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È il voto dei ribaltoni. Grillo prende Livorno. Pd ko a Padova e Perugia ma strappa 7 capoluoghi

Ribaltone. È la parola chiave del turno di ballottaggio delle comunali. Con ben 13 comuni che passano da uno schieramento all’altro. E con risultati clamorosi. Come a Livorno, dove il Movimento Cinque Stelle espugna il comune dopo quasi 70 anni di governo della sinistra. Il candidato grillino Filippo Nogarin ha infatti battuto quello del Pd Marco Ruggeri, ex segretario cittadino e fino a qualche mese fa capogruppo democratico nel Consiglio regionale toscano. I grillini poi portano a casa anche la vittoria a Civitavecchia.

Il tracollo di Livorno però segnala un vero e proprio caso politico se associato con un’altra bruciante sconfitta: il centrodestra conquista infatti Perugia, altra città simbolo del potere “rosso” nell’Italia centrale. E a completare la frana in questa zona dell’Italia arriva anche la sconfitta ad Urbino dove vince Maurizio Gambini del centrodestra. Il Pd perde infine anche Potenza, piccolo feudo del centrosinistra in Basilicata, dove si era presentato Luigi Petroni, battuto dal candidato del centrodestra Dario De Luca. I democratici inoltre, non riescono a riconfermarsi nella Padova dell’ex ministro Flavio Zanonato che viene riconquistata dal centrodestra guidato dal leghista Massimo Bitonci. Infine anche Foggia torna al centrodestra.

Nonostante i timori, molto simili a quelli di Livorno, il partito del premier tiene invece a Modena, dove aveva sfiorato la vittoria al primo turno e al ballottaggio tiene lontana l’alleanza fra tutto il centrodestra e i grillini. A parziale compensazione il Partito democratico strappa agli avversari sette città. A partire da Bergamo, dove vince Giorgio Gori, molto vicino a Matteo Renzi, e soprattutto Pavia, guidata fino ad ieri da Alessandro Cattaneo, il “formattattore” di Forza Italia, indicato da molti come uno degli astri nascenti del partito berlusconiano. I democratici riescono a ribaltare i precedenti rapporti di forza anche a Pescara, Vercelli, Cremona, Biella e Verbania. Il partito di Renzi si riconferma a Bari, dove Antonio De Caro prende il posto dell’uscente Emiliano, mentre il centrodestra conserva la guida di Teramo Questi risultati maturano in un quadro di forte astensione. Rispetto a 15 giorni fa, quando si era presentato alle urne il 70,61 per cento degli elettori, ieri ha votato solo 49,50 per cento, restando dunque sotto la soglia psicologica del 50 per cento. Il secondo turno non è mai stato molto amato dagli italiani e la tendenza si è così confermata anche questa volta. Complice anche la prima vera domenica estiva della stagione, Il crollo va da un minimo ad Urbino, meno 8,79%, a cifre a due cifre: per esempio Terni con meno 28,20%, Foggia dove si registra un meno 25,88%, Verbania meno 24,60% e Vercelli dove manca all’appello il 20,77%. Ma non va meglio altrove. Cremona meno 14,72%, Potenza meno 16,74%,. Biella meno 10 per cento%., Bergamo meno 15,18%. Un risultato finale che conferma il dato parziale delle 19, quando era andato a votare il 33,8% degli aventi diritto contro il 52,4% del primo turno.

Repubblica – 9 giugno 2014 

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