Breaking news

Sei in:

Ecatombe a Lampedusa: morti centinaia di immigrati. Oggi giornata di lutto nazionale in Italia

Oggi giornata di lutto nazionale in Italia per la tragedia avvenuta ieri al largo di Lampedusa: un barcone con 500 migranti è naufragato provocando la morte di centinaia tra uomini, donne e bambini di nazionalità eritrea e somala.

Il bilancio ufficiale parla per ora di almeno 110 cadaveri recuperati, mentre 155 persone sono state tratte in salvo. Il capo dello Stato, Napolitano: «Tragedia sconvolgente, servono azioni della comunità internazionale, a cominciare dalla Ue». Il commissario agli Affari interni Ue, Malmström: l’Europa faccia di più per prevenire queste tragedie. La denuncia del Papa: «Mi viene solo una parola: vergogna».

Un fuoco acceso a bordo dai migranti per attirare l’attenzione ed essere soccorsi ha causato l’incendio quando la nave era a mezzo miglio dalla costa. Erano partiti da due giorni dal porto di Misurata, in Libia, erano in 500 e lì, a circa 800 metri dalla terra, dalla spiaggia dei Conigli frequentata da turisti spensierati, pensavano di essere finalmente arrivati a destinazione. Volevano attirare l’attenzione per essere soccorsi, per poter scendere da quella nave maledetta: uomini, donne, bambini provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia. Volevano farsi notare dopo che tre pescherecci incrociati lungo il viaggio non li avevano visti ma il fuoco si è diffuso velocemente, anche a causa combustibile presente sul ponte ed è stato l’inferno: c’è chi si è buttato in mare e chi invece non ce l’ha fatta ed è rimasto incastrato, soprattutto le donne e i bambini. Non è ancora chiaro a che ora è scoppiato l’incendio ma si sa quando la barca in fiamme è stata prima notata da una imbarcazione da diporto e poi da un peschereccio, l’Angela C: i primi hanno dato l’allarme intorno alle 7,20, gli altri pochi minuti dopo: immediatamente sono partiti i soccorsi di Guardia costiera e Guardia di finanza e poi dei Carabinieri e Vigili del fuoco. Intanto diportisti e pescatori hanno cominciato a soccorre i migranti finiti in mare: i più giovani, i più forti – hanno raccontato i soccorritori – sono riusciti a salvarsi e hanno raccontato che erano in mare da almeno tre ore. Gli altri, le donne e i bambini sono finiti a fondo, molti incastrati nel peschereccio in fiamme nel frattempo affondato adagiandosi a circa 50 metri, nel fondo del mare. Chi si è trovato nella zona del naufragio ha raccontato inorridito di aver visto il mare coperto di corpi esanimi: solo 155 si sono salvati, per gli altri non c’è stato nulla da fare e sono andati ad allungare la triste conta dei migranti morti nel Canale di Sicilia che in dieci anni sono stati 6.200. Ed è con la tragedia di oggi e quella di tutti questi anni che si è misurato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha annullato la conferenza stampa del Pdl e si è precipitato a Lampedusa (dove è rimasto tutta la notte): dopo aver visto le decine e decine di cadaveri ha parlato di «scena raccappricciante che mai avrei immaginato di vedere, una scena che offende l’Occidente e l’Europa. L’Ue prenda in mano questa situazione. Queste donne, uomini, bambini, non vengono per fare una vacanza, ma sognano libertà democrazia e benessere. L’Europa deve reagire con forza» ha detto. Per Alfano, «servono trattative serie con i Paesi del Nordafrica. La questione va affrontata a livello europeo «perché gli immigrati sbarcano in Europa non in Italia» e l’emergenza non é neppure quella di eliminare in Italia «il reato di clandestinità».

I militari a bordo dell’Ab 212 della Marina militare imbarcato sul pattugliatore Vega, i primi ad arrivare sul posto, si sono trovati di fronte una scena lugubre: in mare corpi che galleggiavano, con le braccia larghe, le gambe innaturalmente piegate che dall’alto sembra un manichino rotto. «In mare c’erano molti naufraghi, una estesa chiazza di liquido, forse carburante, e nessun segno dell’imbarcazione – ha raccontato il tenente di vascello Giovanni Urro, comandante della nave militare.

Come sia andata lo ha raccontato Samuel, uno dei sopravvissuti: «Quando siamo arrivati in prossimità dell’isola abbiamo deciso di accendere un fuoco, incendiando una coperta, per farci notare. Ma il ponte era sporco di benzina: in pochi attimi il barcone è stato avvolto dalle fiamme: la gente urlava e si lanciava in mare. È stata una scena terribile. Ho visto morire centinaia di compagni di viaggio che erano con me. Per sfuggire al rogo che noi stessi avevano appiccato alcuni si sono lanciati subito in mare mentre altri si sono accalcati in massa dall’altra parte del ponte. La barca ha cominciato a oscillare fino a capovolgersi completamente. Io, che mi ero lanciato in acqua perché so nuotare, ho visto gli altri miei compagni affogare, mentre il barcone, ormai completamente avvolto dalle fiamme, scompariva lentamente tra le onde». Nel corso della giornata sono stati oltre cento i corpi recuperati, tra cui quelli di quattro bambini, ma lì sotto, nel fondo del mare nero di Lampedusa vi sarebbe almeno una quarantina di persone e degli altri non si sa nulla. Le ricerche vanno avanti. I morti sono centinaia. Sul molo Favarolo, dove vengono portati i corpi recuperati, pianto e rabbia: «Non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi. È un orrore», dice il sindaco Giusi Nicolini. Intanto è stato fermato, su disposizione della Procura di agrigento, lo scafista: è un tunisino di 35 anni che era stato rimpratriato ed è tornato a fare lo scafista.

Il Sole 24 Ore – 4 ottobre 2013 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top