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Dirigenti pubblici, al via stretta sull’incompatibilità. Cdm: ok a regolamenti per reclutamento dipendenti

1a1a1a1a_0a00aaaadirigenti-pubblici-150x150Stop se condannati e se in conflitto con parenti e affini. Patroni Griffi: «spartiacque anticorruzione». Statali e dipendenti pubblici sempre più imparziali e incorruttibili. L’ultimo tassello del pacchetto anti-corruzione voluto dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi,è stato approvato ieri dal consiglio dei ministri. Si tratta del decreto legislativo sulla incompatibilità e inconferibilità degli incarichi per i dirigenti pubblici che disciplina con regole strette il possibile conflitto d’interesse per chi lavora nella macchina pubblica. Dopo il Codice di condotta varato una quindicina di giorni fa e dopo le norme sulla trasparenza di metà febbraio, si chiude il cerchio. Approvati anche i regolamenti sul reclutamento dei funzionari pubblici.

Stop agli incarichi in caso di condanna penale (anche non definitiva) per reati contro la pubblica amministrazione; stop a chi arriva da società private o è sposato o a relazioni di parentela o di affinità fino al secondo grado con persone che rivestano incarichi di presidente o amministratore delegato. Stop infine al doppio o triplo incarico e alla sommatoria di cariche in organi politici e ruoli digrigenziali pubblici.

Se si verifica che l’incarico ad un top manager è «inconferibile», l’atto con il quale è stato nominato e il suo contratto sono nulli, gli incarichi decadono e il responsabile del piano anticorruzione individuato in ogni amministrazione dovrà segnalare i casi all’Autorità nazionale anticorruzione, all’Antitrust e alla Corte dei conti. Chi conferisce incarichi nulli è responsabile per le conseguenze economiche e per tre mesi non può conferire altri incarichi. Al loro posto interviene la Presidenza del Consiglio (per i ministeri) e un commissario ad acta nominato dall’Interno, per gli enti locali.

«Con questo decreto – ha commentato Patroni Griffi – il Governo ha esercitato l’ultima delega prevista dalla legge anticorruzione e segna uno spartiacque importante nella lotta alla corruzione».

Niente incarichi ai condannati

Niente incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche a chi sia condannato per reati contro la pubblica amministrazione o non sia cessato per un congruo periodo di tempo da precedenti cariche in enti privati o dall’attività politica. Il consiglio dei ministri ieri ha approvato uno dei tasselli fondamentali della disciplina «anticorruzione», la legge 190/2012, che all’art. 1, c. 49 e 50 aveva delegato l’Esecutivo ad approvare un decreto legislativo in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi dirigenziali ed amministrativi di vertice nelle pubbliche amministrazioni.

Condanne. Nel caso di condanne anche non definitive per reati come corruzione, concussione e le altre fattispecie di reati contro la pubblica amministrazione, il decreto prevede l’assoluta preclusione ad incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali. L’inconferibilità diviene perpetua, laddove vi sia anche la condanna all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ai dirigenti di ruolo, per la durata del periodo di inconferibilità, si potranno assegnare incarichi diversi da quelli che comportino l’esercizio delle competenze di amministrazione e gestione.

Conflitto di interessi. Niente incarichi dirigenziali di qualsiasi tipo a coloro che prima di prendere servizio nella pubblica amministrazione svolto funzioni manageriali all’interno di enti di diritto privato, ivi compresi quelli regolati o finanziati dall’amministrazione, dall’ente pubblico o dall’ente di diritto privato in controllo del soggetto pubblico che conferisce l’incarico. Per superare l’inconferibilità, occorre che il destinatario dell’incarico dirigenziale sia cessato dalle precedenti cariche per un periodo di tempo tale da garantire che nello svolgere la sua funzione pubblica possa, anche solo indirettamente favorire interessi dei soggetti presso i quali aveva lavorato in precedenza. Le regole sul contrasto al conflitto di interessi mirano anche ad evitare il cumulo di troppe funzioni e remunerazioni in capo al dirigente.

