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Ecco i veri numeri della manovra. Aumentano i tagli alle Regioni. Nel 2016 i governatori dovranno risparmiare 3,6 miliardi, solo 200 milioni sugli acquisti

Alessandro Barbera. Dall’approvazione – ormai una settimana fa – della prima bozza della legge di Stabilità erano rimasti due grossi punti interrogativi: come verranno ripartiti gli oltre cinque miliardi di tagli della cosiddetta «revisione della spesa»? E da dove sarebbero arrivati gli ulteriori tre della voce «maggiori efficientamenti»? Non è una questione per iniziati, né un dettaglio tecnico, perché quegli otto miliardi rappresentano l’unica copertura importante di una manovra che per due terzi sarà in deficit.

In assenza di un testo definitivo, per giorni si sono rincorse voci, bozze smentite, numeri che contraddicevano quelli precedenti. Ora il quadro è chiaro: basta leggere la tabella allegata al «documento programmatico di bilancio» spedito dal Tesoro a Bruxelles il 15 ottobre. Non il testo pubblicato sul sito del ministero del Tesoro, dove compare una pagina bianca accompagnata da un laconico «omissis», bensì il documento apparso ieri sulle pagine web della Commissione europea insieme a quello degli altri partner.

Superate le premesse, molte tabelle, il cronoprogramma delle riforme e una lunga spiegazione su come il governo riuscirà a ridurre il debito pubblico, a pagina 40 si trovano un paio di sorprese. La prima smentisce la composizione della revisione della spesa così come finora ipotizzata: la gran parte dei risparmi – circa 3,4 miliardi – dovranno essere garantiti dai ministeri, circa 1,8 dalla riduzione della spesa tendenziale nella sanità, e solo 218 milioni dalla minor spesa per gli acquisti di beni e servizi. In sintesi, la tabella dimostra che dei tagli chirurgici ipotizzati dai commissari Gutgeld e Perotti non è rimasto quasi nulla, sostituiti da tagli lineari vecchia maniera. Basti dire che rispetto alle prime indiscrezioni sono raddoppiati quelli da suddividere nei ministeri (da 2 a 3,4) e ridotti a un decimo quelli da attribuire al miglioramento delle gare per l’acquisto di sedie, computer, matite.

L’altra sorpresa riguarda le Regioni le quali, oltre a rinunciare ai già citati 1,8 miliardi per la sanità (per inciso: il fondo per la salute aumenta comunque di un miliardo) dovranno risparmiare altrettanto attraverso il rispetto del pareggio di bilancio. In questo caso starà ad ogni governatore decidere se risparmiare in uffici, sedi e consulenze, oppure se tagliare ancora la sanità. Si dirà: in ogni caso una stangata. Fino all’ultimo il governo ha cercato di non dare enfasi ad una decisione che spiega in parte le dimissioni di Sergio Chiamparino da presidente della conferenza Stato-Regioni. Ma è pur vero che le Regioni hanno molto da farsi perdonare. Come spiegare diversamente la decisione, contenuta nell’ultima bozza della legge, che prevede il commissariamento delle Regioni che entro gennaio non avranno dato seguito al riordino amministrativo imposto dalla legge Delrio che abolisce le Province. E che dire del decreto che risolverà il pasticcio nel quale sono incappate molte amministrazioni per via della decisione di spendere diversamente parte dei fondi garantiti dal governo Monti per il pagamento degli arretrati dei fornitori. Quel decreto, con una complessa partita di giro, vale per il solo Piemonte una riduzione del passivo di quest’anno da quasi sei miliardi a 1,7. Una grossa ciambella di salvataggio per evitare il dissesto finanziario.

La Stampa – 24 ottobre 2015 

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