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Direttore licenziato rapina «suo» supermercato col suocero (esodato)

I due uomini, entrambi incensurati, avrebbero agito per disperazione. Ex direttore di un supermercato di Lodi, insensurato, organizza una rapina a chi ha preso il suo posto. E a impugnare la pistola è il suocero, pure lui incensurato, esodato.

Capita a Lodi, in un periodo in cui la crisi non dà tregua a nessuno. A scoprire l’intreccio sono stati gli uomini della Questura di Lodi, dopo un’indagine durata alcuni mesi. Il 5 ottobre scorso, all’ora di pranzo, il direttore del supermercato Dipiù di viale Piacenza è stato avvicinato da un uomo armato mentre portava in banca i 5mila euro dell’incasso. Il rapinatore gli ha puntato contro una pistola e gli ha portato via i contanti. Il direttore lo ha visto fuggire a bordo di un’Audi grigia, ed è riuscito ad annotare le prime due cifre della targa. Informazioni fornite alla polizia, che si sono rivelate fondamentali.

L’AUTO – Due giorni dopo, la questura ha verificato che un’auto con le stesse caratteristiche di quella del colpo risultava rubata a Paullo e ritrovata dopo poche ore nel parcheggio del cimitero di Paullo, molto vicina al luogo da cui era sparita. Una circostanza sospetta, diventata ancora più sospetta nel momento in cui gli investigatori hanno scoperto che l’auto apparteneva all’ex direttore del supermercato rapinato, A. C., 44 anni, che era stato prima trasferito da Lodi a un’altra sede e poi licenziato, per ragioni ancora in corso di accertamento.

IL SUOCERO – A quel punto gli agenti di Lodi si sono messi sulle tracce dell’uomo e hanno scoperto che viveva con la compagna e il padre di lei, V. A., 56 anni, e che quest’ultimo era molto somigliante all’identikit del rapinatore armato di pistola. Altri riscontri fotografiche, nuove verifiche e pedinamenti, poi il provvedimento cautelare. Ieri mattina i due sono stati arrestati e portati in carcere a Lodi. Entrambi risultano incensurati: è probabile che a spingerli al colpo sia stata la disperazione per le difficilissime condizioni economiche dopo la perdita del lavoro.

Corriere.it – 14 marzo 2013

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