Commistione tra politica e gestione. Il decreto legislativo mira ad ottenere garantire un maggior grado di autonomia della dirigenza dalla politica. Per questa ragione, si impedisce a coloro che abbiano rivestito incarichi nell’ambito di organi di indirizzo politico nell’anno o biennio precedente, possano essere destinatari di incarichi dirigenziali sia nelle amministrazioni pubbliche, sia negli enti di diritto privato partecipati o comunque finanziati dalla pubblica amministrazione. Il conferimento di incarichi dirigenziali, tanto a dipendenti di ruolo, quanto a soggetti esterni, deve essere motivato da ragioni di competenza, non di appartenenza politica.

Incompatibilità. Oltre all’inconferibilità, il decreto prevede anche due cause di incompatibilità per i dirigenti, i quali, una volta insediati, non possono svolgere incarichi e cariche in soggetti privati. La medesima l’incompatibilità riguarda l’assunzione di cariche in organi di indirizzo politico.

Sanzioni. Particolarmente incisive le sanzioni, nel caso di violazione delle disposizioni del decreto. Qualora le amministrazioni conferiscano incarichi dirigenziali nell’inosservanza delle disposizioni sull’inconferibilità (che è un divieto vero e proprio ad assegnare l’incarico), scatta la nullità sia degli atti di conferimento, sia dei relativi contratti di lavoro e di regolazione delle attività da svolgere. Per le ipotesi di incompatibilità, i dirigenti debbono rinunciare agli incarichi politici o in enti privati entro 15 giorni dalla contestazione mossa dal responsabile della prevenzione della corruzione; in caso contrario, decadranno dagli incarichi.

Il responsabile anticorruzione è chiamato anche a segnalare i casi di possibile violazione delle regole su inconferibilità e incompatibilità alla Civi in veste di Autorità nazionale anticorruzione, la quale è investita anche del potere di sospendere la procedura di conferimento dell’incarico. Le segnalazioni dovranno essere inoltre rivolte all’Autorità garante della concorrenza e del mercato ed alla Corte dei conti, per l’accertamento di eventuali responsabilità amministrative.

Sanzioni anche per i componenti degli organi di governo che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli. Il decreto chiarisce che essi sono da considerare responsabili per le conseguenze economiche (si tratta di responsabilità erariale) e introduce nei loro confronti il divieto di conferire tutti gli incarichi di loro competenza

Piani triennali e corso-concorso, così cambia il reclutamento dei dipendenti pubblici

Un coordinamento delle cinque scuole superiori delle amministrazioni centrali dello Stato e la trasformazione della Scuola superiore della Pa in Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna) con in conseguente avvio di un sistema di programmazione dei momenti di reclutamento dei dirigenti e dei funzionari dello Stato e degli enti pubblici non economici su base triennale. Sono questi i due contenuti più rilevanti del regolamento che approvato oggi in Consiglio dei ministri. Un Dpr che dà attuazione a una delle norme sul pubblico impiego contenute nella spending review del luglio scorso e che, dopo il passaggio di controllo alla Corte dei conti, diventerà subito operativo.

Programmazione sulla base dei fabbisogni

Il testo, 19 articoli in tutto, avvia una calendarizzazione centralizzata dei nuovi reclutamenti di funzionari e dirigenti affidata al Dipartimento Funzione pubblica. L’obiettivo è duplice: definire i fabbisogni di nuovo personale con una prospettiva triennale e sulla base delle nuove piante organiche (ridotte dalla spending review) e determinare, insieme con il ministero dell’Economia, quante posizioni e quali profili professionali dovranno essere reclutate tramite il corso-concorso selettivo bandito dalla Sna e dalla altre scuole coordinate nel Sistema unico di reclutamento. Il meccanismo varrà per le amministrazioni dello Stato e per gli enti pubblici non economici, mentre alle Regioni e agli enti locali viene data facoltà di utilizzare il sistema dei corsi-concorsi. Altra norma innovativa è l’innalzamento al 50% della quota dei posti per funzionario e dirigente cui si accederà con laurea da assegnare solo con il corso-concorso. L’idea di fondo, da dispiegare in prassi una volta che si potrà uscire dall’attuale blocco del turn over (gli ultimi concorsi sono quelli dell’Aquila, di Napoli e il concorsone del Miur), è quella di far ripartire una sistema di reclutamento capace di produrre funzionari e soprattutto dirigenti che abbiano acquisito una formazione omogenea e quindi davvero in grado di garntire quella mobilità tra amministrazioni e compratimenti previsto dalla spending review.

