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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Ecco stipendi d’oro manager. Classifica dell’anno nero della crisi
    Notizie ed Approfondimenti

    Ecco stipendi d’oro manager. Classifica dell’anno nero della crisi

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche30 Marzo 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    La classifica è ancora provvisoria, ma i milioni già abbondano. In questi giorni le società quotate d’Italia stanno pubblicando le bozze del bilancio 2012 — con tanto di tabella sui compensi ai vertici aziendali — in attesa dell’approvazione delle assemblee dei soci.

    I numeri più grandi arrivano spesso (ma non sempre) dai presidenti e dagli amministratori delegati delle società più grandi: per questo, in alto, trovate i dati delle prime 20 aziende, o meglio di quelle che hanno già pubblicato i compensi dei piani più alti. Ma, appunto, qualche sorpresa spunta anche oltre il perimetro della «hit parade a 20» di presidenti e amministratori delegati.

    Procediamo con ordine, iniziando dalla tabella. In testa nei compensi lordi 2012 c’è Giovanni Perissinotto, amministratore delegato delle Generali fino a giugno dell’anno scorso: forte di una liquidazione di 10,6 milioni, supera quota 11,5 milioni includendo il compenso tradizionale. Dietro di lui, il secondo e il terzo posto vanno entrambi a due nomi del gruppo Fiat: Sergio Marchionne con 7,3 milioni — come amministratore delegato del Lingotto e presidente di Fiat Industrial — e Luca Cordero di Montezemolo con 5,5 milioni, come amministratore Fiat e presidente della controllata Ferrari. Il podio, però, non solo è provvisorio, nell’attesa dei bilanci che ancora mancano, ma è anche variabile con i dati che già sono a disposizione. Dipende un po’ dai punti di vista. Se, infatti, si considerano le stock option maturate negli anni e liquidate in queste settimane, spiccano i circa 18 milioni di Luigi Francavilla, presidente nella società operativa Luxottica Srl e braccio destro di Leonardo Del Vecchio: la plusvalenza è dovuta all’esercizio di 750 mila opzioni.

    Se, invece, si puntano i riflettori sugli «oneri figurativi dei compensi equity», le tabelle di Fiat e Fiat Industrial aggiungono, nella riga di Marchionne, un totale di quasi 15 milioni di euro: non ancora versati, lo potrebbero essere in futuro, in modo rateale e al verificarsi di certe condizioni.

    Tornando ai compensi più tradizionali, e limitandosi alla classifica dei vertici delle più grandi aziende, dopo Montezemolo c’è Sergio Balbinot, ex amministratore delegato delle Generali (insieme a Perissinotto), con 4,2 milioni di cui una parte come indennità di fine carica. Seguono Enrico Cucchiani (amministratore delegato di Intesa Sanpaolo) con 3 milioni e Franco Bernabè (presidente di Telecom) con 2,9 milioni. Dopo ci sono i vertici di Mediobanca (il cui bilancio copre gli ultimi sei mesi del 2011 e i primi sei del 2012): il presidente Renato Pagliaro con 2,5 milioni e l’amministratore delegato Alberto Nagel con 2,4 milioni.

    Anche qui, però, la classifica è «ballerina». Andando infatti oltre la «top 20» dei grandi gruppi, o scendendo semplicemente un piano nella gerarchia aziendale, gli assegni tornano a salire. L’ex direttore generale di Fonsai Piergiorgio Peluso (ora chief financial officer di Telecom), figlio del ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, è uscito lo scorso settembre dalla compagnia assicurativa con 5,01 milioni di euro, comprensivi di una buonuscita di 3,8 milioni. Passando alle banche, l’ex direttore generale del Monte dei Paschi — Antonio Vigni — ha lasciato l’istituto senese il 12 gennaio 2012 con un’indennità di 4 milioni di euro. Poi su Vigni è piovuta la famosa inchiesta Mps, che ha coinvolto anche un altro nome nella lista dei compensi milionari dell’anno scorso. E’ l’ex chief financial officer del Monte, Marco Morelli (poi diventato direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo fino a luglio del 2012 e ora responsabile in Italia di Merrill Lynch): per il 2012 il banchiere ha ricevuto da Intesa 3,5 milioni, di cui 2,8 milioni come indennità di fine rapporto.

    La lista naturalmente continua. E in diversi casi bisogna aggiungere cospicue stock option, piani di incentivazione eccetera. In un anno, il 2012, che ha visto tante aziende crescere ma anche molte (di più) perdere colpi. Rimanendo in tema «classifiche», in quello stesso anno l’Italia ha segnato la recessione più forte tra i grandi Paesi del continente meno dinamico del momento. Alcuni supercompensi sono stati tagliati, altri no. Intanto, la lista delle «buste paga» milionarie è destinata a crescere con la pubblicazione, nei prossimi giorni, dei bilanci oggi mancanti.

    Giovanni Stringa – Corrioere della Sera – 30 marzo 2013

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