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Dopo la lezione del Covid la Sanità prova a rinforzarsi con 20 miliardi. La dote sarà spesa per potenziare le cure a casa per 1 milione di over 65 e creare strutture snelle sul territorio

Il Sole 24 Ore. La lezione del Covid è ancora qui, evidente davanti ai nostri occhi. Gli errori commessi e gli insegnamenti di questo anno e mezzo di emergenza hanno svelato tutte le fragilità di un Servizio sanitario nazionale che viene da dieci anni di tagli di posti letto e al personale ridotto di ben 46mila unità.

Ecco perché se c’è un capitolo del Pnrr che è stato scritto guardando a caldo alla «ripresa» e alla «resilienza» nel dopo Covid è proprio la sesta missione del Piano: la salute. Una missione che complessivamente potrà contare su una dote di 20 miliardi, di cui 15,6 miliardi effettivi di investimenti all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza a cui si aggiungono 2,9 miliardi del fondo complementare e altri 1,7 miliardi dal piano React Eu. Una dote non proprio generosa visto che il ministro della Salute Roberto Speranza alla vigilia del Recovery plan aveva presentato una proposta per un piano da 64 miliardi.

Due i pilastri del piano di investimenti del Pnrr che dividono quasi a metà gli oltre 15 miliardi: in particolare 7 miliardi sono destinati a finanziare le cure extra-ospedale puntando sulle «Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenzasanitaria territoriale» e altri 8,6 che si concentrano sull’ospedale, la ricerca e la «digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale».

Gli interventi ovviamente sono una prima risposta alle tante ferite inferte dal Covid alla nostra Sanità. Se la trincea degli ospedali in qualche modo ha tenuto, anche se ha sofferto tantissimo ne reparti di terapia intensiva che infatti saranno rafforzati, è quella al di fuori delle strutture sanitarie che non ha retto all’onda d’urto. Per questo una delle parole chiave della missione salute del Pnrr punta a trasformare la «casa» dei pazienti nel «principale luogo di cura». Una rivoluzione oggi possibile grazie alla telemedicina e all’assistenza domiciliare integrata che serviranno appunto a potenziare le cure domiciliari, uno dei crocevia della Sanità del futuro. L’obiettivo è quello di curare a casa il 10% degli over 65 italiani – circa 1,4 milioni – entro metà del 2026 (oggi si raggiunge a malapena il 4%).

Più in generale il nostro Servizio sanitario nazionale ha avuto e ha tuttora il fianco scoperto su quello che gli addetti ai lavori chiamano “territorio”: si tratta di tutte quelle cure extra ospedale che raggiungono i pazienti dentro le mura di casa, ma anche al di fuori in strutture più semplici e snelle dove lavoreranno in team medici, infermieri e alcuni specialisti per fornire le prime diagnosi. Il potenziamento della Sanità territoriale oltre alle cure a casa prevede la creazione di nuove strutture – case e ospedali di comunità – in grado di assorbire i bisogni di anziani e malati cronici che non necessitano di cure ospedaliere. In particolare si prevede l’attivazione di 1.288 case della comunità entro la metà del 2026 che potranno utilizzare sia strutture già esistenti sia nuove. L’erogazione di cure intermedie – quelle a media/bassa intensità clinica e per degenze non ospedaliere di breve durata, a gestione prevalentemente infermieristica – sarà invece demandata a 380 ospedali di comunità, da costruire sempre entro il 2026.

E poi c’è il capitolo ospedale. Il Pnrr su questo fronte non introduce maxi programmi di investimento o visioni a lungo termine, ma scommette soprattutto sull’ammodernamento tecnologico dei nostri nosocomi mettendo sul piatto i fondi per cambiare oltre 3mila apparecchiature spesso troppo vecchie (tac, ruisonanze, ecc.) o per spingere l’acceleratore sulla digitalizzazione delle strutture sanitarie, a partire dai dipartimenti di emergenza che ospitano i pronto soccorso. Ci sono anche i fondi – in realtà già stanziati dal decreto Rilancio del maggio 2020 – per potenziare le terapie intensive e semi-intensive , lì dove si combatte la battaglia più dura contro il Covid ma anche contro possibili future pandemie. Oltre agli interventi antisismici per mettere in sicurezza gli ospedali il secondo pilastro del Pnnr per la salute punta infine sul potenziamento del fascicolo sanitario elettronico finora davvero poco impiegato dai cittadini (si sta cominciando ora con il certificato vaccinale).

Le altre risorse che completano la «sesta missione» del Piano di ripresa e resilienza puntano infine sulla formazione – aumentando le risorse per borse di studio di medici di famiglia e giovani specializzandi – e sulla ricerca biomedica. Con la promessa di una riforma anche degli Irccs a costo zero senza risorse aggiuntive.

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