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Emergenza medici domani in Commissione salute. Le Regioni: fateci assumere i giovani laureati abilitati. Il documento che sarà presentato al ministro

Il Sole 24 Ore. L’emergenza medici approderà domani sul tavolo della commissione Salute della Conferenza delle Regioni. E da lì, fatte le ultime limature, sarà rilanciata in forma di documento al ministro della Salute Roberto Speranza, che ha aperto il suo mandato proprio all’insegna di un “piano straordinario” per fronteggiare la carenza di personale Ssn. Detto fatto. Le Regioni giocano d’anticipo con un testo – che andrà sottoposto anche ai sindacati – organizzato in due parti: un piano triennale d’emergenza da attivare subito e una programmazione di ampio respiro basata sulla corretta definizione dei fabbisogni.

Ma come tamponare l’emergenza? Il piano triennale studiato dalle Regioni parte con una “bomba”: medici laureati e abilitati (cioè non specialisti) da arruolare nel Servizio sanitario «all’interno delle reti assistenziali, per lo svolgimento di funzioni non specialistiche». E con formule contrattuali tutte da elaborare. Una strada già avviata in realtà come il Veneto e il Piemonte tra non poche resistenze dei sindacati. Ma sdoganare l’ingresso dei non specialisti in corsia è vista come una delle scorciatoie più immediate per tamponare l’urgenza. Oggi mancano 7mila medici e se non si corre ai ripari diventeranno 16.500 nel 2025, per il sommarsi degli effetti della gobba pensionistica e di una programmazione sbagliata. L’emergenza legittima ricette di ogni tipo: oltre ai laureati (abilitati) in corsia – operativi nell’ambito di un’équipe che ne garantisca l’attività – il testo delle Regioni prevede nella sua prima versione incarichi libero-professionali sia per medici specialisti sia per dottori non ancora specializzati (fatte salve le discipline come Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). E ancora, consente ai Governatori con i conti in ordine di stanziare soldi in più per medici o infermieri disposti a impegnarsi in attività particolarmente gravose o a prestare servizio in zone disagiate. Non solo: nei casi in cui non sia possibile coprire i fabbisogni, per un periodo limitato le aziende Ssn potranno chiedere a medici e veterinari a rapporto esclusivo prestazioni orarie aggiuntive (guardie escluse), fermi restando i vincoli sulla spesa per il personale. Via libera poi – sempre «per far fronte nel breve periodo alla carenza di specialisti» – alle deroghe all’orario settimanale di lavoro in linea con quanto consentito dalla direttiva Ue 2003/88.

Tra gi interventi strutturali si pensa all’uso delle graduatorie anche per l’assunzione di idonei non vincitori e nei limiti del fabbisogno triennale di personale (qui va modificata la legge) e nuovi regolamenti per snellire le procedure dei concorsi. C’è poi la questione dei fabbisogni, su cui già il precedente governo aveva cominciato a lavorare. Qui la prospettiva è allargare le maglie delle assunzioni: le Regioni chiedono di sfondare il tetto di spesa (+5% dell’aumento del Fondo sanitario) previsto dal decreto “Calabria”.

Poi c’è il delicatissimo tema della formazione, con l’adeguamento della durata dei corsi di laurea in Medicina e chirurgia e dell’ordinamento delle scuole di specializzazione alle regole dei principali paesi Ue. Una partita apertissima con l’Università, ma che consentirebbe, accorciando i tempi della formazione con una laurea abilitante in cinque anni, di ottenere prima professionisti formati e liberare risorse per le borse di specializzazione. E chi la borsa l’ha già conquistata? Se per gli specializzandi al IV e V anno vale il decreto Calabria, gli assessori propongono per tutti un contratto a tempo determinato di specializzazione e lavoro nelle aziende dove presteranno servizio con progressivo aumento di autonomia e responsabilità. E nella formazione specialistica varrà il “teaching hospital”: università e aziende ospedaliere accreditate, dove il medico effettui il proprio training formativo come dipendente, andranno in tandem.

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