Decreto del Presidente della Repubblica

La gestione delle eccedenze

Ben prima di vedere in funzione il nuovo sistema di reclutamento, naturalmente, si dovranno gestire gli effetti dei tagli sugli organici (20% per gli uffici dirigenziali e 10% per il resto). Secondo le tabelle definitive diffuse a gennaio dalla Funzione pubblica saranno circa 7.800 le «eccedenze» negli uffici della Pa centrale individuate con le procedure di snellimento scritte a luglio nel decreto sulla revisione di spesa. La stragrande maggioranza, 7.416, si incontrano fra il personale non dirigente. Al conteggio andranno aggiunte le eccedenze negli uffici dirigenziali, che secondo le ultime stime dovrebbero essere circa 400. Le procedure previste passano per una serie di strumenti progressivi per limitare al massimo le misure più “dure”. In primo luogo va individuato il personale che può essere collocato a riposo perché raggiunge i requisiti previdenziali pre-riforma entro fine 2013 (con decorrenza dell’assegno entro fine 2014), poi vanno avviati entro marzo i processi di «mobilità guidata». Entro maggio, in calendario c’è la definizione dei contratti di solidarietà a tempo parziale per i dipendenti che non sono stati interessati dai primi due passaggi. Solo chi non può essere collocato a riposo e non sarà coinvolto da mobilità guidata e contratti di solidarietà rientrerà entro giugno tra gli «esuberi», per i quali scatterà la «mobilità collettiva» per due anni (elevabili a quattro) con l’80% del trattamento economico fondamentale, al netto quindi di tutte le voci accessorie.

Concorsi trasparenti e veloci

La strategia del massimo coordinamento tra amministrazioni per il reclutamento di personale, un via per abbandonare il vecchio dogma per cui ogni ente si fa i concorsi in proprio con costi rilevantissimi, ha dato risultati interessanti con la recente esperienza dei 14 concorsi realizzati in 5 mesi e 9 giorni in Abruzzo su iniziativa del ministero per la Coesione territoriale. Oltre trenta amministrazioni diverse hanno utilizzato il coordinamento offerto da un’apposita Commissione interministeriale riuscendo a selezionare 300 vincitori su una platea di oltre 37mila partecipanti. Secondo una stima di FormezPa questa procedura integrata, che si è svolta in totale trasparenza (con video riprese streaming delle fasi più delicate) ha abbattuto i costi a un quinto circa di quelli che si sarebbero dovuti sostenere se ogni singola amministrazione non si fosse spogliata dei propri poteri di avviare un reclutamento autonomo.

Reclutamento funzionari pubblici: sì ai regolamenti, tocca al Governo

Sono stati approvati ieri, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri e su proposta del Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, due regolamenti attuativi della legge n. 135 del 2012 (la cosiddetta spending review). Entrambe le prescrizioni vengono trasmesse al Consiglio di Stato e alle Commissioni parlamentari per l’ottenimento dei rispettivi pareri. Il primo regolamento revisiona il sistema di reclutamento e formazione dei dipendenti pubblici delle scuole pubbliche di formazione. Una delle novità più significative apportate del regolamento ha ad oggetto la Scuola superiore della PA (rinominata Scuola nazionale dell’amministrazione) insieme all’Istituto diplomatico “Mario Toscano”, la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, la Scuola superiore dell’amministrazione dell’interno-SSAI, la Scuola di formazione e perfezionamento del personale civile della difesa e la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche. Tutti gli istituti insieme verrebbero a costituire il Sistema unico del reclutamento e della formazione pubblica.

