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Dove va il pollo italiano. La situazione del comparto avicolo tra evoluzione dei consumi e prospettive produttive

L’avicoltura italiana vale 5,7 miliardi di euro e occupa 100mila addetti fra diretti (55mila) e indotto. E’ anche uno dei pochi settori della nostra zootecnia che possa vantare l’autosufficienza grazie ad una produzione complessiva di 1,25 milioni di tonnellate di carni avicole e 68mila tonnellate di carni di coniglio. Una situazione che ci pone al sesto posto nella Ue, dopo Polonia (2,37 milioni di tonn), Francia (1,87 milioni di tonn), Germania (1,71.milioni di tonn), Inghilterra (1.61 milioni di tonn) e Spagna (1,30 milioni di  tonn).

E’ questa la “fotografia” del settore presentata il 30 ottobre a Verona  da Unaitalia (unione che rappresenta il 90% di tutta la produzione avicunicola) in occasione del Roadshow di Eurocarne, ultimo appuntamento dopo quelli di Padova, Reggio Emilia e Milano. Eurocarne, lo ricordiamo, si svolgerà a Verona dal 10 al 13 maggio del 2015 e riunirà tutte le componenti della filiera, dal produttore alla distribuzione

I “numeri”

Nel presentare i dati sulla situazione dell’avicoltura italiana, il direttore generale di UnaItalia, Lara Sanfrancesco, ha evidenziato come nel corso degli anni i consumi di carne avicola siano aumentati in maniera considerevole, passando “da 1,5 chilogrammi pro capite annui negli anni Cinquanta agli attuali 19,30 chili e le prospettive sono di un’ulteriore crescita nel medio-lungo periodo, tanto che nel 2050 quella avicola sarà la carne più consumata al mondo.”

L’evoluzione dei consumi, ha proseguito il direttore generale di Unaitalia, ha registrato modifiche anche sul fronte degli acquisti. “Fino agli anni Ottanta – ha osservato – si consumava solo il pollo intero, mentre oggi il trend si è invertito e il consumatore predilige le singole parti, che grazie anche all’evoluzione delle tecnologie e all’estro tipico del Made in Italy, ha portato ad avere prodotti ad alto contenuto di servizio.”

Come evolve il consumo

I cambiamenti nelle preferenze del consumatore sono stati così riassunti dal direttore di Unaitalia: “Il 28 per cento dei consumi sono rappresentati da preparati e trasformati, come ad esempio spiedini e roll-on, il 60 per cento è legato alle singoli parti avicole, mentre solo il 12 per cento è dato dall’acquisto di avicoli interi.”

Dinamiche, queste, che rispondono ai cambiamenti della società, che riflette un aumento delle famiglie mononucleari e la ricerca di prodotti pronti risponde al bisogno di avere una facilità di accesso agli strumenti di cucina più veloci.

Agronotizie – 31 ottobre 2014 

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