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Emergenza in Puglia. Seu, è allarme per il latte crudo: escherichia coli trovata in più caseifici

Escherichia coli e sporcizia, è emergenza in Puglia. Chiusa un’azienda a Monopoli. Sono 18 i casi accertati di Seu, 16 sono bambini, alcuni ancora in ospedale. Altri produttori di latticini nel mirino tra Monopoli, Turi, Mola di Bari

Il latte crudo e il suo percorso, dalla produzione fino alle tavole dei bimbi pugliesi che hanno contratto la Sindrome emolitico uremica nell’ultimo mese. È lui, ora il principale indiziato del contagio, che ha mandato in ospedale finora 18 persone, quasi tutti bambini, per colpa dell’escherichia coli. Il batterio, che provoca dissenteria con presenza di sangue nelle feci, dolori addominali e vomito, è stato ora isolato in alcune partite di latticini del sud est barese.

A Monopoli, nella cagliata del caseificio Di Leo, che i carabinieri del Nas hanno messo sotto sequestro, ma anche in altri produttori di latticini nel triangolo compreso fra Monopoli, Turi, Mola di Bari. Nel caseificio Di Leo, che serve tutto il Comune e le contrade limitrofe però, i militari specializzati nella tutela della salute e i veterinari della Asl non hanno trovato solo l’escherichia coli, ma anche pessime condizioni igieniche, sanitarie e strutturali: pavimento scalfito, intonaco e tinteggiatura escoriata a causa delle periodiche infiltrazioni di acqua, infissi privi di zanzariera, porte delle celle frigo ed attrezzatura varia ricoperte di ruggine, sporco diffuso.

Del tutto inosservate, peraltro, le procedure di autocontrollo necessarie (l’Haccp), che la legge richiede per risalire ai clienti e ai fornitori delle materie prime. Inevitabile il sequestro sanitario di circa 8 tonnellate di alimenti (tra cui scamorze, formaggi, ricotta, burro, mozzarelle) e la chiusura del caseificio. L’esistenza del batterio era emersa dalle analisi di laboratorio eseguite dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata  Sezione batteriologica di Putignano.

Un campione è stato inviato anche all’Istituto superiore di sanità perché venga comparato con quello che ha provocato l’epidemia, allo scopo di verificare se si tratta dello stesso ceppo. Sono stati effettuati, infine, tamponi ambientali per le successive analisi di laboratorio. E altri prelievi sono stati fatti ieri nelle altre aziende che producono e vendono latticini, ma anche in quelle che vendono la materia prima, il “latte crudo”, quello cioè munto dalle mucche e non pastorizzato. Il sospetto è che alla base della diffusione di Seu ci sia stata una vendita indiscriminata di latte contaminato, utilizzato da caseifici per la produzione di latticini, più o meno consapevolmente.

Restano intanto 18 i casi di vittime della Sindrome, per la maggior parte bambini, come l’ultimo ricoverato tre giorni fa nel reparto di Nefrologia dell’ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari: il piccolo, di un anno soltanto, è stato trasferito lì dopo essere rimasto qualche giorno al nosocomio di Monopoli. Anche lui, come la maggior parte degli ultimi casi, è di Mola e ha ingerito prodotti a base di latte. Nei prossimi giorni saranno resi noti, da Roma, i risultati degli ultimi esami eseguiti sui ceppi di escherichia finora ritrovati e non si escludono, già domani, importanti e ufficiali aggiornamenti.

Repubblica – 1 settembre 2013

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