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Donne in pensione anticipata. Ultimi giorni per l’opzione. Ma è scontro sui termini. La richiesta entro il 30 dicembre per il settore pubblico. Class contro l’Inps

di Daniele Cirioli. Ultimi giorni per decidere di andare prima in pensione. Scade il 30 novembre, infatti, la facoltà per le dipendenti del privato di avvalersi della c.d. «opzione per il contributivo». Introdotta con la riforma Maroni 2004, avrebbe dovuto avere scadenza il 31 dicembre 2015; ma per l’Inps, entro quel termine, va maturata anche «la decorrenza» della pensione applicando le «finestre», cosa che determina l’anticipo dei termini di 12 mesi.

Le impiegate pubbliche hanno un mese in più per riflettere, cioè fino al 30 dicembre. In ogni caso si tratta di decidere se farsi calcolare la pensione con la regola contributiva in cambio del lasciapassare per andare prima in pensione, cioè all’età di 57 anni e tre mesi. L’appeal sulle donne è andato crescendo nel tempo, complice la serie di riforme che in questi anni hanno ristretto i requisiti. A fine di settembre si contano 8.652 domande presentate contro le 56 dell’anno 2009. Favorevoli all’estensione dell’opzione a tutto il 2015 due risoluzioni del Parlamento che impegnavano l’Inps a rivedere le istruzioni. Ma nulla è avvenuto, per cui è stata promossa una class action a cui l’istituto dovrà rispondere entro 90 giorni, per evitare l’instaurarsi di contenzioso giudiziario.

L’opzione. La misura riguarda solo le donne, sia del settore pubblico sia del privato, appartenenti al c.d. regime misto delle pensioni. Ciò vuol dire che interessa solamente le lavoratrici che si sono occupate entro il 31 dicembre 1995 e che entro tale data possono fare valere contributi per meno di 18 anni (cosa che invece le avrebbe fatte restare nel regime retributivo, almeno per le anzianità fino al 31 dicembre 2011), così da avere diritto alla pensione calcolata in parte con il sistema retributivo (anzianità fino al 31 dicembre 1995) e in parte con quello contributivo (anzianità dal 1° gennaio 1996). A tali donne, dunque, è offerta la facoltà di conseguire prima la pensione in presenza cioè di almeno 35 anni di contributi e un’età non inferiore a 57 anni e tre mesi (lavoratrici dipendenti) ovvero 58 e tre mesi (autonome). Unica condizione: optare per il calcolo di tutta la pensione con la regola contributiva. Secondo i dati dell’Inps al 30 settembre le domande presentate sono state ben 8.652 con una crescita esponenziale dopo la riforma Fornero. In effetti, dalle 56 pensioni liquidate nel 2009 si è passati a 518 nel 2010, a 1.377 nel 2011, a 5.646 nel 2012 e a 8.846 nel 2013.

La riforma Fornero e le istruzioni Inps. L’opzione è stata salvata dalla riforma Fornero del 2012 che ha allungato l’età per la pensione a 63 anni e 9 mesi (dipendenti del privato) e a 66 anni e 3 mesi (impiegate pubbliche). Nella circolare n. 35/2012 l’Inps ha precisato che le lavoratrici possono avvalersene soltanto se, entro il termine del 31 dicembre 2015, riescono a ricevere la liquidazione della pensione (cioè la decorrenza) e non solamente a maturare i requisiti (cioè il diritto). In pratica, nel calcolo del termine per l’opzione (31 dicembre 2015), deve tenersi conto anche della finestra mobile di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi. Ragion per cui l’ultima occasione per esercitare l’opzione è fissata alle seguenti scadenze:

31 maggio 2014 per le lavoratrici autonome (ormai scaduta);

30 novembre 2014 per le dipendenti del settore privato (perché il diritto alla pensione scatta il primo giorno del mese seguente a quello di maturazione dei requisiti aggiungendo altri 12 mesi per effetto della «finestra»);

30 dicembre 2014 per le dipendenti del settore pubblico (perché il diritto alla pensione scatta il primo giorno seguente a quello di maturazione dei requisiti aggiungendo 12 mesi di «finestra»).

Il Parlamento e la class action. Le stringenti regole dell’Inps non sono state modificate nemmeno a seguito di due risoluzioni approvate da camera e senato (si veda ItaliaOggi del 15 gennaio). Per tale ragione è sorto un «Comitato opzione donna» che ha promosso la Class action contro l’Inps. Il problema, a quanto pare, è di natura finanziaria: non avrebbe, infatti, l’ok della Ragioneria dello stato che chiede la copertura per quattro anni. Le potenziali beneficiarie sarebbero circa 6 mila donne.

ItaliaOggi – 19 novembre 2014 

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