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Dopo le elezioni. Via al toto-giunta, chi entra e chi torna. Sanità alla Lega di Padova? Ma c’è chi scommette sulla riconferma di Coletto

Calcola gli esterni. Tieni da conto le donne. Ricordati degli equilibri sul territorio. E poi gli alleati, che pure a loro va qualcosa. Il foglio è tutto uno scarabocchio e chissà, forse anche per questo Luca Zaia ha deciso di prendersi qualche giorno per pensarci su, svicolando dai curiosi. Stavolta, con sé a Palazzo Balbi, il governatore vuole gente stra-fidata, in grado di creare una filiera oliata con la solida maggioranza che s’insedierà in consiglio.

Chi entra e chi torna. Sanità alla Lega di Padova? Da Rizzotto a Ciambetti, ecco la squadra possibile

dal Corriere del Veneto. La Regione dovrà funzionare come una catena di montaggio fordista: il provvedimento parte dagli uffici, va in giunta, passa in commissione, esce dal consiglio. Senza intoppi. Per questo a Palazzo si sussurra che Zaia potrebbe riportare in giunta diversi assessori uscenti, uomini e donne che conoscono la macchina e già hanno dimostrato in questi anni la loro affidabilità. La vicentina Elena Donazzan, uscente al Lavoro, ad esempio, è data per certa. È donna, e per legge in giunta ce ne vogliono almeno quattro, è in sintonia col presidente ed è di Forza Italia. I berlusconiani si acconterebbero? Con tre eletti difficile pretendere di più, ma c’è il rebus Massimo Giorgetti da risolvere. Recordman azzurro con 8.468 preferenze, al quinto mandato, uscente ai Lavori pubblici, è dato in corsa addirittura come vice di Zaia (si darebbe rappresentanza a Verona, in perenne spinta centrifuga) oppure come presidente del consiglio, casella che andò ai forzisti anche nel 2010. In Polesine si parla del possibile ripescaggio di Isi Coppola, uscente allo Sviluppo economico che ha mancato la rielezione e tornerebbe da esterna, sempre per via delle «quote rosa». La quaterna al femminile sarebbe completata da Silvia Rizzotto, presidente di Asco Holding ed ex sindaco di Altivole arrivata prima a Treviso per la lista Zaia, e Manuela Lanzarin, ex deputato ed ex sindaco di Rosà (Vicenza), pure eletta con la lista Zaia. Vicentini come Donazzan e Lanzarin sono però anche Sergio Berlato, campionissimo di preferenze di Fratelli d’Italia (10.422, senza eguali in Veneto) che ha già ipotecato l’assessorato alla Caccia, ed uno degli uscenti più fidati di Zaia, quel Roberto Ciambetti che tra mille fatiche ha gestito gli ultimi bilanci. Dettaglio che crea un pericoloso squilibrio territoriale. Da Treviso arriverà come esterno il capogruppo uscente della Lega Federico Caner (non si è ricandidato solo dopo ampie rassicurazioni nel merito) e l’ex consigliere Gianpiero Possamai, confermato dopo il primo posto ottenuto con i colori della Lega (potrebbe avere l’Agricoltura). Fatti due conti, resterebbe un posto, due se si vuol dirottare Giorgetti verso la presidenza al Ferro Fini. E qui è derby nella Lega padovana, che aspira al pesantissimo referato della sanità un po’ per riequilibrare lo strapotere di Verona degli ultimi 10 anni, un po’ per affrontare in prima linea la delicata partita del nuovo policlinico. I nomi sono quello del presidente uscente del consiglio comunale Roberto Marcato, il più votato della Lega in Veneto con 7.236 preferenze, e quello dell’assessore all’Edilizia Fabrizio Boron. Se di sedie libere ce ne fosse soltanto una, quest’ultimo sarebbe il favorito, perché fedelissimo del sindaco Bitonci e «padovano doc» (così la raccontano) a differenza di Marcato che è di Piombino Dese. Potrebbero invece entrare entrambi se Giorgetti fosse dirottato al Ferro Fini (posto per il quale è dato in lizza in alternativa proprio Marcato).

Restano comunque un paio di nodi da sciogliere. Il primo è Luca Coletto, veronese, ex assessore esterno alla Sanità di cui Zaia ha molto apprezzato la correttezza nei giorni difficili della guerra contro Tosi (i due erano amici, ora non più). Il secondo è la mancata rappresentanza di Belluno e di Venezia. La provincia dolomitica, a dire il vero, non ha avuto un assessore di riferimento neppure nell’ultima legislatura. Diverso, e politicamente più delicato, il caso di Venezia. In questo caso il nome che gira è quello di Francesco Calzavara, ex sindaco di Jesolo.

