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Approvato il regolamento Ue su origine ingrediente principale in etichetta. I consumatori italiani: grave passo indietro, occasione persa

I Paesi membri dell’Ue, inclusa l’Italia, hanno approvato a larga maggioranza, con le sole astensioni di Germania e Lussemburgo, il regolamento esecutivo sull’indicazione in etichetta dell’origine dell’ingrediente principale degli alimenti, come il grano per la pasta o il latte. Le norme specificano le modalità con cui i produttori saranno obbligati a fornire informazioni sull’origine in etichetta quando il luogo di provenienza dell’alimento è indicato o anche semplicemente evocato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario.

Ad esempio, come riporta Il Salvagente, se un pacco di pasta lavorata in Italia riporta il tricolore dovrà indicare se l’origine del grano è estera, se cioè “l’ingrediente prevalente” proviene da altro paese. Così come un salume dovrà specificare l’origine della carne suina proviene dalla Germania o dalla Polonia e sulla confezione si fa riferimento con “segni, simboli” all’italianità del prodotto.

Il regolamento lascia molta flessibilità sulla portata geografica del riferimento all’origine (da ‘Ue / non Ue’, fino all’indicazione del paese o della regione), non si applica ai prodotti Dop, Igp e Stg, né quelli a marchio registrato. Inoltre, le norme previste non si allineano pienamente a quelle italiane di recente approvazione su pasta, riso, latte(come prodotto e come ingrediente) e prodotti del pomodoro.

La Commissione Europea ha perso l’occasione per combattere il fake a tavola con una etichetta trasparente che indichi obbligatoriamente l’origine degli ingredienti impiegati in tutti gli alimenti”, afferma la Coldiretti dichiarandosi nettamente contraria all’approvazione del Regolamento europeo. “La Commissione ha scelto un compromesso al ribasso che favorisce gli inganni e impedisce scelte di acquisto consapevoli per i consumatori europei”.

Dura la presa di posizione anche di Federconsumatori che definisce “assolutamente incomprensibile e inaccettabile” la linea adottata dai rappresentanti italiani nelle istituzioni europee in merito al regolamento. “È gravissimo che a livello europeo venga approvato, per di più con il voto del nostro Paese, un testo che in sostanza autorizza informazioni incomplete e non trasparenti che minano il fondamentale diritto all’informazione, alla trasparenza e alla sicurezza alimentare”, dichiara Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori.

L’associazione ricorda che più volte era stato chiesto all’Unione Europea di rendere omogenee le disposizioni in materia di etichettatura in tutti gli Stati membri “ma non pensavamo certo che per farlo venissero cancellati gli obblighi già esistenti invece di imporne di nuovi laddove necessario”.

Si tratta di un regolamento che non tutela il consumatore e non fornisce adeguate garanzie in fatto di trasparenza sull’origine degli alimenti”, rincara la dose Carlo Rienzi di Codacons. “Le norme introducono una flessibilità eccessiva che impedirà ai cittadini di conoscere la reale provenienza delle materie prime al momento dell’acquisto per una moltitudine di prodotti”.

Ciò che realmente serviva era un regolamento rigido, sulla scorta della normativa introdotta di recente in Italia per pasta, riso, formaggi, ecc., che obbligasse in modo certo e definitivo i produttori ad indicare il paese di origine delle materie prime. In tal senso il regolamento Ue non solo è insoddisfacente, ma rappresenta un passo indietro nella battaglia per la trasparenza alimentare”, conclude il presidente di Codacons.

Etichettatura: consultazione pubblica Ue sulla bozza di regolamento sull’origine degli alimenti, cosa hanno detto gli italiani?

Il primo febbraio si è conclusa la consultazione pubblica sulla bozza di Regolamento di attuazione sull’origine degli alimenti. Il testo implementa l’articolo 26, comma 2, del Regolamento 1169/11 sulle informazioni sugli alimenti ai consumatori. Parliamo dei casi in cui è obbligatoria l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza. La norma non si applica alle indicazioni geografiche e ai marchi registrati Ue anche con una sorta di nome italian sounding, ovvero che richiama l’italianità del prodotto. Meglio tardi che mai, dicono in molti. Help Consumatori ha esaminato i commenti principali dei partecipanti italiani alla consultazione.

La pagina europea dedicata riporta 143 feedback. In primis Coldiretti, associazione da sempre in lotta per una etichetta di origine delle materie prime trasparente. Il giudizio dell’organizzazione non è positivo: il regolamento “non fornisce una risposta alle richieste dei cittadini per una totale trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari. Questo progetto non è nemmeno sufficientemente ambizioso per risolvere il problema di informare senza fuorviare sulla vera origine dell’ingrediente primario quando è diverso da quello fornito per il prodotto principale. Essendo un sistema volontario, chiediamo alla Commissione europea di offrire molta meno flessibilità al fine di ridurre le deroghe e migliorare la coerenza dell’etichetta”.

Scettici anche gli agricoltori della Cia che sottolineano come l’etichettatura d’origine, sia volontaria, “ovvero si può anche non fare. Ma chi immette in commercio un bene sulla cui etichetta è indicata l’origine, deve essere obbligato ad indicare il luogo di provenienza della materia prima con lo stesso dettaglio geografico. Se così non fosse, staremmo avallando il pericolo di fuorviare il cittadino/consumatore inducendolo, con informazioni ingannevoli, ad un acquisto indesiderato.” La conclusione della Cia è che “la bozza di Regolamento non apporta un chiarimento lineare su questo punto e lascia, quindi, aperta la possibilità di adottare comportamenti scorretti”.

Più positivo Assolatte, che chiede una veloce approvazione del testo“al fine di fermare il processo di perturbazione del mercato interno causato dall’introduzione di norme nazionali sull’etichettatura di origine in diversi Stati membri”. Anche Federalimantare e Confcommercio Imprese per l’Italia chiedono una approvazione rapida. Federdistribuzione parla invece di “ambito di applicazione poco chiaro che lascia spazio all’incertezza e, quindi, alla possibile diversa interpretazione degli Stati Membri”. Riportando il punto di vista di chi si dovrà adeguare, esprime preoccupazione proprio sui tempi di transizione: troppo brevi, per le aziende sono necessari almeno due anni. (Il Regolamento dovrebbe entra in applicazione il 1° aprile 2019, ndr).

Cosa dicono i consumatori? Secondo il Codacons la proposta disattende in maniera preoccupante i principi posti dal Regolamento 1169/11. “Non si può non nascondere un certo disappunto – si legge nella nota allegata dell’associazione – anche in virtù del fatto, che un paese come l’Italia aveva adottato una normativa all’avanguardia sancendo, con riguardo a determinati alimenti, l’obbligo tout court di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta e fornendo prescrizioni puntuali e precise per le indicazioni in etichetta”.

Tantissimi i singoli cittadini italiani che hanno espresso la loro opinione. In molti con una idea molto chiara: i consumatori hanno il diritto di conoscere esattamente l’origine del cibo e l’origine degli ingredienti primari.

Help Consumatori – 17 aprile 2018

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