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Dirigenti a tempo e licenziabili, così il governo cambia la Pa. Riforma al traguardo in commissione, contano le valutazioni

senato facciatadi Luca Cifoni. Non più burocrati inamovibili, ma dirigenti valutati e retribuiti in base al lavoro effettivamente svolto, che ruotano periodicamente nei propri incarichi. L’obiettivo indicato dal governo è uno dei punti più importanti della riforma della Pubblica amministrazione su cui oggi riprende la discussione in commissione Affari costituzionali del Senato. Il via libera potrebbe arrivare domani, in vista dell’esame dell’aula che dovrebbe partire martedì 31. Ma proprio l’articolo 10 del provvedimento, dedicato ai dirigenti, è uno dei nodi chiave, tanto è vero che l’esame è stato finora accantonato. Sono quindi ancora possibili novità, in particolare a proposito della contestata abolizione della figura dei segretari comunali: su questo punto si fa strada una soluzione di compromesso che renderebbe più graduale il superamento del sistema precedente.

DECRETO SUL SITO

Intanto è stato pubblicato sul sito del ministero della Pubblica amministrazione il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (datato per la verità 20 dicembre, che sblocca i fondi per la mobilità dei dipendenti pubblici. Il fondo, alimentato con 15 milioni per il 2014 e 30 milioni l’anno a partire dal 2015, dovrebbe servire per situazioni particolari, ad esempio quelle in cui una forte carenza di personale rende necessario il trasferimento di un consistente numero di lavoratori. Negli altri casi le amministrazioni dovrebbero invece provvedere con le proprie risorse ordinarie. Per l’avvio effettivo delle procedure di mobilità mancano però ancora le tabelle di equiparazione, quelle che devono mettere in relazione – tra le varie amministrazioni – inquadramenti e relative retribuzioni.

In tema di dirigenza, la prima novità rispetto all’assetto attuale riguarda l’inquadramento. Dall’attuale meccanismo delle fasce si passa a quello del ruolo unico. O meglio i ruoli saranno tre: uno statale presso la presidenza del Consiglio, uno relativo ai dirigenti delle regioni ed un terzo a quello degli enti locali. Ci sono però alcune esclusioni: le più importanti riguardano i dirigenti scolastici ed i medici del servizio sanitario nazionale. C’è però ancora un nodo da sciogliere, quello dei segretari comunali. Figura che nella versione originaria della delega veniva semplicemente cancellata.

I CONCORSI

L’accesso alla dirigenza potrà avvenire attraverso corso-concorso o concorso, da realizzare in entrambi i casi con cadenza annuale. Per i dirigenti è previsto anche l’obbligo della formazione. Due temi cruciali della riforma sono il conferimento e la durata degli incarichi. Verrà creata una banca dati in cui saranno inseriti il curriculum vitae di ciascuno, e un profilo con le valutazioni ricevute nei precedenti incarichi. La durata degli incarichi sarà triennale, con la possibilità di rinnovarli una sola volta senza una procedura selettiva. È indicato anche il principio dell’equilibrio di genere nel conferimento degli incarichi.

Cosa succederà ai dirigenti che restano senza incarico? Riceveranno solo il trattamento economico fondamentale e verranno posti in mobilità, fino all’eventuale decadenza dal ruolo unico. In questo periodo potranno cercare un’occupazione nel settore privato o essere chiamati a svolgere funzioni di supporto anche presso enti senza scopo di lucro.

I LIMITI ALLE RETRIBUZIONI

Uno dei punti che dovrebbero essere precisati attraverso gli emendamenti presentati dal relatore Giorgio Pagliari (Pd) è quello della valutazione dei risultati: viene specificato il superamento degli automatismi di carriera, di conseguenza il percorso di progressione sarà costruito in funzione degli esiti della valutazione.

Infine, la retribuzione: nei decreti attuativi della delega verranno fissati dei limiti assoluti in base alla tipologia dell’incarico; ci saranno anche limiti percentuali per quanto riguarda l’incidenza sul totale delle retribuzioni di posizione e di risultato.

Il Mattino –  24 marzo 2015

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