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Dimissioni, pensionamenti e troppo poche assunzioni. «La sanità finisce in appalto». Carenza di addetti, il conto dei sindacati. E l’Usl organizza «focus group»

Chiedono a gran voce più assunzioni dirette e retribuzioni migliori. Perché tra carenze cicliche e pensionamenti in vista il personale medico-sanitario scarseggia sempre più, con il risultato che ci si affida alle cooperative per tappare i buchi: i sindacati lanciano sul fronte sanità un allarme concreto, a giudicare anche dall’iniziativa dell’Usl 6 Euganea, che ha tenuto tre focus group con chi lavora nei quattro poli di pronto soccorso del Padovano per comprendere le motivazioni che hanno reso la medicina di emergenza e urgenza una professione sempre meno attrattiva.

A sollevare con decisione la problematica è la Cisl Fp: una cinquantina di manifestanti si sono ritrovati in piazza Antenore per un sit-in di protesta, con tanto di rappresentanza accolta dal prefetto Raffaello Grassi. Il tutto partendo da un dato emblematico: stando alle stime fatte dal sindacato mancherebbero infatti all’appello 1.300 appartenenti al personale medico-sanitario per garantire un adeguato fabbisogno ad Azienda Ospedaliera, Usl 6 Euganea e case di riposo dell’intera provincia, che avrebbero rispettivamente bisogno di 490, 580 e 230 tra infermieri e Oss (soprattutto) ma anche tecnici e amministrativi. Cifre riferite al prefetto da Michele Roveron, segretario generale Cisl Fp: «La carenza di personale è ormai diventata strutturale, ed è stata messa ancor più in evidenza dalla pandemia. Le sole case di riposo necessiterebbero di almeno 200 operatori socio-sanitari. C’è bisogno di interventi che valorizzino le professioni sia sotto il profilo del percorso formativo che del trattamento economico, così da renderle più appetibili».

La preoccupazione monta anche in casa Cgil Fp, con la segretaria generale Alessandra Stivali che parla della situazione in casa Usl 6 avvertendo: «Le nuove assunzioni non basteranno a coprire le centinaia di pensionamenti dei prossimi anni. Gli appalti alle cooperative? La logica dei tetti di spesa tende sempre a privilegiare le soluzioni più a basso costo, compromettendo in tal modo non solo i diritti e la qualità della vita dei lavoratori, ma anche il servizio essenziale che siamo chiamati ad offrire ai cittadini». Concetti sottolineati anche da Raffaella Megna, segretaria della Funzione Pubblica di Cgil: «Gli organici sono sempre più ristretti, in particolar modo sono in costante calo gli amministrativi, vero cuore tecnico organizzativo dell’intero sistema. In assenza di una politica di assunzioni lungimirante, il rischio più concreto è che si appaltino queste funzioni, il che comporta una maggiore precarietà del lavoro».

Si fatica parecchio anche a trovare medici e infermieri, perché ce ne sono sempre meno disposti a lavorare soprattutto in aree più «a rischio» come il Pronto Soccorso, come spiega Aldo Mariotto, direttore sanitario dell’Usl 6 Euganea: «Nell’ultimo anno le abbiamo provate tutte: dai concorsi a tempo indeterminato e determinato agli avvisi per medici in libera professione, passando alle richieste di mobilità da altre aziende fino al ricorso a cooperative che attualmente riguarda il Pronto Soccorso dell’ospedale di Cittadella e il punto di primo intervento di Montagnana ma che presto sarà allargato ai Pronto Soccorso di Piove di Sacco e Camposampiero. Abbiamo quindi fatto questi “focus group” con chi al Pronto Soccorso già ci lavora, per capire le motivazioni della sempre minore attrattiva, ed è emerso che si tratta di un’attività particolarmente impegnativa, talvolta usurante per turnazione, scarsa gratificazione, difficili avanzamenti di carriera, scollamento con i reparti, troppi adempimenti non sanitari prettamente burocratici nonché il rischio di trovarsi davanti un’utenza aggressiva o violenta».

Il Corriere del Veneto

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