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Disoccupazione record al 12,9%. Istat: mai così alta dal 1977, per i giovani picco al 42,4%. Nel 2013 persi 478mila posti

In Eurolandia il tasso resta stabile al 12%. Italia sopra la media e distante dai Paesi migliori come l’Austria (4,9%) e la Germania (5%). Torna a crescere il tasso di disoccupazione che a gennaio sale a quota 12,9% (+0,2 punti sul mese, +1,1 punti nel confronto tendenziale), al top dal 1977 (inizio delle serie trimestrali dell’Istat).

I senza lavoro arrivano a tre milioni e 293mila unità (+60mila in un solo mese, +1,9%, e addirittura +260mila persone su base annua); un bacino in cui confluisce anche una buona fetta di inattivi (vale a dire, chi si rimette alla ricerca di un lavoro, ma non lo trova). Dal 2008, anno d’inizio della crisi, si contano 984mila occupati in meno.

Rimane fortemente critica la situazione dei giovani, in particolare al Sud. A gennaio il tasso di disoccupazione degli under25 schizza al 42,4% (+0,7 punti rispetto a dicembre, e +4 punti a livello tendenziale). In Eurolandia (confrontando il dato ufficiale di gennaio) siamo al secondo posto, dietro solo al 54,6% della Spagna. La Croazia è a quota 49,8% (ma il dato è di dicembre 2013). Anche la Grecia segna una percentuale di disoccupazione giovanile più elevata della nostra (59%). Però pure qui la percentuale non è aggiornata (si è fermi a novembre 2013). Tuttavia il dato della Grecia (e questo fa riflettere) è di poco inferiore al picco registrato nel Mezzogiorno dove il tasso dei senza lavoro tra gli under25 ha sforato lo scorso anno il 50% (51,6% per la precisione – addirittura 53,7% tra le giovani donne meridionali – contro il 31,2% del Nord).

I dati diffusi ieri dall’Istat (gennaio 2014 e la media del 2013) e da Eurostat (con il confronto internazionale) evidenziano tutte le difficoltà del mercato del lavoro italiano. A gennaio nella zona Euro la disoccupazione rimane stabile al 12%, in Italia aumenta al 12,9%, confermando un trend di crescita che difficilmente è destinato a rallentare nei prossimi mesi (come indicano anche le ultime stime della commissione Ue). E ciò dimostra come «la ripresa produttiva dovrà assumere un passo ben più deciso per generare una domanda di lavoratori, da parte del tessuto produttivo, in grado di assorbire la dinamica crescente di persone che si mettono in cerca di una occupazione», sottolinea Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma. In Eurolandia, a gennaio, il tasso di disoccupazione più basso si registra in Austria (4,9%), Germania (5%), Lussemburgo (6,1%); i valori più alti si sono segnati in Grecia (28% – ma il dato è di novembre) e Spagna (25,8%). L’Italia, con il 12,9%, si colloca quindi sopra la media Ue a 18, in una posizione intermedia, ma distante dai paesi migliori.

I dati Istat certificano, poi, un 2013 “annus orribilis” per l’occupazione: sono stati persi 478mila posti, tutti tra le fasce d’età 15-34 anni e 35-49 anni. Gli occupati over50 sono invece cresciuti per effetto dell’allungamento dell’età pensionabile targato Monti-Fornero. I dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti di 190mila unità; main calo sono anche gli “indipendenti” (-143mila unità) e i cosiddetti precari (-200mila, circa, pari a meno 146mila contratti a termine e meno 51mila collaboratori). Guardando ai principali settori economici, nell’industria in senso stretto c’è stato un calo di 89mila occupati, nelle costruzioni si sale a un preoccupante -163mila unità. Anche il terziario, nella media del 2o13, perde 191mila posti. Il dato di gennaio 2014, invece, evidenzia una occupazione stabile (nel confronto con dicembre), e questo potrebbe indicare «come probabilmente si sia toccato il fondo della crisi – spiega l’economista del lavoro, Carlo Dell’Aringa -. Ora servono interventi sulla domanda aggregata, con un taglio del cuneo che riguardi anche l’Irpef, nuove risorse per i sussidi da collegare, in prospettiva, a politiche attive più incisive».

Il Sole 24 Ore – 1  marzo 2014

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