La previsione del nuovo sistema è volta a garantire la riconduzione a unità dell’azione delle singole Scuole, indispensabile per perfezionare l’allocazione delle risorse e potenziare la qualità delle attività formative. Il sistema assurge, infatti, a punto di riferimento per tutte le amministrazioni e gli enti pubblici che possono così ad esso rivolgersi per la formazione del proprio personale, anche in mancanza di motivi atti a giustificare il ricorso ad istituti di formazione differenti. Altra innovazione contenuta nel regolamento riguarda l’azione del Sistema unico la quale verrà indirizzata dal “Comitato per il coordinamento delle scuole pubbliche di formazione”, presieduto dal Presidente del Consiglio e formato dagli organi di vertice delle Scuole del Sistema unico, preposto al coordinamento della pianificazione dell’attività di formazione e reclutamento di funzionari e dirigenti, ma anche all’utilizzo delle risorse umane (in particolare del personale docente), finanziarie e logistiche (tra cui sedi e locali delle Scuole).

Il Dipartimento della funzione pubblica predispone ogni anno il “Piano triennale previsionale di reclutamento di dirigenti e funzionari nelle amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo e negli enti pubblici nazionali, il quale, in seguito, viene approvato dal Consiglio dei Ministri. Il Piano oltre a fissare il numero e la tipologia dei posti da destinare al reclutamento di dirigenti e funzionari attraverso corso-concorso selettivo bandito dalla Scuola nazionale di amministrazione, stabilisce anche il numero e la tipologia dei posti da destinare al reclutamento diretto da parte delle singole amministrazioni, ed il numero dei posti destinati al reclutamento del personale della carriera diplomatica, della carriera prefettizia e da assegnare all’albo dei segretari comunali.

L’impianto di assunzione dei funzionari delle amministrazioni statali, anche a ordinamento autonomo e negli enti pubblici non economici, avverrà per metà dei posti tramite il sistema unico di reclutamento. Le amministrazioni sono tenute ad adottare, entro il 30 giugno di ogni anno, un Piano triennale di formazione del personale, che deve essere inviato al Comitato a cui spetta poi il compito di provvedere alla redazione del “Programma triennale delle attività di formazione dei dipendenti pubblici”, secondo il criterio della programmazione a scorrimento entro il 31 ottobre di ogni anno.

Il secondo regolamento include invece le disposizioni per il corso-concorso per funzionari e dirigenti pubblici. Il sistema di reclutamento e formazione di dirigenti e funzionari viene riordinato con riferimento a quattro obiettivi: accorpare, snellire e rendere meno onerose le procedure concorsuali; garantire l’ottimizzazione generale dell’attività formativa; impostare i corsi di formazione secondo la logica del conseguimento del massimo grado di specializzazione professionale da parte degli allievi; infine subordinare l’assunzione degli stessi allievi al conseguimento di prove valutative volte ad assicurare l’effettiva selezione meritocratica.

Per i funzionari le novità toccano i requisiti minimi di accesso al corso-concorso (laurea specialistica/magistrale o diploma di laurea per i candidati non dipendenti pubblici e laurea triennale per i dipendenti pubblici); le modalità di svolgimento (durata complessiva di 9 mesi di cui i primi sei di formazione generale presso la Scuola nazionale di amministrazione e le altre Scuole del Sistema unico e i successivi tre mesi di formazione specialistica svolta presso le amministrazioni di destinazione degli allievi, usufruendo anche delle strutture delle Scuole di riferimento); il trattamento economico degli allievi. Anche per i dirigenti gli elementi di cambiamento riguardano il trattamento economico e le procedure di svolgimento del corso (con una fase di formazione generale, della durata di otto mesi, svolta dalla Scuola nazionale di amministrazione seguita da una fase di formazione specialistica, della durata di quattro mesi, della cui organizzazione si occupa il Comitato tramite le Scuole di riferimento o, in mancanza, tramite la Scuola nazionale di amministrazione). Ora l’ultima parola passa dunque nelle mani del Governo, chiamato oggi ad approvare i regolamenti in via definitiva.

Da il Messaggero, il Sole 24 Ore e LeggiOggi – 22 marzo 2013

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