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Due medici su tre aggrediti, spot e cartelloni per dire basta. Vicenza, campagna choc dell’Ordine e lezioni obbligatorie di arti marziali per il personale Suem

Occhio di bue su una Guardia medica donna: «Io ho paura. Devo passare tutta la notte qui da sola». Primo piano su un paziente arrabbiato: «Ho girato un’ora, prima di trovare la Guardia medica»; lei: «Entra ed esce chi vuole»; lui: «C’era solo una dottoressa ed era anche indecisa se farmi entrare». La dottoressa: «Abbiamo richiesto una guardia giurata, non ci hanno neanche risposto»; il ragazzo, sempre più irritato: «Ma che sono, un delinquente, io?». Una voce fuori campo: «Medici e pazienti, due facce dello stesso disagio». Il malato: «Chiediamo più risorse per la salute»; la Guardia medica: «Insieme». E’ uno degli otto spot che da domani al 18 dicembre saranno trasmessi prima del Tg serale dalle televisioni locali, nell’ambito della campagna «E poi, la vita chi te la salva?» lanciata, e autofinanziata con i primi risarcimenti ottenuti, dall’Ordine dei Medici di Vicenza per dire basta alla violenza sui camici bianchi e su tutti gli operatori sanitari. Trenta secondi a spot, postati anche sui Social e affiancati da inserzioni sui quotidiani e da cartelloni, da affiggere negli ospedali, nelle cliniche, negli studi dei dottori di famiglia e delle Guardie mediche, che riproducono i volti emaciati di tre malati e sullo sfondo le immagini di un’operazione, un defibrillatore e un intervento in emergenza. Sotto lo slogan citato, il claime: «Chi aggredisce un medico ferisce tutti noi. Chiudiamo questa ferita».

«Siamo in prima linea, lasciati da soli ad affrontare la rabbia della gente per le inefficienze del sistema salute, come la carenza di personale e di posti letto, le liste d’attesa, il ticket — spiega Michele Valente, presidente dell’Ordine dei Medici di Vicenza, il primo d’Italia insieme a quello di Bari a partire con l’iniziativa —. In più siamo il bersaglio della frustrazione del malato e dell’ira dei familiari quando le aspettative di guarigione vengono deluse, perché la medicina non fa miracoli. Il nemico diventiamo noi, non la malattia o la morte, come dovrebbe essere». Il risultato è che il 65% dei 9150 camici bianchi del Veneto ha subìto almeno un’aggressione (dati Anaao Assomed). Di questi 5947 dottori nel mirino, il 66,19% è stato vittima di minacce e insulti, il 33,81% di botte. Benché gli attacchi si ripetano quotidianamente, le denunce sono solo 500 l’anno. «Non è nella nostra mentalità prendercela con il paziente, nonostante tutto continuiamo ad essere dalla sua parte, lavoriamo per salvare vite, quindi stiamo zitti e ci teniamo le botte», conferma il dottor Federico Politi, direttore del Suem 118 di Vicenza, uno dei reparti più esposti ovunque, insieme al Pronto Soccorso e alle Guardie mediche. Lui stesso è stato picchiato dal familiare di un paziente e non l’ha querelato. «C’è anche da dire che quando denunci, l’Usl ti sottopone a un’indagine interna e non ti paga le spese legali fino a sentenza definitiva a tuo favore — motiva —. I soldi per l’avvocato devi anticiparli tu». «Il nostro Ordine garantisce assistenza legale gratuita — assicura Valente — e si costituisce parte civile al processo, chiedendo il risarcimento danni. Con i primi 4mila euro ottenuti, stiamo finanziando la campagna, rivolta a utenti, colleghi e istituzioni, a partire dalle Usl. Speriamo di fare da apripista per gli altri Ordini, è ora di alzare la testa. La vera sconfitta è che oggi nella borsa del medico accanto a stetoscopio, garze e siringhe, c’è lo spray anti-aggressione».

Due versioni dello spray, uno spruzzabile pure a testa in giù, sono tra gli strumenti in dotazione a medici, infermieri e autisti del Suem vicentino durante il corso di autodifesa organizzato prima dall’Ordine e ora dall’Usl Berica (è obbligatorio), che ha anche assunto vigilantes per l’ospedale San Bortolo. Gli insegnanti sono tre ex militari dei corpi speciali: un negoziatore, un esperto di arti marziali e difesa da arma bianca e un istruttore che insegna come usare lo spray, come trasformare lo zainetto di soccorso in uno scudo e una bottiglietta d’acqua in un salvavita. Hanno formato i primi 36 operatori, su un totale di 90. Finito con loro, passeranno al personale del Pronto Soccorso e alle Guardie mediche. I partecipanti riceveranno spray e guanti anti-taglio e anti-siringa, arma con cui spesso i tossicodipendenti li minacciano.

corveneto

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