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Efsa: il latte crudo mette a rischio la salute. Negli ultimi anni ben 27 focolai di malattie in Europa sono stati dovuti al suo consumo

Il latte crudo può portare rischi per la salute. Anche se viene garantita una corretta catena del freddo e il rispetto di buone pratiche igieniche, il latte crudo può trasportare botteri nocivi che possono causare gravi malattie. A sostenerlo è  l’Efsa a cui Ia Ue ha chiesto un parere. Il gruppo di esperti sui pericoli biologici (BiohazJ ha specificato che il pericolo è dovuto prevalentemente a Campylobacter, Salmonella e al produttore della tossina Shiga, Escherichia coli.

Il gruppo di esperti non ha potuto quantificare i rischi per la salute nella Ue a causa di lacune nei dati in molti paesi, tranne che in Italia. Tuttavia è emerso che 27 focolai di malattie, tra il 2007 e il 2013, sono stati dovuti al consumo di latte crudo. La maggior parte di loro, 21, sono stati causati da Campylobacter, uno da Salmonella, due da Stec e tre dal virus dell’encefalite da zecche (Tbeyj. La grande maggioranza dei focolai erano dovuti al latte vaccino crudo, mentre alcuni di loro provenivano da latte crudo di capra. Per Ettore Soria, responsabile dell’area sanitaria di Assolatte c’è davvero da fare molta attenzione. « In Italia siamo tra ipiù attenti, i nostri allevatori sono bravi. Ma ci sono batteri come lo Shiga che è il patogeno emergente, tanto che da quest’anno sarà previsto un parametro a livello europeo, o il microbatterio della paratubercolosi tipico delle stalle, che non possono essere sottovalutati».

 Poi per Soria, «un conto è il formaggio a latte crudo, un conto è bere latte. In formaggi come il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano, l’attenzione è massima e poi la lunga stagionatura di fatto ha un effetto di pastorizzazione». Per quanto riguarda il latte bevuto, «si deve tenere conto di berio entro tre giorni, rispettare la catena del freddo dalla stalla al frigorifero, bollirlo». Sebbene in Italia il fenomeno del latte alla spina sia in decrescita, «il fatto che l’Ue abbia chiesto un parere all’Efsa potrebbe portare a una normativa per regolamentare ufficialmente la vendita con parametri microbiologici».

Dai dati del Piano Nazionale Integrato del ministero della salute, si vede che in Italia nel 2013 nette 1.742 strutture che vendono latte crudo sono stati prelevati 5.378 campioni. Di questi 130 sono risultati non conformi: 52 in Lombardia e 33 in Emilia Romagna.

Andrea Settefonti – ItaliaOggi – 21 gennaio 2015 

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