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Ecco come i pescatori di frodo stanno uccidendo il Po. Sono romeni cacciati dal delta del Danubio per i metodi invasivi. Catturano carpe e siluri nel Ferrarese e in Polesine per rivenderli in patria

Franco Giubilei. I predoni del Po razziano solo di notte, fanno strage di carpe e «siluri» che sfilettano e congelano sul posto, per poi scomparire prima dell’alba a bordo di furgoni, diretti perlopiù in Romania.

La pesca di frodo fra il grande fiume e la miriade di canali che se ne irradia, con circa 4 mila chilometri di corsi d’acqua solo nel Ferrarese, è un fenomeno in crescita costante da almeno un paio d’anni, ma ora comincia a preoccupare moltissimo: «Uno studio dell’Università di Ferrara ha appurato un calo del patrimonio ittico in queste zone pari a un terzo – spiega Claudio Castagnoli, comandante della polizia provinciale -, e la situazione sta continuando a peggiorare». «Peggiora – continua Castagnoli – anche perché, con le norme in vigore e le poche forze a disposizione, contrastare questa gente non è semplice. Di questo passo, il rischio è il depauperamento totale».

«Questa gente», secondo le informazioni raccolte dalle forze dell’ordine, sono pescatori Lipoveni provenienti dal delta del Danubio, dalla zona di Tulcea, in Romania, da dove si sono allontanati quando i loro metodi altamente invasivi non sono stati più tollerati in una regione divenuta patrimonio dell’Unesco: reti lunghe centinaia di metri, scariche elettriche, diserbanti sparsi in acqua per far affiorare il pesce. «Il primo avamposto lo hanno creato nel rodigino nel 2012 – aggiunge Castagnoli -. Da lì poi hanno risalito il Po e adesso sono presenti in diverse province emiliane, venete e lombarde. Abbiamo sanzionato persone provenienti da Ferrara, Rovigo, Mantova, Piacenza, Padova, Parma, Cremona, Pavia».

All’inizio nessuno li ha presi sul serio: «Quando incappavano in qualche controllo dicevano che si erano sbagliati a usare reti troppo lunghe e la cosa finiva lì». La loro presenza però aumentava, finché non si sono insediati con un’organizzazione strutturata in modo gerarchico per zone, con centinaia di «addetti», e ora il timore fondato è che nel giro di qualche anno l’intero ecosistema ne risenta, così come la pesca sportiva, che intorno al Po è molto fiorente. «Agiscono in due squadre, e solo di notte – spiega Castagnoli -: una si porta le reti, la barca e un impianto elettrico con cui propagano la scossa in acqua, e l’altra si occupa di portare via il pesce dopo averlo sfilettato e congelato sommariamente. Usano metodi molto crudeli nella pesca».

Il bilancio dell’attività della polizia provinciale di Ferrara parla di sequestri di 27 chilometri di reti, 17 barche, due gommoni, due «elettrostorditori» e due furgoni. Le sanzioni ci sono, ma sono sostanzialmente inefficaci: «Su 83 mila euro di sanzioni ne sono stati riscossi solo 5.180, perché se ne tornano in Romania, oppure risultano nullatenenti e quindi non pagano – dice il comandante -. Servirebbero misure più severe, come sequestro e confisca del veicolo per chi venga sorpreso a pescare di notte».

Il pesce viene trasportato nell’Est Europa, ma anche in alcuni mercati italiani: Milano, Bologna, Donada, dove viene acquistato perlopiù da romeni. Tutto in nero e tutto non tracciato, prodotti provenienti da acque inquinate che spesso sfuggono ai controlli sanitari. Andrea Marchi, sindaco di Ostellato, paese di 7mila abitanti nel Ferrarese, denuncia: «C’è una crescita esponenziale di questi predoni dei corsi d’acqua: l’indice di pescosità è diminuito in modo sensibile negli anni, perché c’è un prelievo eccessivo e indiscriminato che interessa pesci di ogni specie, taglia ed età, avannotti compresi». L’allarme da queste parti è sentitissimo, anche perché i canali sono spesso teatro di gare di pesca sportiva: nel 2011 a Ostellato ci sono stati i mondiali, e il prossimo luglio ci sarà un’altra competizione internazionale. «C’è un mondo economico di primo piano legato alla pesca sportiva, con locali, alberghi e attività, che sta soffrendo per un problema che ha anche risvolti di ordine pubblico: spesso i bracconieri sono aggressivi coi pescatori classici». Basta andare sui social dei pescatori per rendersene conto, spesso parlano di atteggiamenti intimidatori nei loro confronti.

La tensione aveva raggiunto livelli tali che l’anno scorso una trentina di abitanti delle «valli», come sono chiamate le zone attraversate dai canali della Bassa ferrarese, aveva cominciato a organizzarsi in ronde che percorrevano gli argini alla ricerca dei pescatori di frodo, per cacciarli via; il comandante Castagnoli è riuscito a coinvolgerli in un piano di cittadinanza attiva, inquadrandoli come guardie volontarie, e ora collaborano a pattugliare i fiumi in coordinamento con la polizia provinciale: «Hanno frequentato un corso e passato un esame, e adesso 22 di loro lavorano con noi per proteggere i corsi d’acqua».

La Stampa – 6 maggio 2016 

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