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Dipendenti pubblici, licenziamenti più veloci oltre che per gli assenteisti per i corrotti. È l’ipotesi a cui sta lavorando il Governo nel testo unico sul pubblico impiego

La sospensione dal lavoro entro 48 ore e il licenziamento entro i successivi trenta giorni dei furbetti del cartellino, è stato solo l’antipasto. La stretta sugli statali «infedeli» non si fermerà qui. Nel testo unico sul pubblico impiego, il provvedimento che il governo presenterà all’inizio del prossimo anno, le procedure semplificate per mettere alla porta i dipendenti che si macchiano di qualche colpa saranno estese. A cominciare da chi si commette reati di corruzione.

Ma norme ad hoc saranno scritte anche per licenziare gli assenteisti di massa e quelli seriali,come chi marca visita ogni lunedì mattina o ad ogni ponte che il calendario regala. Ad anticipare l’intenzione del governo, è stato ieri il sottosegretario alla Funzione Pubblica Angelo Rughetti. Intervistato da Uno Mattina, ha spiegato che il ministero sta «lavorando per fare in modo che nel Testo Unico sul pubblico impiego ci siano altri procedimenti disciplinari che abbiano una corsia preferenziale rispetto al procedimento penale». È uno dei punti centrali della questione. Oggi il procedimento disciplinare, nel caso sia contestato un reato ad un pubblico dipendente, si deve in pratica fermare se parte il procedimento penale e attendere i tempi di conclusione di quest’ultimo. Che non sono rapidissimi, soprattutto se bisogna attendere fino al verdetto della Cassazione. Le due procedure, secondo le intenzioni del governo, dovrebbero viaggiare dunque su due binari paralleli. Il dipendente pubblico colto a rubare, o accusato di corruzione, deve poter essere sanzionato in via disciplinare già prima che la giustizia penale faccia il suo corso. Il passaggio è comunque delicato. Nel caso dei furbetti del cartellino la sospensione immediata scatta entro 48 ore e il licenziamento si perfeziona in 30 giorni, perché il lavoratore infedele è colto sul fatto. Licenziare a stretto giro un dipendente solo con un’accusa, seppur grave, ma senza nemmeno una sentenza di primo grado, potrebbe rivelarsi più complicato.

LA SOLUZIONE

I licenziamenti disciplinari per assenteismo seriale o di massa, avrebbero invece già trovato una soluzione. L’attuale legge Brunetta prevede che per poter mettere alla porta i lavoratori occorrano due elementi. Il primo è che il dipendente si sia macchiato di una colpa, come aver violato una norma del contratto. Ma per allontanarlo serve anche un giudizio negativo nella valutazione del rendimento di quel dipendente. L’idea sarebbe allora quella di inserire tra le cause di «scarso rendimento» che permettono il licenziamento, anche le assenze seriali o aver partecipato a quelle di massa.

LE ALTRE MISURE

Il tutto dovrebbe essere condito da altre due misure. La prima è l’impossibilità di impugnare l’atto di licenziamento per meri vizi formali. È una delle principali mannaie che si abbatte regolarmente sui procedimenti disciplinari. La seconda questione riguarda le visite fiscali. La competenza passerà dalle Asl all’Inps, e come ha spiegato il sottosegretario Rughetti alla Commissione lavoro della Camera ci saranno due squadre di medici Inps in campo per gli accertamenti sulle assenze per malattia. I medici presenti nelle cosiddette liste speciali ad esaurimento, come già previsto, effettueranno «le visite mediche di controllo domiciliare», andando a casa del dipendente pubblico. Invece a un’altra squadra (si attingerà in questo caso alla selezione fatta dall’Inps per 900 nuovi medici) saranno affidate «attività di istruttoria» e «l’espletamento di visite ambulatoriali», con focus sulla fase che precede il controllo domiciliare e su tutto il contorno (certificazioni di malattia, verbali delle visite). D’altra parte l’obiettivo è quello di controlli mirati ed efficaci. Tenendo separati i due compiti, istruttoria e controllo domiciliare, si cerca di massimizzare il «tasso di rendimento» delle visite.

IL Messaggero – 28 luglio 2016 

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