Totogiunta: si profila una conferma di Coletto alla sanità mentre Ciambetti potrebbe assumere la delega ai rapporti con la Ue

di Filippo Tosatto, Il Mattino di Padova. Dopo 24 di interviste no stop, Luca Zaia si è ammutolito, trascorrendo la Festa della Repubblica nella sua “piccola patria” trevigiana. Una visita agli amici, la telefonata di Salvini, un’occhiata al report aggiornato sui promossi e gli esclusi, i dossier di Palazzo Balbi da spulciare. Bocca cucita, sì, e un avviso ai naviganti leghisti che è diventato rapidamente tam tam: «Testa bassa e lavorare, adesso non abbiamo alibi e il programma depositato in tribunale è vincolante per tutti, senza eccezioni né divagazioni sul tema». Comincia a lavorare alla squadra, il governatore più votato d’Italia. E le caselle da riempire sono parecchie: dieci assessorati (inclusa la vicepredisenza), la scelta dei presidenti del Consiglio regionale e delle commissioni – gangli decisivi per assicurare rapidità di esecuzione alle misure dell’esecutivo – la nomina dei capigruppo della Lista Zaia e della Lega; c’è la possibilità che i consiglieri eletti (13+10) confluiscano in un unico gruppone, se così non fosse (vista la presenza di un indipendentista e di un esponente di Fratelli d’Italia) l’orientamento è di designare comunque uno speaker di maggioranza, magari un “mastino” d’aula, come il sindaco uscente di Cittadella Giuseppe Pan.

E le poltrone in Giunta? «Non provate a tirarmi per la giacchetta, deciderò in libertà senza badare al bilancino», ha fatto sapere Zaia per frenare sul nascere gli appetiti diffusi. Il criterio delle preferenze raccolte, pare di capire, peserà ma non sarà determinante. I nomi? Si profilano la conferma del veronese Luca Coletto alla sanità (la delega di gran lunga più importante) mentre Roberto Ciambetti – che nella precedente legislatura ha retto il Bilancio – potrebbe assumere la rinnovata delega ai rapporti con l’Unione europea, fin qui frazionata tra amministratori diversi: il vicentino ha già negoziato progetti e finanziamenti con Bruxelles e l’esperienza con i conti e i regolamenti comunitari gioca a suo favore. E il bilancio? Tra i papabili (ma siamo sul piano dei rumors) c’è il trevigiano Federico Caner, capogruppo uscente: non si è ricandidato ma potrebbe entrare a Palazzo Balbi da esterno; tra gli outsider, Luciano Sandonà, vicesindaco di Campo San Martino, che vanta competenze tecniche – è un commercialista con un centinaio di clienti tra le aziende – ed è apprezzato dal veterano Ciambetti. A proposito di esterni: la legge ne consente fino a cinque e prima delle elezioni Zaia, conversando con i candidati, alluse alla possibilità di affidare le Infrastrutture (versante ad alto rischio di infiltrazioni illegali) ad un magistrato in quiescenza; chissà se ha cambiato idea o se manterrà il proposito, resistendo alle ambizioni della sua truppa, dove spiccano gli scalpitanti consiglieri padovani – da Roberto “bulldog” Marcato (il primatista nelle preferenze) a Fabrizio Boron, fedelissimo del sindaco Massimo Bitonci, che lo sostiene con forza; tutti aspirano ad un posto al sole – secondo la “regola” di una poltrona per provincia – ma esitano a fare la voce grossa per non incorrere nella furia zaiana. Tra i gettonati, sembrerebbe, figura anche il veneziano Gianluca Forcolin, ex deputato. Vabbé. Sul fronte extraleghista, quello di Forza Italia ridotta a tre rappresentanti, la corsa è limitata ai veterani Massimo Giorgetti ed Elena Donazzan; quest’ultima dovrebbe conservare la delega al Lavoro mentre il veronese Giorgetti (dopo quattro legislature trascorse in Giunta) potrebbe concorrere alla presidenza dell’assemblea.

È tutto? Quasi. A dispetto del successo trionfale (50,1%) la coalizione dispone di “appena” 28 seggi (più quello del governatore) su 50: maggioranza risicata, tutt’altro che rassicurante in un Palazzo dove sgambetti, trattative sottobanco e cambi di casacca sono all’ordine del giorno. Perciò, a spoglio concluso,

qualche leghista ha ipotizzato un allargamento della maggioranza che guardi ad Area Popolare o addirittura ai pentastellati: «Niente del genere», ha tagliato corto Zaia «in aula dialogheremo con tutti, a cominciare dal M5S, ma la maggioranza è e resterà quella sancita dagli elettori veneti».

Il Corriere del Veneto e il Mattino di Padova – 3 giugno 2015 

 

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