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Emergenza-urgenza. Approvate linee-indirizzo per continuità assistenziale nel territorio

Ma sul provvedimento, che punta alla riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza in rapporto alla continuità assistenziale, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 febbraio, la Fimeuc esprime perplessità in quanto non risolverebbe in pieno le criticità del pronto soccorso.

In linea con il decreto Balduzzi che punta al riordino delle cure primarie, la Conferenza Stato-Regioni del 7 febbraio scorso ha dato il via libera alle linee d’indirizzo per la riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza in rapporto alla continuità assistenziale. Ma il provvedimento non ha però incassato la piena approvazione da parte della Fimeuc, la Federazione dei medici di emergenza-urgenza. E in una nota, pur condividendo di massima i contenuti dell’accordo, ha manifestato le proprie perplessità sul fatto che le linee di indirizzo approvate possano rappresentare “l’unica soluzione alle tante criticità che attanagliano da tempo il settore”.

“Siamo rimasti delusi che si parli di risoluzione delle criticità del sistema dell’emergenza urgenza senza specificare che in realtà i veri nodi da sciogliere risiedono in altri ambiti che non sono mai stati presi in considerazione in nessun documento del ministero” ha detto Adelina Ricciardelli, segretario nazionale Fimeuc. Il vero problema, per la Federazione, risiede nella mancanza di posti letto: “nonostante negli ultimi tempi si sia registrato un calo nell’afflusso dei pazienti al pronto soccorso, di contro è aumentato il peso specifico di complessità assistenziale dei pazienti. Questo ha costretto i Ps ad implementare la propria capacità di assistenza e di sosta dei pazienti, con conseguenze negative”.

Le linee d’indirizzo. Sono quattro le finalità da perseguire per favorire una piena integrazione dei servizi territoriali e ospedalieri nell’ambito dell’emergenza urgenza e delle cure primarie a cui punta il provvedimento.

La prima è adottare sistemi di ricezione delle richieste di assistenza primaria nelle 24 ore finalizzati ad assicurare la continuità delle cure e ad intercettare prioritariamente la domanda a bassa intensità, centralizzando almeno su base provinciale le chiamate al servizio di continuità assistenziale, condividendo con il Sistema di emergenza-urgenza le tecnologie, e integrando i sistemi informativi regionali lasciando comunque distinto l’accesso degli utenti alle numerazioni del 118 e delle Continuità assistenziali.

Secondo obiettivo: realizzare presidi territoriali multi professionali per le cure primarie, utilizzando le strutture ospedaliere riconvertite in punti di assistenza territoriali, potenziando ambulatori e forme di aggregazione già esistenti ma anche e soprattutto mettendo in rete e riorganizzando i punti di erogazione dell’assistenza territoriale nell’ambito dei Distretti.

A questo si aggiunge la realizzazione all’interno del Ps e del Dea di percorsi separati clinico-organizzativi dei pazienti classificati dai sistemi di triage con codici di gravità rossi e gialli distinti da quelli verdi e bianchi, anche con l’invio di questi ultimi a team sanitari distinti per le prestazioni a basso contenuto di complessità che non necessitano di trattamento per cuti o comunque di permanenza in ambiente ospedaliero.

Infine, bisogna garantire, per il paziente a bassa complessità assistenziale, la continuità di cura attraverso percorsi agevolati che prevedano eventualmente la prenotazione per esami e ulteriori accertamenti da effettuare in tempi brevi, adottando apposite procedure per l’invio alla rete delle cure primarie, attivando ogni possibile collegamento tra gli specialisti del Pronto soccorso e la rete degli ospedali territoriali governata dal Distretto.

21 febbraio 2013 – Quotidiano sanita

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