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Emergenza medici. Usl Euganea, ne mancano 115. Doppio incontro tra vertici e sindacati: «Assistenza a rischio». Boron: «Concorsi indetti in ritardo»

E’ un’emorragia continua e inarrestabile. L’Usl 6 Euganea, la più grande del Veneto, tra fughe, pensionamenti e concorsi andati a vuoto accusa una carenza di personale preoccupante e che si aggrava di giorno in giorno. Dal confronto avvenuto ieri tra il direttore generale Domenico Scibetta e Cgil, Anaao e Cimo (ospedalieri), Aaroi (anestesisti), Anpo (primari) e veterinari, e dalla presentazione alla Cisl del «Piano triennale del fabbisogno del personale» tracciata il 20 settembre dal direttore del personale Tullio Zampieri emergono indicazioni più gravi del previsto. Tra il Sant’Antonio e gli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco e Schiavonia mancano all’appello un totale di almeno 115 medici e 130 tra infermieri e operatori sociosanitari. In tutti i reparti ma in particolare in Pediatria, Ginecologia, Ortopedia, nei Pronto Soccorso, nelle Rianimazioni e nei Centri Trasfusionali.

«L’assistenza infermieristica è calcolata su minimi assistenziali che spesso non tengono conto del reale fabbisogno — denuncia Fabio Turato della Cisl —. Una carenza amplificata oggi dalla difficoltà di reperire medici specialisti e dalle pesanti condizioni di lavoro che hanno privilegiato nel tempo scelte professionali alternative alle strutture pubbliche. E’ urgente aprire un confronto con la direzione generale e con la Regione per fare un’analisi e una programmazione rispetto alla concreta necessità di personale, se vogliamo continuare a garantire livelli di assistenza d’eccellenza. Altrimenti, con i pensionamenti in corso, la situazione diventerà sempre più grave». I vertici dell’Usl in entrambi gli incontri con i sindacati hanno ripetuto che stanno lanciando concorsi per trovare i professionisti richiesti (su 33 pediatri ne mancano 20, per esempio), ma non è semplice. «Sappiamo già che i concorsi andranno deserti o non assicureranno i numeri voluti — avverte Giancarlo Go’ della Cgil — ma il direttore generale non ha un piano B. E intanto, per assicurare comunque una risposta di salute agli utenti, i pochi medici e infermieri rimasti devono sobbarcarsi un carico di lavoro che va ben oltre le rispettive 38 e 36 ore settimanali da contratto».

Conferma Benito Ferraro, delegato Cimo per l’Usl 6: «Dobbiamo fare quello che facevamo prima, ma con personale drasticamente ridotto. E’ la politica a dover fare un passo indietro: non puoi tenere aperti cinque ospedali e i due presidi riabilitativi di Conselve e Montagnana senza l’adeguata copertura di organico. Capisco che chiudere una struttura può far arrabbiare un sindaco, ma che dobbiamo fare se Padova non è più una piazza appetibile per gli specialisti? Non ci vuole venire più nessuno, perchè non c’è certezza della sede di lavoro, dobbiamo coprire turni in più ospedali della provincia, non ci sono le professionalità di una volta, l’organizzazione non è all’altezza della situazione, sopportiamo carichi di lavoro inaccettabili». Eppure i medici non si tirano indietro: «Accettiamo una situazione illegittima per il bene dei malati, ma chiediamo l’aiuto della Regione». Che ha autorizzato le assunzioni richieste dall’Usl. «Ma bisogna essere rapidi nel bandire i concorsi: se tre pediatri si dimettono da Camposampiero a marzo, non si può fare la gara a ottobre per sostituirli — ammonisce Fabrizio Boron, presidente regionale della commissione Sanità —. Il turnover va garantito, se l’Usl è in difficoltà chieda aiuto all’Azienda Zero o alla Regione. Siamo una squadra che lavora per la salute collettiva, eppure non ho mai ricevuto una lettera da Scibetta che mi prospettasse problemi in materia». (Michela Nicolussi Moro)

CORRIERE DEL VENETO – Venerdì, 28 settembre 2018

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