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Dipendenti pubblici, niente regali. E chi nasconde introiti da doppio incarico davanti alla Corte dei conti

1a1a1_aaaaaaaaregaloArriva un Codice etico per i pubblici dipendenti. Il primo passo per prevenire la corruzione. Ma farà discutere. Prevede il divieto di ricevere doni da parte di un dipendente dello Stato (e degli enti locali) «fatti salvi i regali d’uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia». Il codice di comportamento contiene anche una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti e sono previste sanzioni. «La violazione è fonte di responsabilità disciplinare», nonché «responsabilità civile, amministrativa e contabile ogni qual volta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti». La sanzione più grave è il licenziamento. Altra norma approvata: se un dipendente pubblico riceve un doppio incarico e nasconde il surplus degli introiti, incorre in un illecito disciplinare e deve risponderne alla Corte dei Conti.

L’Idv può vantare un blitz di successo. Ha avuto la maggioranza su un emendamento – già avanzato dal Pd, poi ritirato – a cui il governo era contrario, che recita: «L’omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore, costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti». Fuor di gergo, significa che se un dipendente pubblico riceve un doppio incarico e nasconde il surplus degli introiti, incorre in un illecito disciplinare e deve risponderne alla Corte dei Conti

Ma fa discutere anche il divieto per un ex uomo politico di assumere incarichi nella Pubblica amministrazione per tre anni dopo aver cessato dalla carica. E’ una proposta del governo che per il momento resta in stand-by, in quanto non convince la maggioranza. L’impossibilità per un candidato o per chi abbia rivestito incarichi pubblici elettivi di assumere ruoli dirigenziali nella Pubblica amministrazione, se non dopo una pausa di tre anni, «congelerebbe» infatti per 36 mesi le ambizioni di ex sindaci o ex parlamentari. E così sul punto c’è stata una feroce riunione ristretta tra rappresentanti del governo e dei partiti.

Secondo il Pdl la misura proposta dal governo è degna di Orwell e del Grande Fratello. «E un paradosso – dice Beatrice Lorenzin, Pdl – . Prestare la propria persona alla politica come servizio, ad una candidatura, non parliamo neanche di elezione, nelle pubbliche amministrazioni così come alla Camera o al Senato dovrebbe essere un elemento di vanto».

E invece il governo vorrebbe evitare proprio il fenomeno della «porta girevole», di chi esce da una carica elettiva e afferra un incarico dirigenziale. «Il disegno di legge – insiste la Lorenzin – parte da un pregiudizio. Credo che dobbiamo chiarire cosa vogliamo ottenere perché se la politica è tutta brutta sporca e cattiva il risultato è che, poi, non dobbiamo lamentarci se ci troviamo di fronte a quei governi rappresentati in tanti libri di fantapolitica».

Le ha risposto Fabio Granata, Fli: «Il governo ha individuato la necessità di intervenire in quella zona grigia presente nei rapporti tra la politica e la pubblica amministrazione, al fine di arrivare ad una definizione di un provvedimento anticorruzione che non sia aria fritta». E secondo Antonio Borghesi, Idv, «è una questione co-si rilevante quella sulla quale stiamo discutendo oggi che sono davvero sorpreso, di chi parla di pregiudizio nei confronti della politica quando le leggi esistenti hanno permesso che in questo Parlamento possano sedere venticinque persone già condannate con sentenza passata in giudicato…».

Ma contro questo ddl resta assai critico Antonio Di Pietro: «Altro che anticorruzione, è una legge ipocrita. E un provvedimento che rende legale ciò che ora è illegale, come il finanziamento ai partiti da parte di società a capitale pubblico».

La Stampa – 1 giugno 2012

Ddl anticorruzione, troppi nodi alla Camera: l’esame slitta a lunedì. Il Governo cerca una mediazione

Si allungano i tempi per l’approvazione del ddl Anticorruzione, dopo che ieri mattina in aula alla Camera il Governo è stato battuto su un emendamento ritirato dal Pd ma ripresentato dall’Italia dei valori. L’esame del provvedimento – sospeso a metà giornata, quando la discussione era sul punto di affrontare il blocco degli emendamenti all’articolo 5 – riprenderà lunedì prossimo.Slittamento per dare spazio alla mediazione

La sospensione di ieri, ha spiegato il presidente dell’assemblea, Maurizio Lupi (Pdl) al momento di interrompere i lavori, doveva dare spazio ad una riunione governo-maggioranza sui nodi del provvedimento, che si è poi svolta nel primo pomeriggio. L’ulteriore slittamento al 4 giugno è stato invece deciso dalla successiva riunione dei capigruppo, convocata a metà pomeriggio proprio per trovare un’intesa sull’ordine dei lavori. Molti gli aspetti controversi del provvedimento. Sulla prima parte del ddl, che disciplina in particolare la prevenzione del fenomeno corruzione all’interno della Pubblica amministrazione, il Governo è impegnato in queste ore a cercare una mediazione. Alla riunione Governo-maggioranza ha partecipato infatti il ministro per la Pa Filippo Patroni Griffi, la relatrice Jole Santelli (Pdl) ed i rappresentanti dei partiti di maggioranza.I nodi da sciogliere

Sul tavolo, lo stop di tre anni ai ex politici e ai candidati che intendono ricoprire incarichi di vertice nella Pa, la disciplina degli arbitrati ma anche le norme antimafia, con la richiesta del Pdl di ritornare alla black list nazionale. Un nuovo incontro per trovare un accordio è previsto per lunedì pomeriggio, prossimo appuntamento del comitato ristretto. Più lontana, per ora, appare la soluzione dei contrasti nella maggioranza (soprattutto fra Pdl e Pd) sulle norme penali del provvedimento proposte dal ministro della Giustizia Paola Severino. In mattinata, il governo era stato battuto in Aula su un emendamento presentato inizialmente dal Pd ma poi ritirato dai Democratici e fatto proprio dall’Italia dei Valori, quindi approvato con il voto parlamentare. L’emendamento prevede che «l’omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti».Sì al nuovo Codice etico Pa

Sempre in mattinata, l’Aula ha anche approvato il nuovo codice etico per gli statali introdotto dal Governo. «Il governo – si legge nel testo – definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo della cura dell’interesse pubblico». Il nuovo codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite.

Ilsole24ore.com – 1 giugno 2012

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