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Enti, aziende, consorzi. Società pubbliche, parte corsa per 200 poltrone

Palazzo Chigi: sul tavolo del governo anche la partita delle nomine. A giugno raffica di rinnovi nei consigli delle società

Il capo della polizia è stato fatto. Restano da fare, il presidente del Copasir e quello della Vigilanza Rai. Con Grillo che ammonisce: «O ci verrà affidata la presidenza o ne trarremo le conseguenze». Ma al di là della scontro dialettico, nella sostanza, e soprattutto nel “sottobosco” delle istituzioni, e dei palazzi romani, trattative e spartizioni sono già avviate. E così se per la Bicamerale sulla Tv il Pdl schiererà tutti i big di partito, e il Pd – si racconta – le seconde file, nel dare e nell’avere di queste ore, il mese di giugno è da sempre la cornice ideale per i riti celebrativi sul rinnovo dei vertici delle aziende pubbliche.

Sul tavolo decine di consigli di amministrazione, poltrone più o meno rilevanti con tanti nomi e pretendenti da indicare: più o meno 200. E nel Paese in cui si contano migliaia di municipalizzate, decine di agenzie nazionali, 68 consorzi, 32 istituti di ogni genere e tipo, una ventina di Autorità, Fondazioni a non finire e Agenzie governative la partita è sempre caldissima. Soprattutto, se in ballo ci sono i pezzi più pregiati delle società di Stato, il cosiddetto motore finanziario pubblico, (racchiuso in parte nella Cassa depositi e prestiti), come la Sace (10 membri tra cda e collegio sindacale), il Fondo italiano di investimento (un presidente, 10 consiglieri, un ad e un collegio sindacale con un presidente due sindaci effettivi e due supplenti) la Sogin (5 esponenti in cda), o le controllate del Tesoro: Sicot, Mefop e soprattutto Finmeccanica e Ferrovie dello Stato. Solo per quest’ultima, oltre alla capofila, ci sono in scadenza altre tre controllate: della decina di società che «governa» (in totale poco meno di un centinaio di amministratori) RFI (Presidente uscente Dario Lo Bosco, amministratore delegato Michele Mario Elia), Fercredit (Presidente Clemente Carta, ad Luigi Lenci) e Italfer (Presidente Maria Rita Lorenzetti, ad Renato Casale).

Per ogni Spa, tante poltrone: un amministratore delegato, tre membri del consiglio, un presidente del collegio sindacale, due sindaci effettivi, altri due supplementi, per un totale di 24 posti. E discorso più o meno analogo per Finmeccanica. E così se per il vertice delle Ferrovie di Stato, almeno per ciò che concerne l’amministratore delegato Mauro Moretti (oltre 800 mila euro l’anno lordi di stipendio), si va verso una decisa riconferma (anche se di Moretti si era fatto il nome per Finmeccanica), per Finmeccanica (falcidiata dalle inchieste con l’ex ad Orsi sotto accusa, e uno stipendio di oltre un milione e mezzo per circa 2 anni di lavoro) – la cui assemblea degli azionisti è stata rinviata – il Tesoro ha chiesto tempo.

Sul tavolo del ministro Saccomanni due opzioni: l’azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione o la nomina del solo presidente e del consigliere mancante. E qui le ipotesi per la poltrona di rappresentanza non mancano di certo: dall’ex ambasciatore Castellaneta (oggi alla Sace) all’ex sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti, Gianni De Gennaro fino all’ex ministro degli Esteri Franco Frattini. Certo, ipotesi e scenari ma che nel mosaico del governo di larghe intese, paradossalmente, trovano più resistenze rispetto alle consuetudini codificate negli anni dal manuale Cencelli.

Insomma, «ora la quadra – racconta un parlamentare che fa da navicella tra governo e partiti – appare più complicata da trovare. Tutti rivendicano titoli per chiedere tutto». E non a caso, infatti, si convocano e poi saltano le assemblee degli azionisti. Così per Finmeccanica, così per la Sace amministrata da Alessandro Castellano (fonte presidenza del Consiglio: oltre un milione di euro dichiarato nel 2011) che da anni comunque porta utili nelle casse dello Stato (dal 2004 ad oggi oltre 3 miliardi e mezzo di euro).

Fin qui la partita società delle «condivise» tra Tesoro e Cdp. Ma nella lista ci sono anche altri pezzi pregiati: si parte con Invitalia (altri nuovi consiglieri, altre nove poltrone da piazzare), presieduta da Giancarlo Innocenzi, berlusconiano doc, già sottosegretario alle Comunicazioni ed ex membro nell’Autorità garante delle Comunicazioni; e si prosegue con la Mefop (sviluppo fondi pensione), la Sicot (società di supporto e consulenza del Tesoro) per un totale di altre venti poltrone e, si arriva alla Sogin (Società che si occupa di smaltimento delle scorie nucleari: un presidente, un ad, un collegio sindacale e un organo di vigilanza. In totale altri 12 membri).

Una vera manna, insomma, per lobbies, politica e potentati finanziari. Al punto che il parlamentare del Pd, il prodiano Sandro Gozi, con un’interrogazione al presidente del Consiglio, proprio nei giorni scorsi, chiede di fermare le lancette delle nomine per riscrivere criteri e procedure per designare i vertici delle società pubbliche, ma anche tutti quegli Enti riconducibili a vario titolo ai ministeri. Tutto questo anche in vista del rinnovo di tre grandi società dell’Enel (Enel Distribuzione, Enel Trade, Enel Produzione, con tre ad, tre presidenti e cda composti da 5 membri ciascuno) e della tornata prossima (primavera 2014) che riguarderà le governance di tre significative aziende italiane, Eni, Enel e Poste Italiane. Nel frattempo, ad appuntare il rendiconto delle poltrone ci pensa il Servizio di controllo parlamentare: altri 12 ruoli chiave da assegnare nel mese in corso, oltre a quelli già individuati di ragioniere generale dello Stato (Daniele Franco), dell’Istituto superiore di sanità (Fabrizio Oleari) e di tre componenti dell’Isfol: Paola Profeta, Andrea Ranieri e Renato Pirola.

La Stampa – 3 giugno 2013

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