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Dieci anni polemiche. Tutti contro l’Efsa. E’ ora di cambiare

Fioccano sull’Agenzia le accuse di manifestare scarsa indipendenza e di fiancheggiare la lobby industriale

Dieci anni e sentirli tutti. Le celebrazioni per la prima decade dell’Agenzia europea del farmaco (Efsa) sono stati accompagnati da una selva di polemiche e critiche alla stessa organizzazione da parte di attivisti di tutta Europa. Negli stessi giorni in cui l’Agenzia di Parma celebrava l’anniversario, agricoltori, ricercatori, attivisti e politici si riunivano in città per un convegno dal titolo esplicativo: “Efsa, dieci anni discutibili”. Nel la conferenza, organizzata da Corporate Europe Observatory, Task Force italiana anti-Ogm, Coordinamento Europeo Via Campesina e Firab, hanno trovato spazio molti degli attacchi rivolti all’Authority che ha il compito delicatissimo di vigilare sulla sicurezza alimentare di oltre 500 milioni di europei. Dall’aspartame agli Ogm “L’Efsa, nata dopo una serie di scandali alimentari come quelli della mucca pazza, fa spesso un lavoro di fiancheggiamento di quell’agricoltura industriale che in teoria dovrebbe risanare”, spiega L uca C olombo , della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab). “Negli anni ci sono stati vari casi di conflitti di interesse tra membri dell’Efsa e industria alimentare”, aggiunge. “Come nel caso dell’ex presidente del consiglio d’amministrazione dell’Efsa, Diana Bánáti, che aveva un ruolo di rilievo dentro l’Ilsi”. E Ilsi è una sigla che nulla dovrebbe avere a che fare con un’agenzia indipendente, visto che si tratta della più grande lobby alimentare del pianeta che contiene 400 big della catena alimentare (tra cui Monsanto, Cargill, Nestlé, Bayer, Basf, Coca-Cola). Gli attivisti riuniti a Parma hanno puntato il dito anche sulla questione dell’ efficacia dei controlli dell’Efsa. Un caso emblematico è quello dell’ aspartame , come racconta al Salvagente F iorella B elpoggi , direttrice dell’Istituto di ricerca sul cancro Ramazzini di Bologna: “Abbiamo fatto 5 studi sull’aspartame, per un totale di 4mila ratti analizzati in laboratorio, e abbiamo rilevato un aumento di linfomi soprattutto nelle femmine, e di tumori alla pelvi renale e ai nervi cranici. Dall’Efsa ci hanno detto che le nostre ricerche non sono conformi alle linee guida O ecd , alle quale bisogna attenersi per registrare un prodotto da commercializzare. Ma noi non stavamo testando un prodotto nuovo, bensì il normale aspartame in commercio”. Le linee guida dell’Oecd prevedono il sacrificio degli animali a 10 4 settimane , corrispondenti a circa 60 anni nell’uomo. Il metodo dell’Istituto Ramazzini, invece, studia gli effetti nell’arco dell’ interavita del ratto. “È più realistico, poiché la maggior parte dei tumori (80%) insorge, sia nel ratto che nell’uomo, in tarda età, cioè molto tempo dopo l’esposizione a sostanze cancerogene”, protesta la Belpoggi. C’è poi la questione delle verifiche dell’Efsa sui prodotti da mettere in commercio, a partire dagli Ogm che negli ultimi anni sono stati accettati dall’organismo di Parma, tra le polemiche di ambientalisti e ricercatori di tutta Europa. “Le norme europee – spiega Luca Colombo – impongono che gli studi effettuati per ottenere l’autorizzazione di prodotti rischiosi, come pesticidi, additivi alimentari e alimenti geneticamente modificati, poggino sulla documentazione fornita dall’industria proponente. L’Efsa non si è mai avvalsa del suo potere di equilibrare la valutazione del rischio fatta dall’industria attingendo a studi indipendenti, seppur non sempre disponibili”. Il caso recente dello studio sulla tossicità del mais Ogm Nk 603, del ricercatore francese Gilles Eric Séralini , che ha allertato la comunità scientifica internazionale scatenando molte polemiche, rappresenta un altro esempio di quella che i critici dell’Efsa definiscono una “asimmetria di comportamenti” nei controlli. Secondo l’esperto della Firab, “le richieste di approfondimento seguite alla ricerca francese sono state liquidate dall’Efsa con l’affermazione, tra le altre, che il numero delle cavie utilizzate è insufficiente. Ma nel caso dell’aspartame sostiene che sono sufficienti le analisi svolte secondo le linee guida Oecd, che si sono mosse sullo stesso ordine di grandezza”. Dieci anni, dunque, sono un ottimo traguardo. In molti si chiedono se per l’Efsa non debba anche essere l’occasione per cambiare molte cose al suo interno

Il Salvagente – 22 novembre 2012

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