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«Diciassette ore in sala operatoria». Infermieri precettati contro l’Usl: «Personale sfruttato nel recente sciopero». L’azienda: «Non è vero, tutte le pause sono state rispettate»

Infermieri impiegati per diciassette ore di fila in sala operatoria. «Un fatto sconcertante». La denuncia, partita dall’ospedale di Castelfranco, è arrivata ai piani alti dell’Usl di Marca. Il personale sanitario castellano, tramite il sindacato Nursing Up, ha inviato una lettera di protesta alla direzione aziendale per segnalare quanto sarebbe accaduto lo scorso 23 febbraio, nel giorno dello sciopero nazionale proclamato dalle sigle Nursing Up e Nursind. Al San Giacomo si sarebbe verificata una situazione pesante. Stando a quanto riferisce Nursing Up, nonostante la carenza di personale per via della mobilitazione, sono stati mantenuti gli interventi ordinari sommandoli a quelli urgenti, con il risultato che alcuni infermieri sarebbero stati costretti a una maratona oraria da mattina a notte fonda. L’azienda sanitaria nega l’accaduto. «Non è andata affatto così. Nessuno ha lavorato per 17 ore di seguito. Chi era in reperibilità ha prestato servizio quindi ha fatto la pausa ed eventualmente è stato richiamato, come previsto da contratto» replica il direttore generale Francesco Benazzi. Ma il sindacato contrattacca.«Presso il gruppo operatorio dell’ospedale di Castelfranco alcuni infermieri, precettati secondo il piano di garanzia sul mantenimento dei servizi essenziali, si sarebbero sobbarcati attività lavorativa per 17 ore, dalle 7.45 alle 24.40. Siamo andati ben oltre il consentito, un fatto inaccettabile» denuncia Guerrino Silvestrini, dirigente sindacale Nursing Up. Per garantire i servizi, una parte del personale del nosocomio castellano, avrebbe quindi sforato il tetto delle 12 ore lavorative sancito dalla normativa per tutelare la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori stessi. «La pianta organica era sotto di 6 unità per via dello sciopero ma si è proceduto ignorando questa circostanza. Gli interventi chirurgici di elezione (non tumorali) sono stati portati al tavolo operatorio posticipando gli interventi urgenti in coda di seduta, invece di riconoscere a questi ultimi la priorità. Questo ha comportato i turni no-stop del personale infermieristico» aggiunge Silvestrini. «Bisogna pesare le parole. Non c’è stata alcuna violazione contrattuale e nessuno ha lavorato più del dovuto» precisa il dg Benazzi, che a breve risponderà alla lettera di protesta.«Chiediamo sia fatta chiarezza sull’accaduto, anche procedendo in senso disciplinare nei confronti degli organizzatori delle attività operatorie responsabili di questo increscioso fatto, visto che si profilano violazioni contrattuali e normative che ledono i diritti dei lavoratori» conclude Silvestrini. Parole che suonano come un avvertimento in vista del prossimo sciopero nazionale indetto per il 12 e 13 aprile che coinvolgerà infermieri e personale del comparto sanità, all’ordine del giorno la richiesta di migliori condizioni contrattuali e l’avvio di nuove assunzioni per far fronte ai numerosi pensionamenti. (Valentina Calzavara)

LA TRIBUNA DI TREVISO – Sabato, 03 marzo 2018

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