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Etichettatura di origine prodotti trasformati: la Francia si muove

Cresce il numero di Stati membri dell’Ue che chiede l’etichettatura di origine delle carni nei prodotti trasformati. Ad affermarlo è il Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori Tonio Borg (foto sotto) dopo la riunione del Consiglio Agricoltura.

Borg ha inoltre dichiarato che la Commissione europea vorrebbe introdurre una nuova legge in grado di dare alla Commissione un potere vincolante per fare altri test del DNA sulla carne utilizzata nei prodotti alimentari trasformati.

Il regime di sperimentazione adottato dalla Commissione dopo lo scandalo della carne equina nei prodotti alimentari – ha precisato Borg – consiste solo in una raccomandazione agli Stati membri; attualmente la Commissione non ha il potere di insistere sulla sperimentazione. Borg ha anche sottolineato come, nonostante la complessità del problema, nell’Ue si registra un crescente movimento a favore dell’etichettatura di origine per i prodotti trasformati a base di carne. Ma prima di prendere in considerazione qualsiasi proposta la Commissione dovrà studiare attentamente il rapporto esterno di fattibilità che sarà pubblicato entro la fine dell’estate.

Nel frattempo qualcosa si muove in Francia. Dopo la riunione con i ministri competenti per la catena alimentare, il settore alimentare francese si è impegnato ad etichettare volontariamente l’origine delle carni utilizzate nei prodotti trasformati. Produttori, retailer, cooperative e imprese hanno convenuto di promuovere l’utilizzo di manzo, maiale e agnello francesi nei piatti pronti e in altri prodotti alimentari trasformati destinati al mercato interno.

La mossa francese è maturata dopo aver constatato che – nonostante la pressione della stessa Francia, ma anche di Germania, Gran Bretagna, Italia e altri Stati membri – la rapida adozione a livello europeo dell’etichettatura di origine dei prodotti alimentari trasformati a base di carne appaia assai improbabile in tempi brevi. Questo a causa della resistenza di alcuni Paesi, come i Paesi nordici che non si dimostrano così sensibili al problema e naturalmente delle lobby che con la mancanza di trasparenza aumentano il proprio giro di affari. Si rischia pertanto di dover arrivare ad un compromesso con conseguente dilatazione dei tempi.

Secondo un rappresentante del settore alimentare francese l’intera catena alimentare è vittima di una frode senza precedenti e, per fare in modo che questo non accada di nuovo, l’intero sistema si sta attivando in modo responsabile, impegnandosi ad intensificare i controlli e stilando una carta anti-frode. E i primi risultati starebbero già arrivando. La Findus – dopo che pezzi di carne equina erano stati scoperti nelle lasagne vendute con il proprio marchio, innescando lo scandalo – ha annunciato che utilizzerà solo carne bovina francese nei prodotti venduti in Francia.

Coldiretti esorta le multinazionali e le piccole aziende del settore alimentare ad affidarsi ai prodotti locali come materie prime per le proprie produzioni. Questi offrono maggiori garanzie di qualità e sicurezza alimentare, e a richiederlo è la stragrande maggioranza dei consumatori italiani che si sente più garantita dai prodotti “firmati” dagli agricoltori. (sicurezzaalimentare.it – 27 febbraio 2013)

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