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Enti locali, l’incognita di 12 miliardi di nuove tasse. Sindaci e governatori hanno margini per rialzare le imposte 2015. Il gettito fiscale delle Regioni potrebbe arrivare a 7 miliardi

Il federalismo fiscale s’è fermato, ma le tasse locali continuano ad aumentare. In vista della scadenza di metà giugno già una dozzina di capoluoghi, tra cui Bologna, Livorno, Modena e Treviso ha deciso di aumentare le aliquote delle imposte sulla casa, mentre tre Regioni, hanno alzato le addizionali sui redditi. Sindaci e governatori, in ogni caso, hanno ancora tempo per manovrare le tasse del 2015.

E soprattutto, in base alla legislazione vigente, hanno ancora un grandissimo margine per alzare le tasse: se lo usassero tutto i tributi locali potrebbero salire di circa 12 miliardi di euro.

I governatori delle Regioni, secondo i dati dell’Ufficio di bilancio, l’autorità indipendente sui conti pubblici, potrebbero spingere l’aliquota dell’addizionale Irpef di un ulteriore 38%, rispetto ai 2,2 miliardi incassati nel 2013, e quella della sovrattassa Irap del 72%, oltre gli 1,2 miliardi ottenuti nel 2013. Il gettito dell’autonomia fiscale delle Regioni, teoricamente, potrebbe dunque salire di 3,5 miliardi, dai 3,4 del 2013 fino a circa 7 miliardi. Finora i governatori sono stati più cauti dei sindaci nell’uso della leva fiscale, ma fino all’anno scorso avevano un tetto di spesa che gli avrebbe impedito di usare un eventuale maggior gettito fiscale, saltato quest’anno.

Il margine di manovra dei sindaci è comunque ancora più ampio, soprattutto grazie a Imu e Tasi. L’aumento ai livelli massimi delle aliquote dell’addizionale Irpef comunale potrebbe generare un maggior gettito di un paio di miliardi. Il 15,9% dei comuni, comunque, è già arrivato al livello massimo, il 14,5% potrebbe solo alzare le aliquote sui redditi più bassi, operazione molto sconveniente politicamente, mentre il 70% dei comuni (che coprono però solo il 40% della popolazione) ha spazio per un aumento.

Sugli immobili, invece, la possibilità di affondare la lama, almeno teoricamente, è ancora alto. Sulla prima casa, dice l’Ufficio, le imposte manovrate dai sindaci potrebbero salire di un altro 71,2%, quelle sugli altri immobili del 32%. Nel 2013 l’autonomia impositiva sulla casa ha portato ai Comuni 4,2 miliardi. Confedilizia aveva stimato un gettito potenziale di Imu e Tasi, ad aliquota massima, di 31 miliardi. Rispetto ai 24 dell’anno scorso il bottino potrebbe dunque salire di almeno altri 6 miliardi.

Se l’autonomia fiscale può dunque avanzare, le altre regole del federalismo che dovrebbero fare da contraltare restano al palo, frenate dalla crisi economica e dai tagli di bilancio. La fiscalizzazione dei trasferimenti alle Regioni non si è mai fatta, come la rideterminazione e la riforma delle addizionali. È saltata la loro compartecipazione all’Iva, e le tasse comunali sulla casa, tra Imu, Tasi, Iuc e Local Tax non hanno ancora trovato un assetto stabile. Mentre i fabbisogni standard e la perequazione delle capacità fiscali restano ancora sulla carta.

Mario Sensini – Il Corriere della Sera – 18 maggio 2015 

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