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Dipendenti pubblici, premi flessibili (con risorse limitate) nel nuovo contratto. Oggi confronto Aran-sindacati Pa centrale. Il 13 tocca alla sanità

Il nuovo tentativo di pesare le buste paga negli enti pubblici sulla base della produttività parte piano. La riscrittura delle regole, al centro del testo che sarà presentato questa mattina ai sindacati per il rinnovo del contratto degli statali, disciplinerà il principio per cui le buste paga vanno «differenziate» in modo «significativo» in base ai risultati, e proverà a indicare una quota minima di dipendenti a cui azzerare i premi.

A caratterizzare l’impianto saranno due differenze cruciali rispetto agli ambiziosi, e inattuati, tentativi del 2009 targati Brunetta: la griglia sarà flessibile, e non ancorata all’obbligo di azzerare i “premi” a un quarto dei dipendenti e dimezzarli al 50% degli organici, e la valutazione sarà concentrata sui risultati complessivi ottenuti dagli uffici più che sulla performance dei singoli dipendenti. Ma ad ammorbidire gli effetti in busta paga sarà anche un terzo fattore: alla produttività andrà dedicata la «quota prevalente» delle sole «risorse variabili» presenti nei fondi decentrati. Il concetto appare burocratico, ma la sua traduzione è semplice. I fondi decentrati, che finanziano le voci aggiuntive rispetto allo stipendio base (tabellare), si dividono in voci fisse (turni, vecchie promozioni, indennità di disagio) e voci variabili. A queste ultime, come mostra l’ultimo censimento della Ragioneria generale, vanno poco meno di 900 milioni su 10,2 miliardi (cioè l’8,7% dei fondi): se le nuove intese confermeranno una ripartizione di questo tipo, insomma, ai premi e alla «differenziazione» degli stipendi in base ai risultati andranno cifre leggere. In grado di cambiare poco rispetto a oggi.

Sarà questo uno dei temi nell’agenda del confronto di questa mattina, che prova ad accelerare sul rinnovo contrattuale della Pa centrale (ministeri, enti pubblici nazionali, agenzie fiscali); un contratto, quello dello Stato, destinato a fare da battistrada anche agli altri comparti, a partire dalla sanità al centro di una nuova convocazione per il 13 dicembre. Il tentativo è di chiudere l’accordo sugli statali entro fine anno, per avvicinare al traguardo a inizio 2018 anche sanità, enti locali e scuola. La stessa ministra per la Pa Marianna Madia ieri ha rilanciato la speranza «che entro Natale ci sia la firma almeno del primo contratto, perché abbiamo lavorato quattro anni per questo obiettivo».

Nel confronto di oggi non dovrebbe affacciarsi la parte economica, cioè gli 85 euro di aumenti medi promessi dall’accordo del 30 novembre 2016 che il governo vorrebbe distribuire concentrando i ritocchi sulle fasce di reddito più basse.

Da risolvere ci sono prima le questioni normative, come i nuovi istituti che dovranno tradurre in pratica la riforma Madia e gli atti di indirizzo che hanno avviato il confronto. Il nuovo contratto introdurrà l’opzione dei «permessi a ore» (massimo 18 ore all’anno), per non perdere l’intera giornata quando bisogna fare un esame o una visita specialistica, e le «ferie solidali», cioè la possibilità di regalare giorni di riposo (in eccesso al minimo obbligatorio, 20 giorni oppure 24 per gli orari articolati su sei giorni) a colleghi che le utilizzino per assistere figli minori.

Ci sono poi da aggiornare le regole del lavoro pubblico alle evoluzioni spuntate nei lunghi anni di blocco di contrattazione. I congedi per matrimonio spetteranno anche alle unioni civili, mentre il licenziamento per chi commette violazioni gravi e reiterate sul posto di lavoro si estenderà allo stalking. In programma c’è anche un controllo più stretto sui permessi per l’assistenza ai famigliari disabili, da inserire in una programmazione mensile, e sanzioni più dure quando si concentrano le assenze in periodi resi “strategici” dal calendario delle feste o dai picchi di lavoro.

La flessibilità domina anche un altro aspetto del pubblico impiego, su cui ieri si è raggiunto l’accordo definitivo fra Aran e sindacati. Si tratta dei distacchi e dei permessi sindacali; le sigle avranno a disposizione un monte predefinito che potrà essere usato sia sotto forma di distacchi sia di permessi, per permettere una gestione più libera di queste prerogative ridotte del 50% dal 2014.

Gianni Trovati – Il Corriere del Veneto – 5 dicembre 2017

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