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Diossina, i livelli pericolosi nei cibi

Se ingerita in grandi quantità, provoca lesioni della pelle, calo della fertilità, ritardo della crescita, tumori

MILANO – Pascoli e mangimi contaminati sono i principali nodi della contaminazione da diossina di carni e latte di animali. Quella che si chiama genericamente diossina corrisponde in realtà a oltre 200 sostanze diverse, 17 delle quali altamente tossiche per l’uomo. La più pericolosa è il tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta “diossina Seveso”, considerata punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicità. Nei Paesi industrializzati l’esposizione di fondo della popolazione è stimata in un miliardesimo di milligrammo (picogrammo, pg) equivalente di tossicità del Tcdd per grammo di grasso (pg teq/g).

SOSTANZA PERSISTENTE – Considerata il più tossico fra i composti organici, la diossina è contenuta in moltissimi prodotti di uso comune, come oli isolanti, additivi antimuffa, vernici e impregnanti per il legno. Può diffondersi nell’ambiente anche in seguito a processi di combustione, da quelli che avvengono nei motori agli incendi, all’uso di stufe e caminetti. A causa della sua stabilità chimica, la diossina è molto persistente nell’ambiente. Si lega facilmente al materiale organico presente nel terreno e sono necessari mesi, perfino anni, prima che venga degradata. Se ingerita dai mammiferi, si accumula nei grassi. Anche l’organismo umano la elimina molto lentamente, tanto che la contaminazione più violenta mai avvenuta in Italia, quella del luglio 1976 a Seveso, ha fatto registrare casi di lesioni della pelle (cloracne) persistenti a distanza di oltre 20 anni. Se ingerita dall’uomo in grandi quantità, questa sostanza può provocare lesioni della pelle, calo della fertilità, ritardo della crescita, tumori.LIVELLI MASSIMI – Di seguito i livelli massimi di diossina e diossine simili ai Pcb ammessi dall’Unione Europea nei prodotti alimentari destinati all’uomo (la quantità è espressa in picogrammi per grammo di grasso):

– carni bovine e ovine: da 3,0 a 4,5

– pollame: da 2,0 a 4,0

– carni suine: da 1,0 a 1,5

– fegato: da 6,0 a 12,0

– latte crudo, burro e prodotti caseari: da 3,0 a 6,0

– uova: da 3,0 a 6,0

– nel pesce i livelli sono compresi fra 4,0 e 8,0 pg/g di peso fresco. (Fonte: Ansa)

Corriere.it – 7 gennaio 2011

 

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