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Esodati. Ma quanti sono veramente? Secondo i dati di un questionario Senato-Istat sono soltanto 1.177 i pensionati forzati ancora senza tutela

Ma quanti sono ancora veramente gli esodati? La domanda rimbalza non da oggi nella Roma politica e come è scontato fornisce materiale di polemica e contrapposizione sia tra le organizzazioni dei pensionati forzati e il governo, sia tra le opposizioni e l’esecutivo. Nel mezzo di quella che ha assunto i tratti di una rissa arrivano i primi dati certi che quantomeno dovrebbero servire a dimensionare il fenomeno, a delimitarne il perimetro.

Tutto parte da un’iniziativa della commissione Lavoro del Senato che ha lanciato tra aprile e luglio 2015 un censimento online. La scheda da riempire è stata proposta alla Rete degli esodati ed elaborata con la loro collaborazione. Ebbene il risultato è sorprendente: le schede compilate sono state 1.645, il 41% di chi ha risposto ha tra i 55 e i 59 anni mentre il 57% rientra nella fascia 60-64 anni. Tra i 1.645 ex lavoratori censiti solo 1.177 sono persone che rientrano nella categoria degli esodati ovvero non hanno usufruito di nessuno dei sei provvedimenti di tutela che sono stati emanati a partire dalla contestata riforma Fornero (2011). La proporzione tra coloro che hanno risposto al questionario Senato-Istat e gli aventi diritto alla salvaguardia è del 71,6% ma è il numero assoluto a generare sorpresa. Nessuno finora poteva fornire un dato certo e nelle polemiche di tutti i giorni si è arrivato addirittura a indicare la cifra-monstre di 50 mila esodati, adesso abbiamo qualche elemento in più. E non è poco per quello che ne consegue in termini di scelte amministrative e di discussione politica.

Se guardiamo nel dettaglio i risultati del censimento possiamo constatare come il rapporto di lavoro sia cessato per licenziamento nel 50% dei casi, per dimissioni o risoluzione consensuale negli altri. Hanno goduto di un incentivo all’esodo pagato dall’impresa titolare del rapporto di lavoro 848 soggetti ovvero il 51,6% di chi ha compilato il questionario. Dettaglio molto interessante: in un caso su sei l’incentivo a lasciare l’azienda è stata la contemporanea assunzione di un figlio. Per quanto riguarda gli studi un numero cospicuo (871) è in possesso di un diploma di scuola media superiore, sono meno (444) coloro che si sono fermati dopo la scuola media inferiore o l’avviamento professionale. I laureati non sono pochi: 227 e ci sono addirittura 45 tra titolari di master universitario o dottorato. Dopo la risoluzione del rapporto di lavoro il 21% ha svolto un’attività lavorativa temporanea e quasi sempre si è trattato di un lavoro subordinato. Senza voler esagerare i dati dell’Istat ci aiutano a inquadrare meglio il fenomeno non solo da un punto di vista quantitativo (con la sorpresa di cui abbiamo parlato) ma anche qualitativo.

Riepilogando la situazione la domanda che sorge immediata è una: è possibile che ci siano degli esodati che non hanno compilato il questionario e quindi il numero di 1.177 non sia veritiero? Con il buon senso si può rispondere che sicuramente ci saranno delle persone che per qualche motivo — non esclusa una forma esplicita di non collaborazione — non hanno partecipato all’indagine conoscitiva ma comunque è assai difficile che partendo da 1.177 casi si possa andare troppo più in là. Una chiave di lettura dell’enorme differenza tra i 50 mila virtuali e i poco più di mille reali la fornisce il senatore Pietro Ichino che per primo aveva proposto il censimento. «La realtà è che quasi tutti coloro che oggi si qualificano come esodati e chiedono un nuovo intervento di tutela sono semplicemente disoccupati ultracinquantacinquenni. Il cui problema sicuramente va affrontato ma con altri strumenti, che privilegino il loro reinserimento nel tessuto produttivo e non sanciscano invece l’espulsione definitiva». Ma se i dati fossero così drasticamente ridimensionati come si giustifica la dura battaglia che cerca di inchiodare il governo per aver dimenticato la portata del fenomeno? Ichino non ha dubbi: «La contestazione che avviene sotto la bandiera degli esodati ha un contenuto effettivo diverso: chi la conduce, in Parlamento e fuori, si propone si smontare la legge Fornero. E di tornare a prepensionare i cinquantenni».

Corriere della Sera – 17 settembre 2015

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