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Ebola, primo caso scoperto negli Usa, L’uomo aveva viaggiato in Liberia, ma i sintomi si sono manifestati diversi giorni dopo il ritorno in Texas

È il primo caso di virus Ebola diagnosticato ad un paziente negli Stati Uniti. E così si materializza l’incubo di un virus Ebola che comincia a “viaggiare” nel mondo, trasportato ovviamente da esseri umani, che si trasferiscono dall’Africa verso altri continenti. L’annuncio è stato dato ieri sera dal Centers for Disease Control (Cdc), l’autorità sanitaria americana.

Il malato è un uomo che è arrivato negli Stati Uniti proveniendo dalla Liberia, in Africa occidentale. Ma i sintomi della grave malattia si sono manifestati in lui solo dopo diversi giorni che era tornato in Texas. Quindi può avere contaminato altre persone ed è scattata la caccia ad altri potenziali contagiati.

È stato ricoverato allo Health Presbyterian Hospital a Dallas. È sottoposto a un regime di quarantena rigorosa, in totale isolamento. Il suo ricovero era stato annunciato ieri mattina, per accertamenti, poi nella serata è arrivata la conferma che si tratta proprio di Ebola. La vicenda ha suscitato nuove apprensioni, perché rappresenta una novità. Finora c’erano stati in America tre casi (due medici e una suora infermiera) di pazienti con Ebola ricoverati e curati, ma in circostanze ben diverse: si trattava di operatori sanitari impegnati sul fronte della battaglia contro l’epidemia in Africa, il loro rimpatrio era stato deciso dalle autorità Usa per salvarli, dopo che la malattia si era manifestata in Africa. L’annuncio di ieri invece riguarda un caso diverso: un viaggiatore che è arrivato per conto proprio negli Stati Uniti, “trasportando” con sé il virus.

E’ la prima volta che questo accade, e ovviamente apre a scenari nuovi: come nel caso della Sars scoppiata in Cina nel 2003, poi “trasportata” da passeggeri in viaggio a Hong Kong e Toronto, provocando un allarme globale. E’ quello che non si era ancora verificato con Ebola, epidemia gravissima ma finora circoscritta geograficamente. Stando agli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il virus di Ebola la cui apparizione risale al 1976, di colpo quest’anno ha superato le 3.000 vittime. E’ un virus particolarmente letale: la percentuale dei morti sfiora la metà di coloro che sono stati contaminati (6.500) sempre secondo l’Oms. Cinque paesi dell’Africa occidenale sono colpiti dall’epidemia: i casi più gravi sono la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone.

Il primo caso di contagio che si trasferisce oltre l’Atlantico, dà ragione a Barack Obama nella sua decisione di mobilitare l’esercito americano per portare soccorsi nelle nazioni colpite. Uno dei problemi è la mancanza di personale sanitario: la paura dilaga tra medici e infermieri, alcuni dei quali sono stati tra i primi a morire. Perfino le ong umanitarie fanno fatica a trovare i volontari disposti a recarsi in quelle aree, una delle poche eccezioni è Medici Senza Frontiere. Un altro problema è la mancanza di mezzi: la comunità internazionale stanzia poco per la prevenzione delle epidemie. Big Pharma investe ancora meno: tutto ciò che riguarda la lotta contro le malattie tropicali non rappresenta un business attraente perché i margini di profitto sui medicinali rivolti a quelle popolazioni sono bassi.

Repubblica – 1 ottobre 2014 

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