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Diffusione virus Sars Cov-2 in impianti di macellazione. Misure di prevenzione nella vigilanza e ispezione veterinaria, il Sivemp Veneto pone un quesito al Cts

Il territorio veneto, con il focolaio di Covid-19, allo stabilimento Aia di Vazzola (Treviso), è interessato dal maggiore cluster italiano in un impianto di macellazione e sezionamento carni. Sulla base delle evidenze epidemiologiche, un gruppo di lavoro del Sivemp Veneto ha posto un quesito al Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid-19 circa l’appropriatezza e attualità delle misure di prevenzione del contagio negli ambienti di lavoro, con la proposta di attivare un piano mirato di sorveglianza.

La diffusione del virus Sars Cov-2 in impianti di macellazione e laboratori di sezionamento carni e le misure di prevenzione da adottare nell’ambito delle attività di vigilanza ed ispezione veterinaria, sono al centro del quesito che il Sindacato veterinari di medicina pubblica del Veneto ha posto al Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid, al Ministro della Salute e alla Commissione salute della Conferenza delle Regioni.

La richiesta, tenendo conto delle evidenze epidemiologhe, pone all’attenzione del Cts la necessità di confermare o modificare le disposizioni di prevenzione del contagio negli ambienti di lavoro e, nel caso, di attivare un piano mirato di prevenzione nazionale* su tali impianti, alla luce di alcuni elementi scientifici, epidemiologici e di contesto.

In particolare viene sottolineata la probabile generazione, durante le fasi di lavorazione, di goccioline in sospensione in grado di viaggiare a distanza superiore agli 8 metri, data l’umidità degli ambienti e i movimenti dell’aria generati dagli impianti di areazione e di refrigerazione in ambienti indoor, nonchè la rumorosità di alcune zona e la conseguente necessità di parlare ad alta voce. Altro fattore posto all’attenzione è la permanenza per tempi lunghi di particelle virali infettanti in contesti ambientali lavorativi a bassa temperatura. Le evidenze di frequenti casi di contagio dei lavoratori di tali impianti, che in più casi hanno raggiunto il 30% degli addetti, dimostrano peraltro una elevata circolazione virale, con generazione di casi secondari anche nei nuclei familiari e nei lavoratori di altre aziende.

Tutto questo in un quadro produttivo estremamente variegato, che vede la presenza sul territorio italiano di numerosi impianti molto diversi tra loro per dimensioni, condizioni strutturali, gestionali e operative.

Un parte del quesito evidenzia la disparità di gestione di sanità pubblica del focolaio di Vazzola, con provvedimenti molto diversi (tra cui la mancata chiusura per garantire le doverose attività di pulizia e disinfezione) da quelli adottati in altri focolai italiani.

“La presente richiesta – conclude il segretario del Sivemp Veneto, Maria Chiara Bovo – è motivata dalla necessità di garantire una continua ed uniforme azione di vigilanza e ispezione veterinaria efficace per il benessere degli animali e la sicurezza alimentare, nonché a mitigare le ripercussioni sociali ed economiche sul territorio e sulla filiera alimentare”

 

*A proposito dell’attivazione di un piano mirato di sorveglianza sulla base delle linee guida Iss, va registrato che, in collaborazione con Asl Bari, Inail e con il coinvolgimento di Minsalute e Regioni, è in programma l’organizzazione a livello nazionale di uno specifico webinar.

 

15 settembre 2020

(c.fo. redazione Sivemp Veneto)

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