 3o anni. In caso di mancato rispetto del contratto, sarà scacco matto: scatterà il recupero del finanziamento incassato con tanto di interessi moratori. Mentre per 5 anni dalla formalizzazione del contratto con l’Economia le Regioni non potranno accendere prestiti e mutui «a qualsiasi titolo e per qualsiasi Finalità», né prestare garanzie in favore di enti e società controllati e partecipati.

Il sole 24 Ore – 3 aprile 2013

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