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Enti locali, bilancio in rosso per una partecipata su quattro. Lo studio del commissario alla Spending Review, Cottarelli

Niente fondi nello Sblocca-Italia. A costo zero le misure di venerdì. Slitta la Legge di Stabilità. Nessuna corsa alle coperture, perché risorse extra non ce ne saranno.

Il dossier è ora sul tavolo del premier Renzi che farà le sue scelte politiche su norme e misure – quali includere e quali no – in vista del Consiglio dei ministri di venerdì. Padoan e Lupi si vedranno domani, alla vigilia del Cdm, per sistemare gli ultimi dettagli e, con ogni probabilità, far slittare ad ottobre il pacchetto casa, il più oneroso del decreto, con il rinnovo dei bonus edilizi. «Tra Sblocca-Italia e legge di Stabilità – confermava ieri il ministro delle Infrastrutture – saranno trovate le coperture. Ma non c’è divergenza di opinioni tra me, Padoan e Renzi».

Il ministro dell’Economia ha ieri riunito il suo staff per impostare il lavoro d’autunno. Al centro del primo giro di tavolo c’è stata soprattutto la legge di Stabilità. Con una novità: il suo possibile slittamento di qualche giorno dalla data limite del 15 ottobre, a causa della nuova contabilità nazionale che l’Istat sta predisponendo e che ha già fatto scalare la nota di aggiornamento del Def al primo ottobre. In attesa del nuovo Pil e del possibile tesoretto su deficit e debito – non trascurabile, a quanto trapela – si punta all’Ecofin di metà settembre, come primo banco di prova dello scambio riformeflessibilità. E si ragiona sulla possibilità di usare il tesoretto spread ( 2-2,5 miliardi di minore spesa per interessi) a riduzione del deficit anziché del debito.

Ieri il commissario Cottarelli ha reso pubblico lo studio sulle partecipate: 1.424 società pubbliche su 5.264 – una su quattro – sono in rosso, 1.075 non hanno ancora pubblicato i bilanci 2012, 143 hanno zero capitale. Nello Sblocca-Italia potrebbe entrare l’incentivo per gli enti locali che le privatizzano di trattenerne gli incassi, grazie a una deroga al patto di stabilità.

Norma ancora in bilico, però.

Una partecipata su 4 con rendimento negativo. Arrivano i dati del gruppo di lavoro di Cottarelli: 1.242 società risultano non attive

Il piano in Cdm. In arrivo il prolungamento delle concessioni in cambio di cessione di quote di partecipazione Si aspetta il vaglio del Mef

Una società partecipata dagli enti locali su quattro presenta un’indice di redditività negativo rispetto al capitale investito (Roe). È quanto emerge dalla mappa aggiornata al 2012 contenuta nella banca dati del dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia che è stata pubblicata dal commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, a pochi giorni dal probabile avvio dell’operazione di potatura della giungla delle partecipate con il decreto “Sblocca Italia” in arrivo venerdì. L’operazione dovrebbe essere poi completata con la prossima legge di stabilità. Anche se resta ancora in piedi l’ipotesi (al momento meno gettonata) di un intervento in un’unica soluzione a ottobre con la “ex Finanziaria”.

La mappa diffusa da Cottarelli è tra l’altro parziale visto che i bilanci 2012 di 1.075 società sono risultati “off limits” per il Mef, che è riuscito a catalogare 5.264 partecipate di cui 1.424 con un rendimento negativo nel rapporto percentuale tra risultato netto e mezzi propri. Le municipalizzate che presentano un patrimonio negativo o nullo sono 143: a guidare questo elenco pubblicato come gli altri sul sito della spending review è la Cmv Spa di Venezia che gestisce il casinò (segno meno di 20,3 milioni di euro), seguita da Fiera di Roma Spa (-15,7 milioni di euro) e da Cotral, partecipata della Regione Lazio e del Comune di Roma (segno meno per circa 15 milioni). Nel censimento rientrano 1.242 società non operative (molte già in liquidazione) e 86 con incoerenze di bilancio. Oltre alle 1.424 partecipate con una redditività in negativo, la mappa presenta 2.708 società con un Roe superiore a zero ma inferiore a 10 e 1.172 con una forte redditività (Roe a due cifre). Utilizzando il parametro della grandezza patrimoniale emerge che le società censite con un capitale fino a 10mila euro sono solo 130, di cui 67 con un Roe negativo; quelle con un capitale tra 10 e 100mila euro sono 1.182 (una su tre con redditività sotto lo zero) mentre le partecipate tra i 100mila euro e 1 milione sono 1.662 (408 con Roe in negativo). A superare la soglia del milione di capitale nel 2012 sono state 2.290 società (612 con un Roe con segno meno).

