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Effetti della crisi. Ora anche i migranti lasciano l’Italia

I flussi verso il nostro paese continuano a ridursi per colpa della crisi, mentre aumenta il numero di chi chiede di essere rimpatriato nelle nazioni d’origine, dove l’economia cresce e le condizioni di vita migliorano. ‘Per noi qui non è rimasto più neanche il lavoro in nero’

Se ne vanno via tutti: operai, badanti, infermieri. E perfino prostitute. In quattro anni, si è ridotto di oltre tre quarti il numero di arrivi ed è aumentata notevolmente la quantità di partenze. «Per noi, non è rimasto più neanche il lavoro in nero», racconta Lando Alfonso, angolano di 28 anni, in procinto di partire per Saint-Denis. «In Francia ci sono possibilità e assistenza, spero un giorno però di tornare in Angola: adesso, il mio paese sta crescendo e il lavoro si trova facilmente». E’ la realizzazione del sogno della Lega, visto che la diaspora interessa soprattutto il Nordest, paradossalmente nel passaggio storico più drammatico per il partito guidato – ove consentito – da Bobo Maroni: slogan come “Padroni a casa nostra”, “Gli indiani non hanno fermato l’invasione e adesso vivono nelle riserve”, “L’orda no” o l’arguto invito “Fuori dalle balle” fotografano oggi l’attualità sociale del Bel Paese. Infatti, gli stranieri stanno tornando a casa. O perlomeno abbandonano l’Italia.

I NUMERI. Al 1° gennaio 2012 gli extra-comunitari regolari in Italia erano 3,6 milioni: si calcola che complessivamente gli stranieri presenti sul territorio nazionale siano poco più di 5 milioni. Al netto degli arrivi, il saldo migratorio (cioè la differenza tra chi arriva e chi parte) è ancora positivo: secondo l’Istat, tra il 2011 e il 2012 il numero di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti è aumentato di circa 102 mila unità. Ma questa grandezza va contestualizzata: tra il 2005 e il 2010 il saldo migratorio si attestava mediamente sulle 330mila unità, con picchi di mezzo milione per anno nel 2007 e nel 2008: questo significa che – nonostante le nuove leve migratorie provocate dalla “primavera araba” e l’emigrazione crescente dei nostri connazionali – arriva in Italia solo uno straniero su quattro rispetto a poco meno di un lustro fa.

Un altro segnale di questo fenomeno è che nel 2011 sono stati rilasciati 361.690 nuovi permessi, quasi il 40% in meno rispetto al 2010. Un quadro che interessa soprattutto le regioni del Nordest, dove le autorizzazioni concesse tra il 2010 e il 2011 si sono praticamente dimezzate (da 170 a 83mila). E soprattutto, i nuovi permessi rilasciati per motivi di lavoro sono crollati del 65%. Inoltre, secondo i primi dati del censimento, al 9 ottobre 2011 sono scomparsi quasi un milione di stranieri rispetto all’iscrizione anagrafica. Volatilizzati. Probabilmente, sono tornati a casa.

Secondo un’analisi della Fondazione Ismu, in Lombardia dieci immigrati su cento dichiarano l’intenzione di trasferirsi dall’Italia entro 12 mesi: se applicassimo questi numeri a livello nazionale, significherebbe un rientro potenziale, ogni anno, di 150mila stranieri. E visto che l’analisi riguarda la regione che ospita oltre un quinto degli immigrati in Italia e una tra le tre che offre più lavoro agli stranieri, significa che sono le intenzioni di medio e lungo periodo ad essere mutate. «Abbiamo registrato un aumento significativo delle domande per l’ammissione al programma di rimpatrio volontario assistito – conferma Carla Olivieri, responsabile della Rete italiana per il ritorno volontario assistito (Rirva) – che ha portato l’autorità responsabile del ministero dell’Interno ad aumentare i posti disponibili: oggi sono addirittura quintuplicati rispetto al 2009».

Rirva, capofila del consorzio “Idee in rete”, fa parte di un progetto cofinanziato dal Fondo europeo rimpatri e ministero dell’Interno, attuato in partnership con Cir, Oxfam, Gea. Il suo compito, come quello di altre realtà come l’Organizzazione internazionale per la migrazione, è di agevolare il ritorno a casa degli immigrati che ne abbiano intenzione. Nel 2012 gli stranieri che aderiranno al programma saranno appena un migliaio ma l’incremento di richieste è notevole: tant’è che per la prima volta il governo italiano «ha deciso di assegnare il 50% dei fondi dell’Unione europea destinati ai rimpatri (circa 12 milioni di euro, da dividersi tra rimpatrio forzato e volontario) a quelli di natura volontaria, mentre fino all’anno scorso i rimpatri forzati assorbivano il quintuplo delle risorse», precisa la Olivieri.

L’Espresso – 7 agosto 2012

 

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