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Est Veronese, acque avvelenate da Pfas. Scatta l’esposto per disastro ambientale. Seconda denuncia in procura da parte di Legambiente. «Rischi enormi»

Un secondo esposto alla procura di Verona per disastro ambientale dopo quello già presentato il 17 novembre 2014. Un’altra denuncia contro i Pfas, quelle impronunciabili «sostanze perfluoroalchili» che agiscono come «un veleno insidioso e invisibile, che inquina in modo “persistente”».

Legambiente non demorde e anche ieri sera – nel corso del direttivo a cui hanno partecipato nella sede di via Bertoni Piergiorgio Boscagin (presidente di Legambiente Cologna Veneta), l’avvocato Enrico Varali, Luigi Lazzaro (presidente di Legambiente Veneto) e un dirigente tecnico di Acque Veronesi – ha rilanciato la «necessità – spiega il vicepresidente di Legambiente Verona Lorenzo Albi – di intervenire urgentemente contro il gravissimo inquinamento delle acque che affligge trenta comuni dell’Est veronese e vicentino» . Secondo l’associazione «si tratta di una contaminazione incontrollata che perdura da decenni, che potrebbe presentare gravi conseguenze sia per l’ambiente che per la salute umana. Una forma di inquinamento nuovo, scoperto relativamente da poco, causato da alcuni composti chimici industriali (i Pfas appunto, ndr)– utilizzati per le loro proprietà idrorepellenti e per i quali non esistono tuttora limiti di legge per la sicurezza dei cittadini ma solo “livelli di performance”, fissati dal 2014».

Di qui, ieri sera, l’annuncio da parte di Legambiente Verona di una vera e propria «mobilitazione contro l’avvelenamento da pfas, sostanze chimiche, utilizzate principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua vari materiali come tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, già da anni presenti nelle falde acquifere nell’est veronese e nell’ovest vicentino e dotate di elevata persistenza nell’ambiente, che possono essere trasportati a distanza nelle acque. È ora di dire basta e quindi – dichiara Albi – proponiamo azioni da intraprendere per fermare l’intossicazione che ha invaso le falde acquifere e i nostri corsi d’acqua, Agno e Fratta Gorzone».

Già nell’esposto del 2014, oltre alle sottoscrizioni di singoli cittadini, venne allegata la consulenza medico-scientifica del dottor Vincenzo Cordiano di Isde Vicenza(Medici per l’Ambiente), che «dimostra come – sostiene Legambiente – l’esposizione a una tale contaminazione possa determinare l’insorgenza di gravi patologie mediche». Nell’imminente nuovo esposto, si chiederà alla procura «di indagare su questa grave contaminazione che mette a rischio anche gli acquedotti pubblici in un territorio con trecentomila abitanti»

La. Ted. – Il Corriere di Verona – 10 marzo 2016 

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