«La pubblicazione di indici che misurino l’efficienza delle partecipate – si afferma sul sito web dedicato alla spending – può costituire un importante stimolo al miglioramento delle attività di queste società». Cottarelli non arriva, almeno sul sito, ad alcuna conclusione ma fa notare come il Roe (Return on equity) sia «un fondamentale indice di efficienza».

Quanto all’operazione per dare il via allo sfoltimento della giungla delle partecipate, sollecitato ieri anche da molti sindaci, il governo punta sulla quotazione in Borsa (Mercato telematico italiano) delle società che oggi gestiscono in house servizi di trasporto pubblico locale, di igiene e ambiente, di raccolta dei rifiuti. L’obiettivo è molteplice: privatizzazione per attrarre nuovi capitali finanziari e capacità industriali, destinare le somme incassate dagli enti locali a riduzione del debito e al rilancio degli investimenti, ridurre gli sprechi e dare soluzione innovativo a un regime di monopoli in house che si trascina da dieci anni. La carota che Palazzo Chigi ha studiato per incentivare i comuni ad aderire è il prolungamento delle attuali concessioni, che verrebbero a scadenza già il prossimo anno, con varie ipotesi di gradazione fino a un massimo di 22 anni e sei mesi (termine presente nel regolamento comunitario 1370/2007).

Il testo del decreto sblocca-Italia diramato da Palazzo Chigi domenica scorsa conferma le indiscrezioni delle settimane scorse (si veda Il Sole 24 Ore del 20 agosto) ma aspetta il vaglio decisivo del Mef, che potrebbe anche preferire il veicolo della legge di stabilità per intervenire sulle partecipate. La quotazione può avvenire con due modalità per accedere alle agevolazioni: gli enti locali collocano il 60% del capitale oppure tengono il 50,01% delle azioni, collocando una quota inferiore e destinando la quota restante a un partner industriale scelto con gara europea. Il presidente dell’Anci, Piero Fassino (si veda l’intervista al Sole 24 Ore del 25 agosto) ha già detto che la modalità è interessante, anche se se ne devono ovviamente precisare meglio molti aspetti. La relazione allegata alle norme diramate da ultimo domenica scorsa conferma che l’operazione potrebbe portare a un maggior valore per gli enti locali dell’ordine dei dieci miliardi se tutti aderissero.

Nell’ultimo testo una novità interessante riguarda l’attribuzione dei poteri regolatori nel settore dei rifiuti all’Autorità dell’energia elettrica, il gas e i servizi idrici, come successo tre anni fa proprio per l’acqua. Oltre alle norme principali ci sarebbero per gli enti locali numerose altre agevolazioni in caso di fusione di aziende di modestedimensioni, lo svincolo delle somme incassate dal patto di stabilità interno e anche un contributo per interventiinfrastrutturali della stessadimensione della dismissione fatta, fino a un limite complessivo di 300 milioni per il 2014 e 300 per il 2015. Il Roe (rapporto tra risultato netto e mezzi propri) delle partecipate per fascia di patrimonio netto. Patrimonio netto in euro Fino a 10mila Da 10.000 fino a 100.000 Da 100.000 fino a 1.000.000 Oltre 1.000.000.

Repubblica e Il Sole 24 Ore – 27 agosto 2014 

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