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Enpals, funzionario “girava” le pensioni a parenti e amici

Aveva sottratto oltre un milione all’ente di previdenza. La Corte dei Conti: ora dovrà risarcire. Dal gennaio 2009 al maggio 2010 ha aggirato per 35 volte i controlli del sistema contabile

Una truffa da un milione di euro. Tanto era riuscito a prelevare dalle casse dell’Enpals (Ente nazionale di previdenza per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico) Massimo Gloria, coordinatore degli uffici delle prestazioni previdenziali. Dal gennaio 2004 al maggio 2010, il funzionario è stato capace di aggirare per ben 35 volte i controlli del sistema contabile installato sulla rete informatica dell’istituto. Ora l’uomo dovrà restituire

l’intera cifra finita nelle tasche di sette pensionati, legati tra loro da rapporti di parentela e tutti in contatto con Gloria. Così ha decisola sezione giurisdizionale per la Regione Lazio della Corte dei conti, presieduta da Ivan De Musso. Il caso è arrivato sulle scrivanie dei magistrati tributari dopo che una commissione nominata dall’Enpals è riuscita a individuare la provenienza del buco nei conti dell’ente. A incastrare il funzionario è stato l’ennesimo tentativo di truffare l’ente, nell’aprile del 2010, individuato dagli investigatori nominati dai vertici dell’istituto. Un altro “raggiro” cui è seguita la confessione di un “pentito”, uno dei sette pensionati. Come dimostrato dall’inchiesta interna, il dipendente inseriva la sua password prima dell’avvio del sistema che crea il resoconto delle operazioni. Così riusciva a spostare decine di miglia di euro sui conti dei sette assicurati. Infine, per non lasciare tracce, cancellava dagli archivi le operazioni in modo che non risultassero sui tabulati cartacei. Una frode messa in atto con un’abilità che, spiegano i giudici, si addice al profilo di Massimo Gloria, «elemento con notevole esperienza in materia di gestione dei processi pensionistici», (come testimoniano anche gli articoli tecnici scritti per il giornale interno dell’Enpals, ndr). L’uomo, che dovrà rispondere anche in sede penale degli spostamenti illeciti di denaro, ha fornito ai magistrati la sua versione. Secondo Gloria, qualunque degli altri quattro colleghi con cui condivideva l’ uffi cio avrebbe potuto essere il truffatore. Una difesa che non ha convinto i giudici: il tentativo è stato effettuato con le tre password dell’imputato (quella per l’accesso al pc, la seconda per entrare nel sistema Enpals e la terza per quello Inps), chiuse a chiave nella sua stanza e nascoste sotto la tastiera del computer. Inoltre, il funzionario non ha smentito quanto riferito agli inquirenti da uno dei sette pensionati, ma ha solo affermato che i ricordi del testimone non potessero essere ritenuti affidabili, vista l’età avanzata. Ma, secondo i giudici della Corte dei conti, non ci sono dubbi: l’uomo è certamente responsabile del danno e, anche se non lo fosse direttamente, lo sarebbe per sei annidi «omissioni di verifica gravissime» sui pagamenti dell’ente.

Repubblica – 16 aprile 2012

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