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“Eliminiamole tutte”: la caccia alle zanzare che divide la scienza. Le tecniche dell’ingegneria genetica e la lotta a Zika: progressi e dubbi su una possibile estinzione

Elena Dusi. Lo spray e la paletta non bastano più. Con l’epidemia di Zika esplosa in 30 paesi dell’America Latina, il gioco contro le zanzare si sta facendo duro. E la stessa Organizzazione mondiale della sanità, a corto di vaccini e medicine, ha invitato a colpire direttamente gli insetti «con vecchi e nuovi approcci».

I vecchi approcci sono gli spray. I nuovi l’ingegneria genetica, che l’Oms non esita a promuovere in un documento pubblicato il 16 febbraio e che, secondo un sondaggio della Purdue University, incontra il favore del 78% degli americani. Con le tecnologie sviluppate soprattutto negli ultimi dodici mesi, però, l’ingegneria genetica ha ottenuto una potenza di fuoco tale da poter cancellare le zanzare dalla faccia del pianeta, in quella che sarebbe la prima estinzione voluta dall’uomo. Un’ipotesi che mette i brividi agli ambientalisti, nonostante la zanzara sia oggi l’animale più letale al mondo, con le sue 500mila vittime all’anno (soprattutto a causa della malaria) contro le 5 degli squali e le 250 dei leoni. Le tecniche di ingegneria genetica applicate alle zanzare — per ora in via sperimentale — sono varie. Alla specie Aedes aegypti (responsabile di febbre gialla e dengue, oltre alla Zika) possono essere aggiunti geni “a orologeria” che lasciano ai maschi il tempo di accoppiarsi (“rubando il posto” ai maschi non ogm) salvo ucciderli pochi giorni dopo, insieme alla prole che hanno avuto il tempo di fecondare — come raccontato ieri anche in un articolo del New York Times. Altri geni trasformano le femmine in maschi. Altri ancora le rendono sterili, impedendo alle loro uova di schiudersi. Un approccio non ogm, ma sempre molto duro, è stato sperimentato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Prevede l’irradiazione dei maschi con raggi gamma per renderli sterili. Una volta liberati, questi esemplari si accoppierebbero normalmente — sostituendosi ai maschi fertili — ma senza generare prole. Nei test preliminari, a partire dal 2014, esemplari di zanzare ogm sono stati liberati alle isole Cayman, a Panama e in Brasile. In sei mesi di trattamento la popolazione di

Aedes aegypti è crollata anche del 90%. Ma anche se efficaci, queste tecniche si sono rivelate costose, limitate nel tempo e confinate nello spazio. Le zanzare geneticamente modificate o quelle “cotte” ai raggi gamma riescono a rubare spazio agli insetti sani solo nel punto in cui vengono rilasciati. E vengono di nuovo sopraffatte dagli esemplari normali dopo poche generazioni.

Il vero punto di non ritorno che per ora è stato sperimentato solo in laboratori protetti, sarebbe l’uso di una tecnica di ingegneria genetica messa a punto da pochi anni: Crispr. Soprannominato “il taglia e cuci del Dna”, questo metodo permette con semplicità e costi bassi di cancellare e riscrivere qualunque punto del genoma. Anziché inserire i “geni killer” delle zanzare in uno solo dei cromosomi, è possibile farlo in entrambi. Portando la probabilità che il frammento di Dna venga trasmesso alle generazioni successive dal 50% (come Mendel insegnava) al 100%. La sterilità, la morte in pochi giorni o la trasformazione delle femmine in maschi si diffonderebbero all’interno di una specie nel giro di poche generazioni, come fuoco nella paglia e senza bisogno di raggiungere ogni palude o ogni anfratto che gli insetti abbiano eletto come habitat.

Repubblica – 6 marzo 2016 

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