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Di Maio contro i sindacati, scoppia il caso. L’avvertimento 5S: cambiate o una volta al governo ci penseremo noi. Camusso: insopportabile e autoritario

«I sindacati si autoriformino o ci pensiamo noi». Luigi Di Maio ormai parla con piglio da premier e al Festival del Lavoro di Torino prende di mira le organizzazioni sindacali, che reagiscono indignate per gli attacchi.

Di Maio affronta il tema senza troppi giri di parole e, dopo aver parlato di «sindacalisti che prendono la pensione d’oro e finanziamenti da tutte le parti», attacca: «Se il Paese vuole essere competitivo, le organizzazioni sindacali devono cambiare radicalmente. Dobbiamo dare possibilità alle organizzazioni giovanili di contare nei tavoli della contrattazione, serve più ricambio. O si autoriformano o quando saremo al governo ci penseremo noi». Il leader politico dei 5 Stelle parla anche degli scenari futuri: «Al di là di quello che vogliamo, sta arrivando la Smart nation, un nuovo modello di Paese in cui i lavori si trasformano e non dobbiamo avere paura che si perdano. Secondo una ricerca, il 50% dei posti di lavoro nel 2025 sarà legato al settore creativo, turismo, cultura e nuove tecnologie, mentre il 60% delle professioni attuali si trasformerà o sparirà».

Susanna Camusso, leader della Cgil, non la prende bene: «Il linguaggio di Di Maio è autoritario e insopportabile. Parla di cose che non conosce. Non sa com’è fatto un sindacato, non sa che non è un’organizzazione statuale ma una libera associazione. Non sa che il sindacato cambia in continuazione, perché a differenza di altri soggetti, è radicato nei luoghi di lavoro ed è composto da decine di migliaia di militanti». Anche Annamaria Furlan, della Cisl, invita al dialogo: «Non abbiamo bisogno di slogan o di aprire nuovi scontri ideologici tra la politica ed il sindacato. Di Maio lasci perdere queste inutili polemiche e si concentri sui veri problemi del Paese, a cominciare da come offrire un lavoro stabile ai giovani». Per Maurizio Landini, componente della segreteria Cgil, «il sindacato non è di proprietà né di Di Maio né dei sindacalisti, ma dei lavoratori. Quindi se lui vuol fare una cosa per i lavoratori approvi la legge sulla rappresentanza depositata dalla Cgil».

Sulla questione intervengono anche due esponenti del governo. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «I sindacati hanno la loro autonomia, va rispettata». E il ministro Maurizio Martina: «Il sindacato gioca un ruolo decisivo per lo sviluppo in ogni grande Paese avanzato. Ci si deve confrontare come giusto che sia — anche non condividendo specifiche posizioni —. Ma occorre costruire insieme alla rappresentanza sociale le scelte fondamentali per lo sviluppo e la coesione. Più c’è condivisione e più si rafforza il Paese».

Da sinistra, arrivano gli strali di Arturo Scotto (Mdp): «Ho pensato a un altro ventennio, quando di sindacato ce n’era solo uno, al servizio del governo». E di Nicola Fratoianni (Sinistra italiana): «La minaccia ai sindacati? Di Maio è diversamente renziano, come Renzi è diversamente berlusconiano».

E anche da destra arrivano attacchi a Di Maio: «I sindacati hanno mille difetti — dice Maurizio Gasparri —. Ma che di lavoro e sindacati parli uno come Di Maio, che non ha mai conosciuto un lavoro in vita sua, è veramente il colmo. Questa nullità assoluta, che non governerà mai l’Italia e nemmeno il condominio dove abita, dovrebbe tacere su questo e ogni altro argomento. I grillini sono l’Italia peggiore».

Alessandro Trocino – Il Corriere della Sera – 1 ottobre 2017

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